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Firenze, 1421 circa – Pistoia 1497


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pittore


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Benozzo Gozzoli detto, Benozzo di Lese

Benozzo di Lese di Sandro nacque probabilmente nell’autunno-inverno del 1421 a Firenze. Il nome Gozzolo, da cui derivò il soprannome dell’artista, compare nell’altro ramo della famiglia del pittore, agiati coltivatori e proprietari terrieri che risiedevano nel contado a San Colombano a Settimo.
Fu allievo di fra’ Giovanni da Fiesole detto l’Angelico, divenendone il principale collaboratore nella decorazione ad affresco nel convento di San Marco. Almeno da 1439, comunque, lavorava già in modo indipendente assolvendo a commissioni più modeste.
Distaccatosi temporaneamente dalla bottega del frate domenicano, il 24 gennaio 1445 Benozzo entrò a far parte della schiera di collaboratori di Lorenzo Ghiberti impegnati nell’esecuzione della Porta ‘del Paradiso’ del Battistero.
Il contratto lo impegnava per tre anni, ma già nel 1447 tornò al fianco dell’Angelico, prima raggiungendolo a Roma e poi seguendolo a Orvieto per la decorazione della cappella di San Brizio nel Duomo. Nel contratto per tale impresa Benozzo è definito “consocio” dell’Angelico. Il Gozzoli si offrì di portare a termine il ciclo, ma non ricevette l’allogagione. Nel 1448 i due pittori erano di nuovo a Roma incaricati da Niccolò V di affrescare la cappella privata in Vaticano con le Storie dei Santi Stefano e Lorenzo, terminate entro il 1450.
Nel decennio seguente Benozzo fu impegnato in varie città dello Stato Pontificio fra Umbria e Lazio in dipinti su tavola o ad affresco. Fra il 1450 e il 1452 lasciò a Montefalco alcune fra le sue opere più importanti, fra cui gli affreschi in San Fortunato e in San Francesco. L’artista probabilmente continuò a operare fuori Firenze, pur rientrando saltuariamente in patria. Nel 1458 andò a Roma per realizzare stendardi destinati ai festeggiamenti per l’elezione al soglio pontificio di Pio II Piccolomini.
Tornato a Firenze, nel 1459 venne incaricato da Piero il Gottoso de’ Medici di affrescare la cappella di Palazzo Medici con Il viaggio dei Magi, la veglia dei pastori e l’adorazione degli angeli. Si trattava di una commissione di grande prestigio la cui fama superò quella del suo stesso autore.
Benozzo si trattenne a Firenze per quattro anni: dipinse la Madonna e santi per la Compagnia della Purificazione con sede in San Marco (1461; Londra, National Gallery) e la tavola per gli Alessandri in San Pier Maggiore (predella al Metropolitan Museum, New York); si sposò con Lena di Luca, da cui avrebbe avuto molti figli; abitò in una casa di sua proprietà in via del Cocomero (oggi via Ricasoli).
Negli anni seguenti l’artista svolse la propria attività a San Gimignano e in altri centri della Valdelsa (Castelfiorentino, Monte Oliveto, Certaldo). A San Gimignano, avvalendosi dell’aiuto di vari collaboratori, Benozzo affrescò la cappella maggiore di Sant’Agostino (1464-5) ed eseguì varie altre opere a tempera o a fresco.
Alla fine del 1467 lasciò la cittadina per trasferirsi a Pisa, dove rimase fino al 1484. Dedicò gran parte del lungo soggiorno per realizzare il ciclo ad affresco con Scene bibliche sulla parete nord del Camposanto, che procurò molta popolarità. Nel frattempo assolse a varie commissioni in varie località dei dintorni, fra cui Legoli (dove si era temporaneamente trasferito per una pestilenza) e Volterra. Fra i collaboratori di questi anni figurano alcuni famigliari: i due fratelli Bernardo e Giovanni e i tre figli Francesco, Gerolamo e Alesso.
Dopo la cacciata da Firenze di Piero de’ Medici figlio di Lorenzo il Magnifico e l’arrivo di Carlo VIII di Francia (1494), Benozzo e gli altri pittori fiorentini residenti a Pisa dovettero lasciare la città, che con l’occasione aveva riconquistato l’indipendenza. Rientrato a Firenze, nel 1497 insieme a Cosimo Rosselli, Pietro Perugino e Filippino Lippi fu incaricato di stimare gli affreschi di Alesso Baldovinetti nella chiesa di Santa Trinita: si trattava dei migliori pittori frescanti, allora in città.
Poco dopo Benozzo si trasferì a Pistoia probabilmente per eseguire l’affresco della Maestà nella sala ‘Ghibellina’ del Palazzo Comunale. Ma non portò a termine l’opera per il sopraggiungere della morte forse a causa della peste. Fu sepolto nel Camposanto di Pisa.

