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Donatello detto, Donato di Niccolò di Betto Bardi

Estremi biografici:

Firenze, 1386-1466


Attività:

Scultore


Di formazione gotica, Donatello divenne il più importante scultore fiorentino del Quattrocento e uno dei massimi protagonisti del Rinascimento italiano insieme a Brunelleschi e Masaccio. Donato di Niccolò di Betto Bardi, detto Donatello, nato a Firenze nel 1386, era di umili origini. Fu allievo e collaboratore di Lorenzo Ghiberti, nella cui bottega è ricordato tra il 1404 e il 1407 e presso il quale fece soprattutto pratica di orafo. Nel frattempo comunque fece anche esperienza come scultore in marmo. Infatti tra il 1406 e il 1408 scolpì due statuette di profeti per la Porta della Mandorla del Duomo. Da allora il giovane scultore entrò nei principali cantieri della città: quello dell’Opera del Duomo e quello di Orsanmichele. Fino agli anni Trenta realizzò alcune sculture per il Duomo e per il Campanile. Nel 1408 ricevette la commissione per il San Giovanni Evangelista per la facciata del Duomo, eseguito solo nel 1413-15 (Museo dell’Opera del Duomo). Per le nicchie del Campanile realizzò cinque statue monumentali in marmo raffiguranti Profeti (1416-1435), fra cui l’Abacuc detto lo Zuccone (1423-1425; Museo dell’Opera del Duomo). Per la chiesa di Orsanmichele realizzò alcune sculture destinate ai tabernacoli all’esterno, appartenenti alle Arti e Corporazioni. Dopo il San Marco per i Linaioli (1411-1413), nel 1416-1417 scolpì il San Giorgio per l’Arte dei Corazzai e Spadai, opera capitale che segna l’inizio del Rinascimento nell’arte figurativa; nella predella raffigurante San Giorgio e la principessa per la prima volta Donatello applicò lo “stiacciato” (come lo chiamarono i contemporanei), cioè un rilievo che si assottiglia progressivamente dal primo piano al fondo, evidenziando prospetticamente le forme nello spazio. Seguì il San Ludovico di Tolosa in bronzo dorato con il tabernacolo in marmo per la nicchia del Tribunale di Mercatanzia (1423-1425; Firenze, Museo dell’Opera di Santa Croce). Nel 1423 l’Opera del Duomo di Siena commissionò a Donatello il pannello in bronzo dorato con il Convito di Erode per il fonte battesimale della città, opera consegnata nel 1427. Ad esso l’artista aggiunse le statuette delle Virtù e tre Putti (1427-1429). Per far fronte alle innumerevoli commissioni, dal 1425 al 1433 Donatello si mise in società con Michelozzo, con il quale realizzò il Monumento funerario di Baldassarre Coscia nel Battistero di Firenze (1425-28 ca.), la tomba di Rainaldo Brancacci a Napoli (1426-1428 ca.), il pulpito per l’esposizione del Sacro Cingolo all’esterno del Duomo di Prato (commissionato nel 1428). Con Michelozzo soggiornò a Roma fra il 1430 e il 1432, dedicandosi in particolare allo studio dell’arte tardoantica, paleocristiana e romanica. Nella città pontificia eseguì il tabernacolo del Sacramento in San Pietro (ora nella sagrestia dei Beneficiati) e la tomba di Giovanni Crivelli (morto nel 1432) in Santa Maria in Aracoeli. Tornato a Firenze e sciolta la “compagnia” con Michelozzo, Donatello fu nuovamente impegnato per il Duomo, di cui era allora capofabbrica Filippo Brunelleschi. Lo scultore infatti realizzò la cantoria (1433-1439; Museo dell’Opera del Duomo) da collocare sulla porta di una delle due sagrestie, a pendant di quella di Luca della Robbia; inoltre fece il cartone per la vetrata con l’Incoronazione della Vergine (1434-1437) per uno degli oculi del tamburo della cupola, in procinto di concludersi. Probabilmente risale a quegli anni il tabernacolo con l’Annunciazione per l’altare Cavalcanti in Santa Croce. Per volere di Cosimo il Vecchio de’ Medici, suo amico e committente affezionato, realizzò gli stucchi e le porte bronzee per la Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, anch’essa edificata da Brunelleschi. Ancora per Cosimo, Donatello realizzò il celebre David in bronzo, prima collocato nella “casa vecchia” di famiglia e poi nel nuovo palazzo di via Larga (ora Museo Nazionale del Bargello). Nel 1443 Donatello partì per Padova, dove rimase fino al 1454. In quasi un decennio l’artista diffuse lo stile rinascimentale nel nord Italia, introducendolo non solo in territorio veneto, ma anche a Mantova, Modena e Ferrara, città con cui Donatello ebbe rapporti di lavoro. A Padova realizzò l’altar maggiore della basilica di Sant’Antonio (1446-1449) e il Monumento equestre al Gattamelata, comandante delle truppe della Repubblica di Venezia (1447-1453). Nel frattempo anche Alfonso d’Aragona re di Napoli richiedeva opere a Donatello. Tornato a Firenze, nonostante l’età avanzata e la malattia, Donatello continuò instancabile la propria attività di scultore lasciando alcuni capolavori di intensa drammaticità, quale la Maddalena lignea per il Battistero (Firenze, Museo dell’Opera del Duomo). Fra il 1457 e il 1459 risiedette a Siena, dove fece il San Giovanni Battista in bronzo nel Duomo. In questo periodo realizzò anche la scultura in bronzo con Giuditta e Oloferne, in seguito posta nel giardino di Palazzo Medici (ora in Palazzo Vecchio). Infine, opera estrema di Donatello e probabilmente commissione ultima di Cosimo il Vecchio furono i pannelli in bronzo con Storie della Passione e di San Lorenzo, di incerta destinazione, poi inseriti nei pulpiti di San Lorenzo. Morto nel dicembre del 1466, Donatello venne sepolto in San Lorenzo, chiesa sotto il patronato dei Medici. La tomba venne posta nella cripta vicino a quella di Cosimo il Vecchio morto due anni prima.

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