Festeggiamenti in onore di Galeazzo Maria Sforza e Pio II
Periodo:
1459, aprile
Luoghi:
Firenze
Nell’aprile del 1459 Firenze accolse con tutti gli onori papa Pio II Piccolomini, diretto a Mantova. In tale città il pontefice aveva chiamato principi e autorità ecclesiastiche a partecipare ad un incontro per progettare una crociata in difesa della cristianità contro l’avanzata turca in Europa. Pio II fu preceduto da vari principi italiani che sostarono a Firenze per unirsi al seguito papale: fra gli altri, anche Galeazzo Maria Sforza, il figlio quindicenne di Francesco duca di Milano, e Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, alleati dei Medici.Il 17 aprile Cosimo il Vecchio de’ Medici accolse Galeazzo Maria Sforza nella propria dimora in via Larga, da poco conclusa e per la prima volta assunta a funzioni di rappresentanza. Il principe milanese ammirò i nuovi ambienti, fra cui la cappella (ancora priva degli affreschi), e apprezzò gli splendidi arredi. Alle opere d’arte che permanentemente ornavano tali ambienti si aggiungevano ornamenti effimeri predisposti per onorare l’illustre visitatore e la solida alleanza fra Milano e Firenze: agli occhi di Gian Galeazzo, per esempio, apparvero le insegne araldiche di Sforza e Medici intagliate nelle siepi di bosso in giardino o plasmate nelle sculture di zucchero sulla tavola del banchetto. Per onorare gli ospiti per giorni (dalla domenica al martedì) furono allestiti vari intrattenimenti, come una grande giostra cavalleresca in piazza Santa Croce con oltre trecento partecipanti, un ballo al Mercato Nuovo (oggi noto come Mercato del Porcellino) su un immenso palco costruito per l’occasione, e infine una spettacolare caccia esotica in piazza della Signoria. La giostra in Santa Croce era un evento ricorrente a Firenze, organizzato tutti gli anni per il carnevale e spesso durante la primavera. Altrettanto le danze erano intrattenimenti consueti in occasione di giostre cavalleresche e feste nuziali, di solito allestite all’aperto entro logge, cortili o slarghi stradali. Invece la caccia in piazza della Signoria organizzata con l’impiego di ingegni scenici fu un evento davvero d’eccezione, assai diverso e ben più spettacolare delle consuete battute che i fiorentini tenevano nella campagna circostante alla città. Si svolse il pomeriggio di martedì nella piazza illuminata: in un’atmosfera di intensa suggestione giovani vestiti in eleganti livree affrontarono innumerevoli animali: lupi, cinghiali, tori, cavalli, leoni e persino una giraffa. La serie degli spettacoli offerti dalla città ai principi convenuti si chiuse con un’armeggeria allestita la sera dello stesso giorno in via Larga davanti a Palazzo Medici, dalle cui finestre assisté Galeazzo Maria Sforza, l’ospite illustre di Cosimo il Vecchio. Tale festa consisteva in una sfilata e poi in una spettacolare esibizione di un gruppo di armati a cavallo accompagnati da giovinetti a piedi, tutti abbigliati con sfarzo ed eleganza. Per la rappresentazione la strada ricoperta di sabbia fu illuminata da fiaccole lumiere e candelabri appesi agli arpioni alle finestre e lungo la via.Un corteo di dodici cavalieri sfilò da piazza San Marco a piazza San Giovanni passando davanti alla residenza di Cosimo il Vecchio. Finita la “mostra”, i partecipanti si voltarono e corsero per affrontarsi nell'”armeggeria” davanti al palazzo, dando prova di abilità nel cavalcare e nel maneggio delle armi (“rompere”). Assoluto protagonista della “armeggeria” fu Lorenzo, nipote di Cosimo, alla sua prima apparizione ufficiale: dal cortile di Palazzo Medici il giovane, di appena undici anni, uscì a cavallo su via Larga in testa alla propria “brigata”. Era annunciato da uno stendardo di seta rossa, bianca e verde con al centro l’impresa di “un falcon d’oro / con una rete addosso, che lo piglia”, ed era preceduto da suonatori, armati con giubbe in argento e perle e calze alla divisa, scudieri e garzoni con torce in mano. Il gruppo accompagnava un carro con un Trionfo della Sapienza, sfavillante e multicolore, realizzato in oro, argento, vetro e smalto, con in cima un Cupido bendato con l’arco in mano, in piedi su una sfera dorata, quale allegoria dell’Amor Sacro. Si tratta del primo carro col Trionfo d’Amore di cui si abbia notizia a Firenze, che poi ispirò una fortunata tradizione iconografica ricorrente nei dipinti per arredi domestici. I festeggiamenti per Galeazzo Maria Sforza ebbero molta risonanza, celebrati dallo stesso principe milanese in una lettera al padre e poemetti encomiastici in lode dei Medici (cfr. Antologia d’Archivio). Echi della spettacolare scenografia del corteo in via Larga probabilmente si trovano nel Viaggio dei Magi affrescato da Benozzo Gozzoli nella cappella di Palazzo Medici a partire dall’estate di quello stesso 1459. In compenso Pio II avrebbe poi ricordato di non aver ricevuto un’accoglienza altrettanto imponente e adeguata. Durante il breve soggiorno a Firenze dal 25 aprile a 5 maggio, papa Piccolomini risiedette nell’appartamento riservato ai pontefici nel convento di Santa Maria Novella e non entrò nella dimora di Cosimo il Vecchio, definita — forse con una punta di malizia — “palacium rege dignum” nei suoi Commentari.
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