Affreschi di Benozzo Gozzoli in Toscana

Quando Benozzo Gozzoli venne chiamato da Cosimo il Vecchio e Piero il Gottoso in Palazzo Medici a rivestire le pareti della sontuosa cappella con straordinari affreschi, l’artista aveva già fama di ottimo ‘frescante’.
Del resto Benozzo si era formato nella bottega dell’Angelico e aveva esercitato tale tecnica, nobile e sapiente, sulle pareti del convento di San Marco (1438/39 – 1443/44), dipingendo fra l’atro la cella che spettava a Cosimo il Vecchio. Una volta intrapresa la propria attività indipendente, Benozzo, diversamente da altri artisti del suo tempo, costruì la propria carriera e dunque la propria notorietà lavorando soprattutto fuori Firenze e fuori della Toscana, soggiornando a Roma – tramite l’Angelico introdotto nella corte papale – ma anche nel Lazio e in Umbria. Lavorò sia su tavola che in affresco, ma fu soprattutto nell’affresco – praticato di frequente – che eccelse.
Dopo la morte dell’Angelico, Benozzo aveva assunto il ruolo di suo erede, compito difficile portato avanti egregiamente al punto da meritargli l’incarico degli affreschi nella cappella di Palazzo Medici.
Dopo tale impresa, la cui fama superò quello dello suo stesso artefice, il Gozzoli lasciò nuovamente la sua città per lavorare nei centri dell’alta Toscana, a San Gimignano, nella Val d’Elsa, Pisa, Pistoia. In anni di attività molto intensa, questo “optimo maestro […] in muro”, come lo giudicano le fonti, lasciò importanti decorazioni ad affresco, la cui qualità eccelsa li rende spesso alcune delle testimonianze più significative del Quattrocento toscano.

