Il palazzo a Firenze prima di Palazzo Medici (XIV-XV secolo)

Firenze: Palazzo Medici in Via Larga (oggi via Cavour)
Dalla casa-torre al palazzo
Quando Palazzo Medici fu costruito alla metà del Quattrocento, a Firenze si era da tempo radicata una illustre tradizione architettonica dell’edilizia civile e segnatamente dei palazzi signorili e magnatizi. Michelozzo, l’autore della nuova residenza medicea in via Larga, e Cosimo il Vecchio, suo committente, tennero ben presente tale tradizione agganciandosi per certi versi ad essa, ma anche superandola con una formula profondamente innovativa e originale.
Già dai primi del XIII secolo la casa-torre altomedievale andò perdendo la propria funzione difensiva, ospitando al piano terra la bottega e il laboratorio e al primo piano il fondaco e il magazzino. In una città sotto la spinta di uno straordinario boom economico e demografico, in una società in via di ascesa grazie a una fiorente attività manifatturiera e mercantile, le famiglie imprenditrici e magnatizie trovarono nella tipologia del palazzo ampio e austero la formula di residenza in cui identificarsi.
Tale evoluzione delle tipologie architettoniche è segnata anche dalla costruzione dei primi edifici civili pubblici : il Palazzo del Capitano del Popolo (poi del Podestà e quindi del Bargello) alla metà del Duecento e il Palazzo dei Priori (poi della Signoria o Palazzo Vecchio) dal 1298. Nel suo aspetto originario, il primo si presentava come un blocco a parallelepipedo con strutture lignee aggettanti applicate alle pareti, che chiudono al loro interno l’antica torre della Volognana; invece, il secondo, progettato da Arnolfo di Cambio, mostrava riuniti nella sua mole imponente i caratteri fondanti della tradizione architettonica fiorentina: il rivestimento bugnato rustico esterno, la torre, la merlatura, la corte interna, l’aula al primo piano sostenuta dalle volte sottostanti. Del resto alcuni di tali caratteri furono introdotti negli ampliamenti del Palazzo del Podestà realizzati fino alla metà del Trecento.
Tipologie dalla fine del duecento ai primi del quattrocento
Palazzo Spini già Geri, edificato dalla fine del Duecento inglobando strutture preesistenti, ha ancora l’aspetto di un palazzo-fortezza espressione ancora della “società delle torri” e delle consorterie medievali.
Ad un momento successivo appartiene Palazzo Davanzati. Costruito dai Davizzi prima della metà del Trecento. Esso documenta in maniera puntuale il modello dell’abitazione civile, anteriore alla crisi di metà secolo. La facciata, in pietra arenaria (ora con lo stemma Davanzati proprietari dal 1578) è divisa in cinque livelli da cornici a marcapiano. Le finestre in facciata corrispondono ai saloni; gli ambienti privati erano interni; all’ultimo piano le cucine. L’altana superiore risale al XVI secolo. Funge da atrio di ingresso una loggia con volte a crociera, divisa in tra campate; nel soffitto si aprono quattro botole o “piombatoi” che permettevano dal piano superiore di fermare eventuali aggressori.
Risalente anch’esso a tali decenni, il Palazzo Salviati-Quaratesi, in via Ghibellina all’angolo con via Palmieri, ha i caratteri della residenza mercantile, con il pianterreno ad archi ribassati sulla strada corrispondenti agli ingressi di botteghe e fondaci e il rivestimento a bozze di pietraforte fino al primo piano.
Risale al tardo Trecento il Palazzo Canigiani in via de’ Bardi, che presenta proporzioni più ampie e allungate in orizzontale che preludono alle soluzioni proposte nel secolo seguente. Si deve comunque tener conto che i palazzi costruiti nelle zone più periferiche, prossime all’ultima cinta muraria potevano disporre di terreni liberi più ampi, al contrario di quelli edificati all’interno del tessuto urbano alto-medievale, costretti a dotarsi di ambienti più ristretti (come Palazzo Davanzati e Palazzo Spini).
Palazzo Busini-Bardi, attribuito a Brunelleschi da Giorgio Vasari, fu eretto probabilmente fra il 1420 e il 1430. E’ probabilmente il primo palazzo privato con cortile interno porticato. All’interno di un impianto innovativo perdurano stilemi ancora medievali come le alte colonne e i capitelli.
I caratteri
Dopo la costruzione del primo nucleo di Palazzo Vecchio, nel corso del XIV secolo a Firenze si diffusero edifici in pietra grezza a vista lavorata a bugnato rustico. L’esempio più antico ancora oggi esistente è probabilmente Palazzo dei Cerchi in via Condotta. Fino ai primi del Quattrocento il rivestimento a bugnato fu adottato soprattutto al pianterreno in quegli edifici dotati di numerosi arcate corrispondenti a ingressi di botteghe o fondaci. Il medesimo rivestimento si ritrova però anche in alcuni edifici con poche arcate al pianterreno e quindi non legati ad attività mercantili, come nel caso dello stesso Palazzo Vecchio, ma anche di Palazzo Alessandri, Palazzo Salviati dell’Isola delle Stinche (entrambi trecenteschi) e Palazzo Da Uzzano–Capponi (iniziato nel 1411). Palazzo Vecchio presenta l’eccezionalità di essere completamente rivestito a bugnato rustico.
Un altro tipo di bugnatura era quella a disegno utilizzata nei palazzi Davanzati, Della Stufa e Ilarione-Canigiani. Ai piani superiori spesso si utilizzava una pietra grezza destinata ad essere rivestita con l’intonaco e quindi imbiancata (cfr. Palazzo Castellani) oppure era una pietra da taglio.
Quando le arcate al pianoterra sono piuttosto ampie e rade, fra di esse vengono inserite le piccole finestre rettangolari come nei palazzi Alessandri, Salviati, da Uzzano e Scolari (dove sono all’altezza dell’imposta dell’arco come poi in Palazzo Medici).
Il coronamento merlato si riscontra nei Palazzi Spini e Gianfigliazzi in via Tornabuoni e in palazzo Compiobbesi presso Orsanmichele, poi sede dell’Arte della Lana. Per il resto è diffuso il semplice tetto sporgente.
Compaiono le prime logge, alcune delle quali inserite nelle strutture di palazzi, quali i palazzi Scali-Buondelmonti e Gianfigliazzi in piazza Santa Trinita e probabilmente il Palagietto degli Alberti (oggi sede della Fondazione Horne), prima che i Corsi lo ristrutturassero.
Gli archi delle aperture a pianterreno e nelle finestre dei piani superiori sono sempre acuti o segmentati, tranne nel caso di Palazzo Vecchio, che in ogni caso si distingue nel panorama urbano circostante in quanto è l’edificio pubblico d’eccezione. Con il Palazzo di Parte Guelfa, progettato da Brunelleschi, furono introdotto finestre ad arco al piano nobile e ai piani superiori.
Molto raro era il cortile interno ai palazzi, di cui antesignano fu il Palazzo del Podestà. Il cortile di Palazzo Davanzati è molto stretto ed ha la funzione di accogliere una cisterna per l’approvvigionamento dell’acqua piovana. Cortili porticati spaziosi e luminosi, che richiamano quelli dei conventi degli ordini predicatori, furono realizzati nei Palazzi Da Uzzano e Busini, edificati ai primi del Quattrocento. Questi ultimi e il Palazzo di Parte Guelfa presentano i primi esempi di cortili con colonne monolitiche in pietra serena sormontate da archi a tutto sesto.