Luca della Robbia
Firenze, 1400 ca.-1482
Attività:
Scultore, architetto
Nato a Firenze nel 1399 o nel 1400, Luca era figlio di Simone di Marco della Robbia, che con la famiglia conduceva una fiorente attività commerciale della lana. Il cognome “della Robbia” deriva probabilmente dal color cremisi con cui si tinteggiavano i panni. Il 21 marzo 1427 Luca con i suoi fratelli maggiori si immatricolò nell’Arte della Lana. Aveva allora ventisette anni e abitava con i genitori e la famiglia in una casa in via Sant’Egidio. Dopo un periodo di apprendistato come scultore (forse presso Nanni di Banco o Lorenzo di Ghiberti), il 1° settembre 1432 Luca si immatricolò nell’Arte dei Maestri di Pietra e Legname. In quello stesso anno ricevette la prima importante commissione: la Cantoria per il Duomo (Museo dell’Opera del Duomo). In questo capolavoro, caratterizzato da equilibrate corrispondenze e ritmi armoniosi, Luca rivela uno spiccato interesse per l’arte classica, forse studiata in occasione di un soggiorno a Roma intorno al 1420. L’opera andò a fronteggiare la Cantoria di Donatello, animata da un diverso spirito dinamico e drammatico. Leon Battista Alberti nella prefazione alla redazione in volgare del De Pictura cita Luca fra i cinque principali artefici fiorentini con Brunelleschi, Masaccio, Ghiberti e Donatello, creatori dello stile rinascimentale. Nel 1437-38 Luca scolpì le cinque formelle esagonali in pietra raffiguranti le Arti Liberali a conclusione della serie del Campanile di Giotto, in cui l’artista rivela l’influenza di Jacopo della Quercia e Donatello. Nel 1446-49 con la collaborazione di Michelozzo e Maso di Bartolomeo realizzò la grande porta in bronzo per la sagrestia settentrionale in Duomo. Esperto nel marmo, nel bronzo e nella terracotta, Luca mise a punto una nuova tecnica di smaltatura che applicò ai rilievi fittili conferendo loro colore, lucentezza e protezione della superficie. La prima opera in terracotta invetriata realizzata da Luca e documentata è il tabernacolo per la cappella di San Luca in Sant’Egidio commissionato entro il 1441 (ora nella Collegiata di Peretola), dove il marmo è combinato con la nuova tecnica plastica. Intorno al 1445 realizzò l’Annunciazione a tutto tondo in San Giovanni Fuoricivitas a Pistoia. Con la pratica l’artista andò perfezionando tale tecnica in opere, con i caratteristici colori azzurro del fondo, bianco delle figure, giallo e verde dei festoni nella cornice. La terracotta invetriata di Luca fu apprezzato dall’amico Filippo Brunelleschi, che come capomastro dell’Opera di Santa Maria del Fiore promosse importanti commissioni per il Duomo fiorentino come le lunette a rilievo della Resurrezione e della Ascensione poste sopra le porte delle sagrestie. Inoltre Luca realizzò i tondo con Apostoli per l’interno della cappella Pazzi, a cui si unirono quelli con i quattro Evangelisti probabilmente realizzati dallo stesso Brunelleschi autore del progetto architettonico. Luca divenne presto uno degli artisti di maggior successo del Quattrocento. Seguirono il monumento funerario del vescovo Federighi ora in Santa Trinita (1454-57) e il Soffitto della cappella del Cardinale del Portogallo a San Miniato (1461-66). Negli stessi anni Luca realizzò anche il soffitto a lacunari dello studiolo di Piero de’ Medici, ora smantellato: le formelle bianche e azzurre con i mesi e il lavoro dell’uomo sono ora conservate al Victoria & Albert Museum di Londra. Un’ampia esemplificazione delle Madonne col Bambino destinate alla devozione domestica è esposta al Museo del Bargello a Firenze. In tali composizioni Luca rivela la grande capacità comunicativa espressa in composizione semplici, serene e armoniose. Morto Luca nel 1482, il nipote Andrea e altri membri della famiglia portarono avanti l’attività della bottega ancora per vari decenni. La tecnica della terracotta invetriata ebbe una fortuna strepitosa, riunendo in sé qualità di gradevolezza estetica, resistenza, basso costo. La richiesta fu così alta che tale produzione divenne esclusiva della famiglia dei della Robbia, che ne conservò il segreto fino ai primi del secolo successivo. I committenti furono i più vari, non solo dell’alta borghesia mercantile e finanziaria fiorentina, ma anche di enti benefici, confraternite, ordini religiosi (specie i francescani), gente comune.
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