Cosimo il Vecchio detto, Cosimo di Giovanni de’ Medici
Firenze, 27 settembre 1389 - Careggi, 1 agosto 1464
Attività:
Banchiere, signore di Firenze
Figlio primogenito di Giovanni di Bicci, Cosimo affiancò a lungo il padre nella sua attività commerciale e bancaria fino poi a sostituirlo. Incrementando i profitti e i successi famigliari, diventando uno degli uomini più ricchi del suo tempo. Ancora vivo Giovanni, fu priore nel 1415 e nel 1417, accompagnò l’antipapa Giovanni XXIII (Baldassarre Cossa) al concilio di Costanza, dove sarebbe stato destituito. Nel 1416 sposò Contessina de’ Bardi, donna fedele, parsimoniosa e austera. Da lei ebbe due figli: Piero e Giovanni. Ebbe anche un figlio, Carlo, da una schiava circassa, cresciuto al fianco dei due legittimi. Compì viaggi in Europa in particolare in Germania e in Francia. Svolse incarichi in veste di ambasciatore della Repubblica fiorentina presso Milano (1420), Lucca (1423), Bologna (1424) e a Roma alla corte di papa Martino V. Quando Giovanni di Bicci morì (1429), Cosimo aveva più di quarant’anni ed era ormai uomo di comprovata esperienza, con un carattere notoriamente improntato alla modestia, alla prudenza e alla “gravità”. Come ricorda il biografo Vespasiano da Bisticci, già libraio al servizio del Medici, Cosimo era un uomo eccezionalmente colto, amante delle lettere classiche e moderne e appassionato delle Sacre Scritture. Oltre al tedesco e al francese, conosceva il latino e l’arabo, appresi presso il monastero di Camaldoli. La sua formazione culturale e la sua personalità intellettuale aderivano all’umanesimo coevo. Frequentò “uomini dotti” come Ambrogio Traversari, Leonardo Bruni, Niccolò Niccoli, Carlo Marsuppini, Poggio Bracciolini. Come dimostra un inventario del 1418, Cosimo si dotò presto di una ricca raccolta di testi classici e contemporanei, poi imcrementata nel tempo. Tale interesse per le lettere e il collezionismo librario, portò Cosimo a contribuire a importanti biblioteche, come quelle di San Marco (rispondendo al desiderio dell’amico Niccolò Niccoli), di San Lorenzo (per la quale Vespasiano doveva produrre 200 volumi) e della Badia Fiesolana. Nella sua lunga attività Cosimo diede sempre più spazio al patronato delle arti, facendone un valido strumento di affermazione sociale e politica. A Firenze diventò il mecenate più importante del suo tempo. Sin dagli anni Venti trovò in Michelozzo il suo referente preferito, cui affidare innumerevoli opere architettoniche cominciando con la ristrutturazione delle residenze del Trebbio e di Cafaggiolo e del convento di Bosco ai Frati in Mugello. Intanto l’affermazione economica di Cosimo accompagnava la sua affermazione politica. Nel 1433, inviso agli Albizi e alla fazione dominante in città per il favore popolare crescente, il Medici fu arrestato e condannato all’esilio. Cosimo partì per Padova e Venezia, dove fu accolto con tutti gli onori come un ospite illustre. Lo accompagnarono amici e artisti fra cui Michelozzo. All’amico architetto, Cosimo chiese di progettare la biblioteca del monastero benedettino di San Giorgio a Venezia, che poi personalmente dotò di pregiati manoscritti, offrendo tale opera alla Serenissima come segno di gratitudine per l’ospitalità. Cosimo approfittò di tale soggiorno per intessere preziose relazioni diplomatiche senza per questo tralasciare i propri affari, che anzi furono accresciuti. Nel 1434, dopo nemmeno un anno dalla messa al bando, Cosimo fu richiamato a Firenze dalla Repubblica per rispondere alle pressanti richieste della cittadinanza scontenta. Tale rientro, seguito dall’esilio degli Albizi e dei principali esponenti della fazione oligarchica, segnò il primato politico di Cosimo che assunse il controllo delle cariche pubbliche del governo cittadino, sia pure svolgendo una pressione velata e informale sulle scelte politiche ufficiali all’interno delle istituzioni comunali che furono mantenute. Grazie al potere del banco Medici, Cosimo entrò in stretti rapporti con papi e principi di Europa, cosicché di fatto trasformò la sua residenza nel centro decisionale della politica estera fiorentina. Fra le amicizie influenti e prestigiose di Cosimo c’era quella con papa Eugenio IV, che risiedé a Firenze dal 1434 al 1443, anni in cui fra l’altro consacrò la cupola di Santa Maria del Fiore e la chiesa del convento di San Marco. Il pontefice offrì appoggi