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Ercole

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Eroe del mito


Ercole (Eracle in greco), figlio di Giove e di una donna mortale, Alcmena, è l’eroe mitico più popolare di tutta la mitologia classica e quello più rappresentato nell’arte antica e moderna.
E’ un uomo imponente, muscoloso, spesso con barba e capelli ricci, dotato di due attributi principali: la pelle del leone di Nemea, da lui ucciso, e una clava nodosa. A questa arma se ne aggiungono talvolta altre: la spada donata da Ermes, l’arco e le frecce di Apollo, la corazza dorata di Efesto.
Le avventure di Ercole sono innumerevoli e si possono riunire in tre gruppi: le cosiddette Dodici Fatiche affrontate dall’eroe da solo o con l’aiuto del nipote Iolao, le imprese secondarie compiute durante il susseguirsi delle Fatiche e infine le spedizioni alla guida di eserciti (per esempio quello dei Lapiti).
Le Dodici Fatiche, costituiscono un ciclo di episodi organizzati in una sequenza temporale organica. Ercole superò tali prove per ordine del cugino Euristeo, al cui servizio si pose per vari anni come espiazione di un orrendo quanto involontario delitto: infatti, portato alla follia da Giunone, uccise i propri figli avuti da Megara, principessa di Tebe. Il ciclo allude dunque a un percorso di purificazione dell’anima, che si libera progressivamente dalla schiavitù del corpo e dalle passioni fino all’apoteosi finale. Il ciclo delle Dodici Fatiche è costituito dai seguenti episodi spesso incentrati su lotte contro avversari mostruosi e crudeli: il citato leone di Nemea, l’idra di Lerna, il cinghiale di Erimanto, la cerva di Cerinea, gli uccelli del lago di Stinfalo, le stalle del re Augia, il toro di Creta, le giumente di Diomede, la cintura della regina Ippolita, i buoi di Gerione, il cane Cerbero negli Inferi, e infine la conquista dei pomi d’oro delle Esperidi.
Fra le imprese secondarie di Ercole risultano rappresentate con particolare frequenza le sfide vittoriose contro esseri brutali in preda a istinti bestiali, quali il mostruoso Caco, devastatore di terre e predatore di armenti, il gigante Anteo, figlio di Gaia dea della Terra, il centauro Nesso, il traghettatore che tentò di stuprare Deianira, allora compagna di Ercole. Intrigante e curioso è la storia d’amore con Onfale: costei, regina della Lidia, compra Ercole come schiavo e, invaghitasi dell’eroe, gli impone uno scambio di ruoli e di attributi. Tale episodio venne assunto nel Rinascimento e nel Barocco come esempio del potere della donna sull’uomo.

La morte di Ercole costituisce l’approdo finale del suo lungo cammino fra tante avventure e prove di coraggio, forza e intelligenza, affrontate sempre con successo anche se fra molte sofferenze.
Al termine del tale percorso l’eroe trova la morte, indossando una veste avvelenata regalata dall’ignara Deianira. In preda a dolori lancinanti e con la pelle a brandelli, Ercole ascende sul monte Eta e sale su una alta pira, accesa dal servitore Filottete. Il fuoco distrugge le spoglie mortali dell’eroe, trasformando la morte in un momento estremo di purificazione.
Finalmente Ercole viene ammesso fra gli dei e ascende al consesso divino, divenendo immortale esso stesso (Sofocle, Trachinie).

  • P. Grimal, Enciclopedia dei miti, ed. italiana a cura di C. Cordié con prefazione di Ch. Picard, Milano, Garzanti, 1990.
  • E.M. Moorman, W. Uitterhoeve, Miti e personaggi del mondo classico. Dizionario di storia, letteratura, arte, musica, ed. it. a cura di E. Tetamo, Milano Bruno Mondatori, 1997.
  • G. Dalli Regoli, “Ercole che sbarra el Leone”, in “Scritti di Storia dell’Arte per l’Istituto Germanico di Firenze. Settanta studiosi italiani”, a cura di C. Acidini Luchinat, L. Bellosi, M. Boskovits, P.P. Donati, B. Santi, Firenze, Casa Editrice Le Lettere, 1997, pp. 189-198.