Come ricorda il Vasari (1568), il desco da parto era un vassoio utilizzato per portare vivande al letto della puerpera che aveva appena partorito. L’uso del desco da parto si registra dalla fine del Trecento fin verso la metà del Cinquecento. Era in legno, di forma poligonale o circolare, piuttosto grande e decorato.
Probabilmente in un primo tempo, i deschi da parto presentavano solo la raffigurazione degli stemmi dei genitori del nascituro. Poi col tempo divennero preziosi e raffinati manufatti lignei con cornici dorate e intagliate lungo i bordi e ambo i lati figurati e istoriati spesso da pittori specializzati nei dipinti per arredi domestici.
Fra i soggetti più ricorrenti sul davanti dei deschi da parto si ricordano le immagini allegoriche ispirate ai Trionfi del Petrarca, come il Trionfo della Fama dello Scheggia nel desco da parto di Lorenzo il Magnifico, scene di bambini che giocano (si veda il Gioco del Civettino ancora dello Scheggia), le nascite della Vergine, di san Giovanni Battista e di alcuni santi (come nel desco del Pontormo agli Uffizi), raffigurazioni del cerimoniale legato alla nascita di un bambino (in Masaccio, Berlino, Gemäldegalerie).
Tali oggetti, molto apprezzati nella Toscana del Rinascimento, rimanevano per generazioni esposti fra gli arredi raffinati delle camere da letto delle dimore gentilizie.