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Stemma Medici

Periodo:

XIV-XVIIII secolo


L’arme medicea è un “campo d’oro a sei bisanti, di cui il mediano al capo, all’arme di Francia, le altre di rosso” . Si tratta cioè di uno scudo a fondo oro con sei “palle” (come furono chiamati dai fiorentini i ‘bisanti’ araldici), di cui cinque rosse e quella superiore rivestita di azzurro con tre gigli di Francia (o fiordalisi) dorati, ordinate dall’alto in basso nella sequenza 3-2-1.
E’ questa la tipologia più nota dello stemma mediceo, che così si fissò probabilmente con Lorenzo il Magnifico, dopo aver conosciuto numerose varianti nel numero di bisanti (da tre a dieci; di solito, sei, sette o otto) e nelle loro distribuzione entro varie tipologie di scudi. Interessanti ‘campionari’ degli stemmi medicei quattrocenteschi sono illustrati nel cortile di Palazzo Medici e nei chiostri di San Lorenzo. Nel 1465, il re di Francia Luigi XI concesse a Piero il Gottoso l’onorificenza del fleur de lis ovvero di rivestire una “palla” dello stemma mediceo d’azzurro ‘caricato’ ai tre fiordalisi d’oro.
E’ ignota l’origine di tale stemma. Un manoscritto cinque-secentesco riferito a Cosimo Baroncelli, custodito proprio in Palazzo Medici presso la Biblioteca Moreniana (Firenze, Biblioteca Moreniana, 24),racconta una leggenda araldica, che probabilmente concepita o recuperata nell’ambito celebrativo ed encomiastico della corte granducale. Tale leggenda infatti lega i Medici a Carlo Magno, considerato il ‘rifondatore’ di Firenze. Secondo il racconto, un certo Averardo de’ Medici, comandante dell’esercito di Carlo Magno, cacciò i longobardi dalla Toscana e con essi un terribile gigante che terrorizzava l’Alta Val di Sieve. Nello scontro il gigante, che si chiamava Mugello, colpì ripetutamente lo scudo di Averardo con la mazza, a cui erano legate alcune palle di ferro: le impronte dei colpi inferti sullo scudo sarebbero poi divenuti i bisanti dello stemma mediceo. L’area geografica – dove i Medici di fatto ebbero le loro prime proprietà fondiarie – prese poi il nome del gigante, Mugello.
Di fatto che lo stemma mediceo potrebbe essere stato formulato in stretta relazione con quello dell’Arte del Cambio, a cui la famiglia era molto legata per l’attività lavorativa dei suoi membri specie dalla fine del Trecento. Lo stemma del Cambio è infatti un campo vermiglio seminato di bisanti d’oro. Dunque quello mediceo avrebbe assunto le medesime insegne invertendo però i colori, in segno di complementarità.
La “palla” divenne di per sé emblema mediceo, anche estrapolata dal contesto dello scudo araldico. E’ significativo che i Medici erano sostenuti dai loro affiliati al grido di “Palle, Palle!” (si ricordi, per esempio, la congiura dei Pazzi). Inoltre nelle opere d’arte commissionate dai Medici, spesso le palle medicee ricorrono scomposte e come mimetizzate nei partiti decorativi, come negli anelli reggifiaccola, all’esterno di Palazzo Medici nella fascia alla sommità del campanile di San Marco, nei capitelli del convento di Bosco ai Frari, nel fregio architettonico rappresentato nella Pala del Noviziato realizzata da Filippo Lippi (1442-1450) e nella volta del vestibolo di Santo Spirito.