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Il Mercato Vecchio e i suoi dintorni

Firenze: ubicazione del Mercato Vecchio (oggi Piazza della Repubblica)

Firenze: ubicazione del Mercato Vecchio (oggi Piazza della Repubblica)

Fra il X e l’XI secolo, in concomitanza con la rinascita economica e politica di Firenze, fu organizzato il mercato cittadino nell’area dell’antico foro romano, dove oggi si estende piazza della Repubblica. Il Forum vetus era nel ‘miluogo’, cioè al centro della Firenze altomedievale segnato in particolare dalle chiese di Sant’Andrea e di Santa Maria in Campidoglio e da un’antica colonna romana. Si costituì così il mercato più importante della città, a cui presto si affiancò il mercatum de porta S. Mariae, nell’area dove poi nel Cinquecento sorse il Mercato Nuovo (con la loggia detta ‘del Porcellino’).
Intorno questi due poli, destinati al mercato settimanale, si sviluppò un’area urbana con connotati commerciali sempre più spiccati. Ai due mercati si aggiunse anche la loggia per la vendita del grano costruita da Arnolfo di Cambio alla fine del Duecento. Dopo un disastroso incendio avvenuto nel 1304, essa fu ricostruita da Francesco Talenti, Neri di Fioravante e Benci di Cione; dopo la metà del secolo venne chiusa per costruire la chiesa di Orsanmichele, affidata al patronato delle Arti e Corporazioni. Intanto in quei pressi sorsero le sedi di numerose Arti e Corporazioni. La campana della chiesina di Santa Maria degli Ughi detta anche Santa Maria Primerana (un tempo nell’odierna piazza Strozzi) suonava alle tre di notte per segnare l’ora della fine del lavoro.
Mentre si allestivano grandi cantieri per ampliare e potenziare il centro religioso(Duomo, Campanile, Battistero) e il centro civile (Palazzo Vecchio) di Firenze, a ovest di questi ultimi lungo le vie, nei chiassi, nei vicoli, negli slarghi, agli incroci, entro piccole piazze, si aprivano botteghe e fondaci destinati alla produzione e alla vendita, insieme a pozzi, forni, chiesette, torri, logge, abitazioni in legno o in muratura. Nel Medioevo si usava abitare nello stesso edificio, dove si possedeva la bottega e il laboratorio. Fino al Trecento risiedevano infatti in questa zona – fra gli altri – i Medici, i Lamberti, i Tosinghi, gli Anselmi, i Sassetti, i Vecchietti, i Tornaquinci, alcuni dei quali sono ricordati dai nomi delle strade odierne.
Entro spazi urbani angusti, affollati, pullulanti di attività, fragorosi fra schiamazzi e richiami, maleodoranti e putridi, ma ricchi di una umanità brulicante e sincera, andò allestendosi una sorta di ‘bazaar’ che dalla piazza del Mercato Vecchio e dai suoi dintorni si estese fino all’Arno, specie dopo la costruzione dell’ultima cinta muraria (1284-1333). Ancora nell’Ottocento certi toponimi ricordavano tali attività, come: piazza dell’Olio, via dei Pellicciai (poi via Pellicceria), via delle Ceste, piazza delle Cipolle (oggi piazza Strozzi), piazza del Vino, piazza delle Ricotte. Le botteghe si infittivano sulla via di comunicazione principale tracciata sul cardo della città romana e corrispondente con l’asse oggi formato dalle vie Roma, Calimala, Por Santa Maria fino al Ponte Vecchio compreso.
Nella zona del Mercato Vecchio si vendeva ogni tipo di merce e circolavano le persone più disparate: contadini, operai, artigiani, rigattieri, commercianti, cambiatori, usurai, giocatori, meretrici, truffatori. Al centro della piazza nel 1431 venne innestata una colonna sull’antica colonna romana che segnava il centro del Foro; la colonna fu issata una statua raffigurante l’allegoria della Dovizia o dell’Abbondanza scolpita da Donatello, che dette il nome alla colonna stessa. Al fusto erano attaccate una campanella, che annunciava l’inizio e la chiusura del mercato, e due catene, con cui venivano legati i truffatori e i debitori insolventi per essere posti alla gogna.
Gli esercenti di ciascun genere di commercio si concentravano in determinate zone, poste sotto il controllo delle rispettive Arti. Al Mercato Vecchio, presso la Loggia dei Tavernai si vendevano vivande, mentre in prossimità della chiesa di San Tommaso (dove abitavano i Medici) si trovavano legnaioli specializzati in arredi e fabbricanti di nacchere e trombe. Infatti sull’angolo fra la piazza del Mercato Vecchio e via Calimala c’era il tabernacolo di Santa Maria della Tromba, il più grande della città (trasferito nell’Ottocento sull’angolo del Palazzo dell’Arte della Lana, dove è ancora visibile). I banchieri invece si erano stabiliti nei pressi del Mercato Nuovo, dove si trovavano anche le sedi delle corporazioni di Arti e Mestieri più importanti, quali quelle dei Mercanti di Calimala, della Lana, di Por Santa Maria o della Seta, del Cambio. In questa zona,vicino alla chiesetta di Santa Maria Sopra Porta (poi San Biagio), c’era anche il Palazzo di Parte Guelfa, sorto nel Duecento e poi ristrutturato da Filippo Brunelleschi.
L’aspetto del Mercato Vecchio e delle zone limitrofe non dovette molto cambiare con il volgere dei secoli, come è testimoniato dagli ultimi testimoni di una zona tanto caratteristica e vitale, pittori, scrittori, giornalisti.
In epoca granducale, nel 1571 Cosimo I e il figlio Francesco fecero trasferire il ghetto ebraico, fino ad allora in Oltrarno, nei locali prima destinati a meretrici tra le attuali piazza della Repubblica, via Brunelleschi, via de’ Pecori e via Roma. Le entrate furono aperte su piazza dell’Olio e in piazza della Repubblica. In piazza del Mercato Vecchio, Giorgio Vasari costruì la Loggia del Pesce oggi visibile in piazza dei Ciompi.
Tre secoli dopo, nell’Italia postunitaria, il governo comunale tentò di attuare una politica urbanistica che reggesse ‘il passo con i tempi’. In tale ottica rientra anche “il risanamento del vecchio centro”, viste le pessime condizioni igieniche. L’attuazione di tale progetto passò però attraverso la scelta politica più disastrosa nella storia di Firenze: la distruzione pressoché completa della zona del Mercato Vecchio. La drastica operazione fu attuata fra il 1885 e il 1895 e ne conseguì la realizzazione della grande piazza Vittorio Emanuele II (oggi piazza della Repubblica) di gusto eclettico. Al centro della vasta area, derivata dall’ampliamento della piazza del Mercato Vecchio, fu posto il monumento al primo re d’Italia, mentre intorno furono costruiti palazzi ottocenteschi e sul lato ovest portici con al centro un imponente arco trionfale, recante la targa con l’iscrizione “L’antico centro della città da secolare squallore a vita nuova restituito”.
A ricordare il Mercato Vecchio nella piazza rimane la colonna dell’Abbondanza sulla quale si erge la statua di Giovan Battista Foggini, che nel 1731 era andata a sostituire quella di Donatello ormai rovinata.

Periodo:
X- XIX secolo