e favori al Medici, che lo ripagò con un ingente appoggio finanziario. Così, nel 1439 Cosimo ottenne il trasferimento del concilio fra la Chiesa d’Occidente e la Chiesa d’Oriente da Ferrara a Firenze. Il papa e il patriarca di Costantinopoli con le rispettive corti furono ospiti personali di Cosimo. L’evento, che si concluse con la stipula dell’unione delle due chiese sancita in Santa Maria Novella, sancì il successo politico di Cosimo. Le principali imprese artistiche commissionate da Cosimo presso chiese e conventi cittadini dagli anni Trenta in poi furono opere architettoniche: la chiesa e il convento di San Marco, realizzato da Michelozzo e ornato dagli affreschi dell’Angelico; il completamento del corredo ornamentale della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, realizzato da Donatello e collaboratori; la chiesa di San Lorenzo progettata di Brunelleschi, di cui il Medici divenne patrono esclusivo dal 1442; il Noviziato Nuovo con la cappella annessa compiuto anch’esso da Michelozzo nel convento francescano di Santa Croce; la Badia Fiesolana poi portata avanti dal figlio Piero. Stando alle parole di Vespasiano da Bisticci, la predilezione di Cosimo per “l’arte di murare” aveva motivazioni molteplici: la soddisfazione personale di portare a compimento grandi opere edilizie, il prestigio che ne sarebbe derivato a se stesso e alla propria famiglia, un sincero sentimento religioso e il desiderio di sollevarsi la coscienza dal peso di “quei denari di non molto buono acquisto”, perché ottenuti con pratiche illecite come l’usura. A Michelozzo, Cosimo affidò anche la ristrutturazione di varie ville e residenze rurali: oltre a quelle citate in Mugello (al Trebbio e a Cafaggiolo), gli commissionò la villa di Careggi. Ma il più importante progetto promosso da Cosimo fu quello di Palazzo Medici, la nuova residenza di famiglia posta su via Larga realizzata da Michelozzo dalla metà degli anni Quaranta, presto divenuta prototipo dell’architettura civica rinascimentale. L’impegno di Cosimo andava poi al di là del compimento degli edifici di sua proprietà o comunque posti sotto il proprio patronato: il Medici si preoccupava anche di dotarli di arredi, paramenti, libri, che ne accrescevano l’importanza e la bellezza. Così la predilezione per le imprese architettoniche, non distolse Cosimo da importanti commissioni di sculture e dipinti. In particolare con Donatello il Medici stabilì un rapporto affettivo intenso e scambievole, da cui derivarono opere eccelse come il David bronzeo (Firenze, Museo Nazionale del Bargello) registrato nel 1469 al centro del cortile di Palazzo Medici. Inoltre commissionò opere di Desiderio da Settignano, Lorenzo Ghiberti, Luca della Robbia, Beato Angelico, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Filippo Lippi. Oltre a chiedere opere ad artisti coevi, Cosimo fu un collezionista di antichità, attività che avrebbe caratterizzato gli interessi artistici dei suoi successori. Fra i pezzi d’eccezione della sua raccolta c’era il Marsia rosso poi posto nel giardino di Palazzo Medici e ora agli Uffizi. A Milano acquisì un palazzo già degli Sforza per stabilirvi la sede del banco, ristrutturata da Michelozzo. La sua opera di mecenate varcò i confini italiani: a Parigi restaurò il Collegio degli Italiani (distrutto) e a Gerusalemme costruì l’Ospizio dei Pellegrini. Morì il 1° agosto del 1464 nella sua villa di Careggi. Fu sepolto nella cripta di San Lorenzo sotto una lastra tombale realizzata da Andrea Verrocchio, posta all’incrocio del transetto con la navata centrale, davanti alla tribuna. Il 20 marzo 1465, per volere della Signoria di Firenze alla tomba di Cosimo inserita nel pilastro sottostante fu apposta la scritta PATER PATRIAE. L’anno seguente accanto al sepolcro di Cosimo venne tumulata la salma di Donatello, artista tanto amato e stimato dal Medici, cui spettò tale onore. Gli affreschi cinquecenteschi con le Storie di Cosimo il Vecchio dipinti da Giorgio Vasari in Palazzo Vecchio nella sala omonima sono il secondo grande omaggio al Medici, volti a enfatizzare e celebrare i fatti della sua vita. Committente fu Cosimo I de’ Medici duca di Firenze, a cui era stato imposto il nome di un avo tanto illustre come buon auspicio e che di fatto inaugurò un’altra grande stagione della storie della famiglia Medici.
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