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Sigismondo Pandolfo Malatesta

Estremi biografici:

Brescia o Rimini, 1417 - Rimini, 1468


Attività:

Signore di Rimini (1432-1468), Fano e Senigallia


Figlio naturale di Pandolfo III, signore di Fano, e di Antonia Barignano, nacque nel 1417. Alla morte del padre nel 1427 fu affidato prima alla tutela dello zio Carlo I, signore di Rimini, e poi, scomparso anche quest’ultimo (1429), alla vedova di questo, Elisabetta Gonzaga.
Dimostrò precocemente le proprie doti di valente condottiero: a soli quattordici anni difese Rimini dal tentativo di invasione di Guido da Montefeltro, signore di Urbino, e Galeazzo Malatesta, signore di Pesaro, entrambi appoggiati dal papa.
Sciolta la tutela, nel luglio del 1432 Sigismondo Pandolfo divenne signore di Rimini e di Fano, a seguito della rinuncia del fratello Galeotto. Invece suo fratello Domenico divenne signore di Cesena.
Considerato uno dei più audaci e abili condottieri d’Italia, Sigismondo Pandolfo detto “il lupo di Rimini” partecipò a quasi tutti i conflitti accesi nella penisola al suo tempo, ponendosi al servizio di svariati stati e sovrani: il papa, il regno di Napoli, Milano, Venezia, Firenze, Siena. Con il suo particolare atteggiamento cercò di rafforzare la propria posizione e i propri domini, spesso minacciati dai tentativi di conquista dei Montefeltro e del papa. Ma cambiando spesso schieramento, il Malatesta si attirò disprezzo e inimicizia.
Nel 1435 sposò Ginevra, figlia naturale di Niccolò III d’Este. Nello stesso anno papa Eugenio IV, di cui il Malatesta era vicario, lo mise a capo dell’esercito pontificio in Romagna e nelle Marche e gli concesse Cervia. Fu investito del titolo di cavaliere da Sigismondo di Lussemburgo.
Rimasto vedovo nel 1440, due anni dopo sposò Polissena figlia di Francesco Sforza, di cui si pose a servizio. Ma, quando Galeazzo Malatesta cedette la signoria di Pesaro allo Sforza (1° marzo 1447), Sigismondo accese un sanguinoso scontro con il suocero. Morto nello stesso anno Filippo Maria Visconti, Sigismondo sostenne Alfonso d’Aragona nel tentativo di ottenere il titolo di duca di Milano, a discapito dello Sforza che pure era genero del Visconti. Ma presto cambiò rotta e abbandonò Alfonso. Questi, per vendetta, sospinse Federico da Montefeltro e Giacomo Piccinino contro Rimini e pretese l’esclusione del Malatesta dalla ratifica della pace di Lodi nel 1454. Da allora la posizione di Sigismondo andò declinando.
Morto Alfonso d’Aragona nel 1458, Sigismondo sostenne Renato d’Angiò che ambiva al regno di Napoli. L’anno seguente, grazie all’intervento diplomatico congiunto di Francesco Sforza e papa Pio II, Sigismondo tornò a riappacificarsi con il successore di Alfonso, Ferdinando d’Aragona, ma non volle accettare le condizioni imposte da Pio II, cioè cedere alcuni castelli a Federico da Montefeltro e pagare una ingente somma al re di Napoli. Allora nel 1461 Pio II scomunicò il Malatesta, che era venuto meno ai suoi obblighi di vassallo, e mosse contro di lui una dura guerra, che durò fino al 1463. Sigismondo subì la perdita di tutti i suoi territori tranne Rimini, di fronte all’avanzata inarrestabile dell’esercito pontificio posto sotto la guida del suo principale nemico, Federico da Montefeltro.
Nel tentativo di riemergere dalla sconfitta, Sigismondo cedette la reggenza della sua città alla terza moglie Isotta degli Atti, sposata nel 1459. Poi partì per porsi al servizio di Venezia e condurre la guerra in Morea contro i turchi (1464-1466). Ma la Serenissima non gli offrì in cambio l’appoggio sperato per riacquisire i propri domini.
Tornato in patria cercò di ottenere i territori perduti da papa Paolo II, ma invano. Morì nel 1468. Gli successe Roberto I il Magnifico (1468-1482), figlio naturale di Sigismondo e Vannetta Toschi di Fano.

Sigismondo Pandolfo Malatesta è ricordato dai contemporanei come un principe crudele opportunista e sleale. Fu comunque un colto mecenate. Protesse umanisti, come Roberto Valturio, e artisti, come Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Pisanello e Agostino di Duccio. Promosse fra l’altro l’edificazione del castello di Rimini e del Tempio Malatestiano, questo su progetto dell’Alberti. Nel Tempio, ancora incompiuto, con la cappella dedicata ad Isotta, fu sepolto il corpo di Sigismondo.
Sotto Sigismondo, Rimini divenne un centro culturale di prim’ordine, da cui si sviluppò un dibattito che si sarebbe allargato ad altre signorie, come quella dei Montefeltro e dei Della Rovere ad Urbino.

  • Castel Sismondo. Sigismondo Pandolfo Malatesta e l’arte militare del primo Rinascimento, atti del convegno (Rimini, 20-22 settembre 2002) a cura di A. Turchini, Cesena, Società Editrice “Il Ponte Vecchio”, 2003.
  • H. Sh. Ettlinger, The image of a Renaissance prince. Sigismondo Malatesta and the arts of power, Diss., Berkeley, University of California, 1988; Ann Arbor (Mich.), University Microfilms International, 1995.
  • J. Mesnil, Sigismondo Malatesta e Galeazzo Maria Sforza in un affresco del Gozzoli, in “Rassegna d’Arte”, IX, 1909, pp. 74-75.
  • M.G. Pernis, L. Schneider Adams, Federico da Montefeltro & Sigismondo Malatesta: the Eagle and the Elephant, New York, Lang, 1996 (‘Studies in Italian Culture’; 20).
  • Il potere, le arti, la guerra. Lo splendore dei Malatesta, catalogo della mostra (Rimini) a cura di A. Donati, Milano, Electa, 2001.
  • A. Turchini, Pio II e Sigismondo Pandolfo Malatesta, in “Enea Silvio Piccolomini. Arte, storia e cultura nell’Europa di Pio II”, atti dei convegni internazionali di studi (Rimini, Viterbo, Ancona, Allumiere, Roma, 2003-2004) a cura di R. Di Paola, A. Antoniutti, M. Gallo, Roma, Libreria Editrice Vaticana, 2006, pp. 3-18.
  • A. Turchini, Il Tempio Malatestiano, Sigismondo Pandolfo Malatesta e Leon Battista Alberti, Cesena, Società Editrice “Il Ponte Vecchio”, 2000 (‘Mirabilia Urbis. Capolavori d’arte delle città romagnole’).