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Giovanni XXIII, antipapa (Baldassarre Cossa)

Estremi biografici:

Napoli, 1360/65 circa - Firenze, 1419


Attività:

Cardinale, antipapa


Nato intorno al 1360/65, figlio di Giovanni Cossa, signore di Procida, Baldassarre apparteneva a una illustre famiglia napoletana prossima ai pontefici di obbedienza romana. Frequentò l’università di Bologna dove prese un dottorato in diritto. Probabilmente avviò la carriera ecclesiastica per volere della famiglia.
Grazie ad appoggi influenti ottenne importanti cariche. Nel 1386 risulta canonico della cattedrale di Bologna, amministratore vicario del capitolo e commissario del cardinale legato della città emiliana. Nel 1392 divenne cubicularius di papa Bonifacio IX a Roma e quattro anni dopo arcidiacono a Bologna. Nel 1402 il pontefice lo fece entrare nel Sacro Collegio come cardinale diacono del titolo di Sant’Eustachio e l’anno seguente lo nominò legato in Romagna. Con il suo governo il Cossa rinsaldò il potere della Chiesa nella regione. Si alleò quindi con Firenze per fronteggiare le velleità di conquista di Ladislao d’Angiò Durazzo, che ambiva alla corona di Sicilia.
Si impegnò a ricomporre lo scisma d’occidente tentando di trovare un accordo fra papa Gregorio XII, eletto nel 1406, e il papa avignonese Benedetto XIII. Fallite le trattative, nel 1408 insieme ad atri cardinali chiese un concilio per sanare la divisione. Tale concilio fu organizzato e probabilmente finanziato dallo stesso Cossa, con l’aiuto del Comune fiorentino e di Luigi II d’Angiò (rivale di Ladislao), e venne tenuto a Pisa dal marzo al giugno del 1409. Deposti i due pontefici rivali, il concilio pisano elesse Alessandro V, alla cui morte (3 maggio 1410) successe lo stesso Cossa col nome di Giovanni XXIII (17 maggio 1410). Il 24 maggio dunque fu ordinato prete e il giorno successivo venne fatto vescovo e incoronato.
Durante il suo breve pontificato introdusse i Medici nell’attività della Camera Apostolica, dando loro così l’opportunità di accrescere le fortune finanziarie del banco di famiglia.
Fra gli obiettivi primari di Giovanni XXIII c’era la riconquista di Roma, occupata dalle truppe di Ladislao: il 12 aprile 1411 il papa entrò nella città con a fianco Luigi II. Abbandonato da quest’ultimo, Giovanni XXIII si appoggiò al nuovo re dei romani Sigismondo di Lussemburgo e in generale cercò il sostegno di tutti i regni cristiani, fra l’altro eleggendo vari cardinali indicati dai rispettivi regnanti.
Il 29 aprile 1411 il Cossa convocò un nuovo concilio da tenersi a Roma nella primavera successiva, secondo quanto stabilito dal concilio pisano. Nonostante i contrasti, sollecitato da più parti e dalla necessità di placare le divisioni in seno allo stato pontificio, Giovanni XXIII trovò finalmente un’intesa con Ladislao, re di Sicilia, stipulata il 17 giugno 1412 sulla spiaggia del monte Circeo dal suo rappresentante, il cardinale Rinaldo Brancaccio. Il 10 febbraio 1413 riuscì ad aprire a Roma il concilio già annunciato, ma lo chiuse dopo nemmeno un mese e lasciò la città pontificia riparando a Bologna, mentre lo stato pontificio ormai diveniva territorio di conquista e si riaccendevano le tensioni con Ladislao. Fu così decisa una nuova sede: Costanza, in territorio imperiale e dunque sotto la giurisdizione di Sigismondo. Il concilio si riaprì lì il 1° novembre 1414. Nel frattempo la morte di Ladislao nell’agosto riaccendeva nel Cossa la speranza di rivedere Roma. Ma, spinto dal concilio ad abdicare, Giovanni XXIII abbandonò Costanza accompagnato dal suo nuovo protettore, il duca Federico d’Austria, rifugiandosi nel castello di Sciaffusa per poi passare nella roccaforte di Laufenburg e quindi a Friburgo. La fuga suscitò le ire di Sigismondo che si fece consegnare Giovanni XXIII dal duca d’Austria e lo imprigionò a Radolfzell presso Costanza. Il Cossa fu processato davanti al concilio e fu deposto il 29 maggio 1515. Sigismondo lo consegnò al conte palatino del Reno, Ludovico di Baviera, che lo rinchiuse nel castello di Hausen presso Mannheim e poi, dopo una tentata evasione, lo trasferì a Heidelberg. Nel gennaio del 1418 papa Martino V, eletto nel novembre precedente, lo prese in consegna intraprendendo lunghe trattative per ottenere la liberazione. Nell’aprile dell’anno seguente il Cossa venne finalmente consegnato ai commissari pontifici, dopo che un agente di Giovanni di Bicci de’ Medici aveva pagato al conte palatino di Heidelberg 35.000 gulden renani. Il 23 giugno del 1419 il Cossa giunse a Firenze e, in abiti di dottore di legge, si presentò davanti a Martino V riconoscendolo legittimo pontefice. Per i suoi meriti, il papa permise al Cossa di rientrare nel Sacro Collegio come vescovo di Tuscolo.
Il 27 dicembre 1419 Baldassarre Cossa morì a Firenze.
Risultarono suoi esecutori testamentari illustri fiorentini, quali Niccolò da Uzzano, Bartolomeo Valori, Vieri Guadagni e Giovanni di Bicci de’ Medici. Il Cossa aveva chiesto di essere sepolto nel Battistero fiorentino, al quale aveva donato la reliquia del dito di San Giovanni Battista. Dopo molte discussioni la sepoltura fu concessa e i Medici commissionarono a Donatello e Michelozzo il monumento sepolcrale. Gli artisti realizzarono l’opera nel 1425-1430, mentre approntavano anche il monumento commissionato dal cardinale Rinaldo Brancaccio per la sua tomba a Napoli.

  • F. Ch. Uginet, Giovanni XXIII, antipapa, voce in “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. LV, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana – Treccani, 2000, pp. 621-627.