Benozzo di Lese di Sandro nacque probabilmente nell’autunno-inverno del 1421 a Firenze. Il nome Gozzolo, da cui derivò il soprannome dell’artista, compare nell’altro ramo della famiglia del pittore, agiati coltivatori e proprietari terrieri che risiedevano nel contado a San Colombano a Settimo.
Fu allievo di fra’ Giovanni da Fiesole detto l’Angelico, divenendone il principale collaboratore nella decorazione ad affresco nel convento di San Marco. Almeno da 1439, comunque, lavorava già in modo indipendente assolvendo a commissioni più modeste.
Distaccatosi temporaneamente dalla bottega del frate domenicano, il 24 gennaio 1445 Benozzo entrò a far parte della schiera di collaboratori di Lorenzo Ghiberti impegnati nell’esecuzione della Porta ‘del Paradiso’ del Battistero.
Il contratto lo impegnava per tre anni, ma già nel 1447 tornò al fianco dell’Angelico, prima raggiungendolo a Roma e poi seguendolo a Orvieto per la decorazione della cappella di San Brizio nel Duomo. Nel contratto per tale impresa Benozzo è definito “consocio” dell’Angelico. Il Gozzoli si offrì di portare a termine il ciclo, ma non ricevette l’allogagione. Nel 1448 i due pittori erano di nuovo a Roma incaricati da Niccolò V di affrescare la cappella privata in Vaticano con le Storie dei Santi Stefano e Lorenzo, terminate entro il 1450.
Nel decennio seguente Benozzo fu impegnato in varie città dello Stato Pontificio fra Umbria e Lazio in dipinti su tavola o ad affresco. Fra il 1450 e il 1452 lasciò a Montefalco alcune fra le sue opere più importanti, fra cui gli affreschi in San Fortunato e in San Francesco. L’artista probabilmente continuò a operare fuori Firenze, pur rientrando saltuariamente in patria. Nel 1458 andò a Roma per realizzare stendardi destinati ai festeggiamenti per l’elezione al soglio pontificio di Pio II Piccolomini.
Tornato a Firenze, nel 1459 venne incaricato da Piero il Gottoso de’ Medici di affrescare la cappella di Palazzo Medici con Il viaggio dei Magi, la veglia dei pastori e l’adorazione degli angeli. Si trattava di una commissione di grande prestigio la cui fama superò quella del suo stesso autore.
Benozzo si trattenne a Firenze per quattro anni: dipinse la Madonna e santi per la Compagnia della Purificazione con sede in San Marco (1461; Londra, National Gallery) e la tavola per gli Alessandri in San Pier Maggiore (predella al Metropolitan Museum, New York); si sposò con Lena di Luca, da cui avrebbe avuto molti figli; abitò in una casa di sua proprietà in via del Cocomero (oggi via Ricasoli).
Negli anni seguenti l’artista svolse la propria attività a San Gimignano e in altri centri della Valdelsa (Castelfiorentino, Monte Oliveto, Certaldo). A San Gimignano, avvalendosi dell’aiuto di vari collaboratori, Benozzo affrescò la cappella maggiore di Sant’Agostino (1464-5) ed eseguì varie altre opere a tempera o a fresco.
Alla fine del 1467 lasciò la cittadina per trasferirsi a Pisa, dove rimase fino al 1484. Dedicò gran parte del lungo soggiorno per realizzare il ciclo ad affresco con Scene bibliche sulla parete nord del Camposanto, che procurò molta popolarità. Nel frattempo assolse a varie commissioni in varie località dei dintorni, fra cui Legoli (dove si era temporaneamente trasferito per una pestilenza) e Volterra. Fra i collaboratori di questi anni figurano alcuni famigliari: i due fratelli Bernardo e Giovanni e i tre figli Francesco, Gerolamo e Alesso.
Dopo la cacciata da Firenze di Piero de’ Medici figlio di Lorenzo il Magnifico e l’arrivo di Carlo VIII di Francia (1494), Benozzo e gli altri pittori fiorentini residenti a Pisa dovettero lasciare la città, che con l’occasione aveva riconquistato l’indipendenza. Rientrato a Firenze, nel 1497 insieme a Cosimo Rosselli, Pietro Perugino e Filippino Lippi fu incaricato di stimare gli affreschi di Alesso Baldovinetti nella chiesa di Santa Trinita: si trattava dei migliori pittori frescanti, allora in città.
Poco dopo Benozzo si trasferì a Pistoia probabilmente per eseguire l’affresco della Maestà nella sala ‘Ghibellina’ del Palazzo Comunale. Ma non portò a termine l’opera per il sopraggiungere della morte forse a causa della peste. Fu sepolto nel Camposanto di Pisa.

Affreschi di Benozzo Gozzoli in Toscana

Quando Benozzo Gozzoli venne chiamato da Cosimo il Vecchio e Piero il Gottoso in Palazzo Medici a rivestire le pareti della sontuosa cappella con straordinari affreschi, l’artista aveva già fama di ottimo ‘frescante’.
Del resto Benozzo si era formato nella bottega dell’Angelico e aveva esercitato tale tecnica, nobile e sapiente, sulle pareti del convento di San Marco (1438/39 – 1443/44), dipingendo fra l’atro la cella che spettava a Cosimo il Vecchio. Una volta intrapresa la propria attività indipendente, Benozzo, diversamente da altri artisti del suo tempo, costruì la propria carriera e dunque la propria notorietà lavorando soprattutto fuori Firenze e fuori della Toscana, soggiornando a Roma – tramite l’Angelico introdotto nella corte papale – ma anche nel Lazio e in Umbria. Lavorò sia su tavola che in affresco, ma fu soprattutto nell’affresco – praticato di frequente – che eccelse.
Dopo la morte dell’Angelico, Benozzo aveva assunto il ruolo di suo erede, compito difficile portato avanti egregiamente al punto da meritargli l’incarico degli affreschi nella cappella di Palazzo Medici.
Dopo tale impresa, la cui fama superò quello dello suo stesso artefice, il Gozzoli lasciò nuovamente la sua città per lavorare nei centri dell’alta Toscana, a San Gimignano, nella Val d’Elsa, Pisa, Pistoia. In anni di attività molto intensa, questo “optimo maestro […] in muro”, come lo giudicano le fonti, lasciò importanti decorazioni ad affresco, la cui qualità eccelsa li rende spesso alcune delle testimonianze più significative del Quattrocento toscano.

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