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Papa Leone X, musicista e compositore

Periodo:

1475 – 1521


Giovanni de’ Medici, secondo figlio maschio di Lorenzo il Magnifico, era cresciuto a Firenze nel momento del massimo splendore culturale di questa Città e conosceva bene le diverse forme musicali del suo tempo, dai canti improvvisati con l’accompagnamento della lira da braccio (strumento suonato da suo padre), che venivano eseguiti nelle riunioni dei membri dell’Accademia platonica, alla raffinata e complessa arte polifonica delle opere di Henricus Isaac, che probabilmente è stato suo insegnante di musica. La durevole amicizia tra il compositore fiammingo e Giovanni de’ Medici è messa in rilievo da due mottetti che Isaac dedicò a Papa Leone: l’Optime pastor, in occasione della sua incoronazione e il Quid retribuam tibi, o Leo, per ringraziarlo del vitalizio concessogli dai Medici in età ormai avanzata.
Giovanni de’ Medici sapeva suonare il liuto ed il clavicembalo, possedeva una ricca collezione di strumenti preziosi, tra i quali alcuni organi e clavicembali, ed era in amicizia con i liutisti Giovan Maria Ebreo e Francesco da Milano. Ci sono pervenute almeno due sue composizioni, un canone a tre voci e l’elaborazione a cinque voci della chanson Cela sans plus, che dimostra una notevole capacità contrappuntistica. Nel corso del suo papato, il grande amore che nutriva per la musica strumentale, lo indusse in almeno due occasioni a far accompagnare da strumentisti i cantori presso la Cappella Sistina, luogo da sempre dedicato al canto puramente vocale (tanto che quest’ultimo tutt’ora viene indicato ‘a cappella)’. La sua inclinazione per la musica francese, già tanto in voga a Firenze ai tempi della compilazione del codice Banco Rari 229, si rafforzò in occasione dell’incontro nel 1515 a Bologna con Francesco I, Re di Francia. Il 13 dicembre, in presenza del Re, celebrò una messa della durata di quattro ore nella Chiesa di San Petronio, facendo eseguire i canti liturgici dalle due Cappelle, quella papale e quella del Re, con i massimi talenti musicali dell’epoca riuniti per l’occasione. I codici del Vaticano Cappella Sistina 16, Cappella Sistina 26, Cappella Sistina 45 che raccolgono le messe di Brumel, Fevin, Josquin, Mouton, La Rue etc. dimostrano quanto a quei tempi fossero apprezzati i maestri francesi in Italia.
Papa Leone X seguiva con grande interesse le innovazioni della tecnica della stampa musicale e valutava attentamente a chi concedere i diritti di stampa (che dette ad esempio ad Andrea de Antiquis da Montona per le Frottole intabulate da sonare organi). Durante il suo pontificato la Cappella papale raggiunse per la prima volta il numero di 32 cantori e fu affidata al compositore e cantore Carpentras, anziché – come finora era consuetudine – ad un alto prelato. “Lorenzo guidò l’iniziativa di promuovere la polifonia a livelli mai raggiunti prima, sia nel privato che nelle istituzioni pubbliche. Facendo ciò creò uno splendido esempio per altri dopo di lui. Fu questo un precedente che suo figlio Giovanni non dimenticò mai dopo che diventò Papa e fu l’artefice di uno dei più felici momenti nella storia della musica italiana ed europea” (Frank A. D’Accone).