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Ποίησις ΄άπασα (Opera omnia) di Omero

Periodo:

1488-1489


Committente / Collezionista:
Luogo:

Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III


Inventario:

S.Q. XXIII K 22


Fol. pergamena, gr. e rom., tempera, mm. 330 x 225.

Incunabolo con ritratto di Piero di Lorenzo de’ Medici; edizione a stampa, [Firenze], Bernardo de’ Nerli, 9 dicembre 1488.

L’incunabolo è l’editio princeps dell’opera di Omero e il primo omaggio della stampa in Italia alla letteratura greca. L’edizione fu curata da Demetrio Calcondila, impressa da Bartolomeo dei Libri nel 1488-1489 nei tipi di Demetrio Damilas il Cretese, commissionata e finanziata da Bernardo de’ Nerli con il sostegno del fratello Neri e di Giovanni Acciaioli. Nella lettera dedicatoria in apertura del volume, il Nerli offre l’opera a Piero de’ Medici, figlio del Magnifico allora appena diciassettenne, già esperto conoscitore del greco. L’occasione forse furono le nozze che Piero aveva da poco aveva celebrato con Alfonsina Orsini (22 maggio del 1488).
Alla dedica segue una breve prefazione di Demetrio Calcondila (cc. A1v-A2r), che introduce ai testi di Erodoto, Plutarco e Dione Crisostomo riguardanti Omero e la sua vita. L’opera poi riporta l’Iliade, l’Odissea, la Batracomiomachia e gli Inni, senza note introduttive né commento.
Il colophon dell’edizione è datato 9 dicembre 1488 e la lettera dedicatoria è stata redatta il 13 gennaio del 1489. Dunque la decorazione miniata è stata realizzata successivamente a tale data.
L’esemplare, stampato su pergamena e miniato da Gherardo di Giovanni, è probabilmente il volume di presentazione dell’edizione offerto a Piero di Lorenzo de’ Medici.
Nel frontespizio interno (c. Ir) si trova un epigramma in lode di Omero (Anth. Pl. XVI, 293), iscritto in caratteri greci dorati su un disco purpureo a imitazione del porfido, cinto di alloro, a cui sono legati una targa e un anfora ansata, in basso, e un trofeo di armi e trombe, in alto.
Alla c. IIv risalta a piena pagina lo straordinario ritratto di Piero de’ Medici diciassettenne. Alla c. 244r (AA1r) l’incipit dell’Odissea è incorniciato da un fregio dai colori smaglianti con putti, racemi, animali e esseri fitomorfi. Da esso pendono, fra simboli medicei e insegne araldiche, medaglioni e cammei. Entro i medaglioni sono rappresentati un cervo in corsa con un bambino in groppa eretto o riverso, una fenice, una volpe morta. Quattro cammei presentano quattro finti rilievi a grisailles raffiguranti rispettivamente: Apollo, Marsia e Olympos, tratto dalla celebre gemma medicea; una divinità femminile seduta con la statuetta di una Nike in mano; una menade col tamburello; Perseo con la testa di Medusa. Nel medaglione più grande sulla destra, vi è ritratto ancora Piero intento a leggere all’aperto in campagna su un’altura dominante Firenze, di cui spiccano il Duomo la Cupola e il campanile di Giotto inquadrati dalla parte di Santa Maria Novella.
Nella pagina si trovano lo stemma e, come in altre carte dell’incunabolo, i gigli dei Farnese inseriti in epoca successiva, quando evidentemente il volume cambiò proprietari. A questo proposito sono state fatte due ipotesi: l’Omero fiorentino potrebbe essere stato donato da Piero ad Alessandro farnese, poi papa Paolo III oppure potrebbe essere stato acquisito da Filvio Orsini, bibliotecario dei Farnese, che l’avrebbe consegnato al cardinale Alessandro nipote del pontefice. Nel 1738 l’incunabolo da Parma pervenne a Napoli, a Capodimonte, presso i Borbone insieme a tutta l’eredità farnesiana passata a Carlo III di Borbone per la discendenza per parte di madre.

  • Omero, Opera, con dedica a Piero de’ Medici, ritratto di Piero de’ Medici, prefazione del curatore Demetrio Calcondila, [Firenze], Bernardo de’ Nerli, 9 dicembre 1488 (fol., gr. e rom., min.; esemplare presso Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, S.Q.XXIII K 22).