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Divise medicee

Periodo:

XV-XVI secolo


Firenze e Toscana

Lo stemma famigliare è spesso accompagnato da altre immagini che di solito si riferiscono a uno o più personaggi della famiglia. Si tratta di simboli, costituiti da un ‘corpo’, ovvero l’immagine vera e propria, e da un’‘anima’, cioè da un motto inserito in un cartiglio (detto ‘brieve’). Tali divise o insegne furono chiamate “imprese” nel Cinquecento. Una divisa adottata da un esponente della stirpe spesso di tramandava di generazione in generazione, sia pur con qualche variante. Le imprese medicee sono presenti ripetutamente in architetture, opere d’arte e suppellettili, legate alla committenza e al patronato della famiglia. Emblematico è in questo senso il caso della cappella dei Magi.
Nel Quattrocento le divise medicee più famose e ricorrenti, sono le seguenti:
L’anello con la punta di diamante – E’ forse l’impresa più ricorrente nelle opere quattrocentesche di committenza medicea e accompagna il succedersi di almeno tre generazioni, segnate da Cosimo, Piero e Lorenzo. Il diamante (da deo amante, cioè “grazie all’amore di Dio”) sulla sommità presenta il caratteristico taglio piramidale. L’anello diamantato viene rappresentato da solo o in combinazioni di tre o quattro, intrecciati. Simbolo di eternità, fedeltà e unione, l’anello è spesso accompagnato dal cartiglio con il motto ‘semper’, che allude alla perennità della stirpe.
Le piume di struzzo, di falco o di pavone – La divisa viene adottata a partire da Cosimo il Vecchio. Sono presenti in alcune sale terrene di Palazzo Medici, negli affreschi di Benozzo Gozzoli nella Cappella dei Magi e nei peducci della Badia Fiesolana. Con Piero il Gottoso, le piume divengono tre, colorate rispettivamente di bianco, verde e rosso, in riferimento alla Santissima Trinità o alle tre virtù teologali (Fede, Speranza e Carità). Le tre piume vengono di solito associate all’anello con la punta di diamante e al motto ‘SEMPER’ (si vedano: gli affreschi di Benozzo Gozzoli, il desco da parto di Lorenzo il Magnifico e il Tempietto di San Miniato al Monte). Come i bisanti, così anche le piume possono scomporsi nelle composizioni e nei partiti architettonici e diventare elemento decorativo (si vedano: soffitto della Cappella dei Magi;il desco da parto di Lorenzo il Magnifico)
Il falcone artigliante – Il falco è allegoria del Tempo e della Prudenza secondo gli Hyerogliphica di Horapollo. E’ la divisa di Piero il Gottoso, di solito associata all’anello diamantato con cartiglio (si veda: retro del Tempietto di San Miniato al Monte; Lavabo nella Sagrestia Vecchia).
Le api operose – Le api operose intorno alle arnie sono simbolo di buon governo posto sotto un solo re. Nel Quattrocento non si sapeva che la comunità delle api era retta dall’ape regina (cfr.: fregio della Villa di Poggio a Caiano).
Altre divise:

  • Il pavone con il motto “regarde moi”
  • Rosa a cinque petali spesso all’interno dell’anello diamantato
  • L’alloro, la cui etimologia allude al nome Lorenzo; è simbolo di poesia e fama immortale
  • L’olivo, raffigurato da Botticelli nello stendardo di Giuliano di Piero nella giostra del 1475.
  • Il ‘broncone’, ovvero un tronco di legno, verde e germogliante solo da una parte, talvolta con il motto “SEMPER VIRENS”.
  • Bronconi verdi infiammati, talvolta col motto “In viridi teneras exurit flamma medullas” (Agnolo Poliziano).
  • Il motto “Le tems revient”, presente già nello stendardo di Lorenzo il Magnifico nella giostra del 1469. Significa “tornare il tempo e ‘l secol rinnovarsi”, come scrive Luigi Pulci nella Giostra.
  • Il giogo, una sorta di ‘carta parlante’ adottata in particolare da Cosimo il Vecchio dopo il ritorno dall’esilio (1434) e dal Leone X dopo la restaurazione medicea (1512)