Monumento funerario dell’antipapa Giovanni XXIII (Baldassarre Coscia o Cossa)
Periodo:
1422-1428 circa
Committente / Collezionista:
Luogo:
Firenze, Battistero di San Giovanni
Link:
Marmo, con tracce di policromia e doratura, e bronzo dorato; alt. cm. 723, lungh. della figura in bronzo cm. 213.
Il restauro del 1986 ha evidenziato in particolare la policromia e la doratura del tendaggio.
Iscrizioni:
“Ioan(n)es quo(n)dam papa / XXIII obiit florentie a/n(n)o D(omi)ni MCCCXVIII XI / Kalendas Ianuarii” [trad.: “Giovanni che fu Papa XXIII morì a Firenze nell’anno del Signore 1419 nell’XI calende di gennaio”] nella fronte del sarcofago entro un cartiglio.
Il sepolcro è collocato all’interno del Battistero, a parete fra due colonne perimetrali. Nella parte inferiore entro nicchie con arcate a tutto sesto sono rappresentate a rilievo le tre Virtù Teologali. Sopra, fra le mensole che sorreggono il sarcofago, vi sono tre stemmi: da sinistra, lo stemma della famiglia Coscia sormontato dalla tiara papale, lo stemma pontificio con le due chiavi incrociate, lo stemma della famiglia Coscia sormontato dal cappello cardinalizio. Il sarcofago ha una fronte rettangolare con un cartiglio con una iscrizione, sostenuto da due angeli dolenti (si veda la sezione Iscrizioni). Sul sarcofago poggia il letto all’antica con protomi leonine sul quale giace il corpo del defunto in vesti episcopali, realizzato in bronzo dorato. Il simulacro è appoggiato a una parete a specchiature rettangolari. Sulla trabeazione entro una nicchia con un motivo a valva di conchiglia raggiera è rappresentata la Madonna col Bambino. L’insieme è coronato da un alto baldacchino in marmo costituito da un tendaggio frangiato , chiuso in alto entro un anello. Il drappeggio è ornato da motivi ornamentali a ramages incisi e colorati in alto, dipinti ai lati, oltre che da dorature sulla frangia.
L’opera è stata definita “il primo monumento funebre del Rinascimento italiano” (Rosenauer 1993). Lo schema risulta infatti innovativo: l’inserimento del defunto, tratteggiato con inedito naturalismo e adagiato sul suo catafalco all’interno di un imponente baldacchino, pone l’accento sulla dimensione umana, storica e temporale, piuttosto che su quella religiosa e simbolica.
Anche se la documentazione dei pagamenti inizia nel 1425, quando Donatello e Michelozzo si mettono in società, il progetto del monumento e l’inizio dei lavori furono approntati probabilmente poco dopo il permesso emanato dall’Arte di Calimala nel 1422. Dunque l’ideatore del monumento sarebbe Donatello, che si sarebbe avvalso dell’aiuto di vari collaboratori, fra i quali spiccano Pagno di Lapo e dal 1425 Michelozzo. Donatello in prima persona avrebbe poi realizzato solo alcune parti dell’insieme. In particolare gli viene concordemente riferita la figura del defunto giacente in bronzo dorato, caratterizzata da uno spiccato naturalismo. A Michelozzo forse si devono la Madonna col Bambino (Janson 1957, ed. 1963; Lightbown 1980) e la realizzazione della struttura.
Baldassarre Coscia — cardinale e poi papa col nome di Giovanni XXIII, destituito dal concilio di Costanza nel 1415 — morì il 22 dicembre 1419 a Firenze. Nel suo testamento il Coscia aveva manifestato il desiderio di essere sepolto in una chiesa di Firenze affidando a quattro esecutori testamentari il compito di amministrare l’ingente somma di denaro accantonata a tale scopo, di scegliere luogo e modalità più opportuni, facendo costruire cappella e monumento.
Gli esecutori, che erano Bartolomeo di Taddeo Valori, Niccolò da Uzzano, Giovanni di Averardo (detto Bicci) de’ Medici e Vieri Guadagni, scelsero il Battistero, dove far costruire una tomba, ma senza cappella. Il 9 gennaio 1422 l’Arte di Calimala, con il tramite del rappresentante Palla Strozzi, dette il permesso di erigere il monumento sepolcrale nel Battistero, raccomandando di erigere “la sepoltura sì, ma breve et honestissima per non occupare l’adito della chiesa, non essendo poco honore l’esservi seppellito; e questo deve bastare…”. Lo stesso Coscia ancora in vita aveva guardato con particolare predilezione al Battistero, per il quale aveva finanziato il restauro di oreficerie per un valore di duecento fiorini e aveva donato la reliquia del dito di San Giovanni Battista.
Non sono note la data del progetto e quella dell’inizio dei lavori.
Secondo il Del Migliore (1684), la scritta “Johannes quondam Papa” da apporre sul monumento irritò papa Martino V, che chiese di sostituirla con l’appellativo “neapolitanus cardinalis”. Alla fine del 1424 la Signoria respinse la richiesta del pontefice.
Dai documenti si ricava che il 14 febbraio 1425 Bartolomeo Valori e Cosimo il Vecchio de’ Medici pagano 400 fiorini i lavori ormai avanzati. Questi sono ancora in corso nel gennaio del 1427, quando gli Operai di Santa Maria del Fiore vendono quattro lastre in marmo destinate al sepolcro del Coscia.
Nella portata al Catasto del 1427, Donatello e Michelozzo dichiarano di essere in società da due anni e di essere ancora impegnati nella realizzazione del monumento Coscia, per il quale hanno ricevuto già 600 fiorini degli 800 fissati dal contratto. Nel 1428 Pagno di Lapo, il più valido collaboratore a fianco di Donatello nell’impresa nel Battistero, interrompe il rapporto con il maestro probabilmente a seguito del compimento dell’incarico.