David
Periodo:
1435-1440 circa
Committente / Collezionista:
Luogo:
Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Bronzo, h. cm. 158.
David si presenta come un giovinetto, in piedi con un piede appoggiato sulla testa mozzata di Golia a terra. L’eroe in atteggiamento vittorioso, ostenta il proprio corpo nudo, ma indossa calzari all’antica e un cappello a larga tesa sul davanti (simile al petaso del dio Mercurio), coronato d’alloro. Sulla sommità del cappello si trova un puntale cavo, realizzato probabilmente per inserirvi un pennacchio. Nella sua mano destra tiene una grande spada con la lama da taglio, e nella sinistra la pietra. La testa di Golia è coperta da un elmo con una coppia di ali. Su una faccia dell’elmo è rappresentata a rilievo una scenetta mitologica: alcuni eroti tirano una biga su cui è posto un personaggio seduto sotto un baldacchino. Come lascia bene intendere un foro quadrangolare tagliato sulla sommità dell’elmo, questo era prima dotato di un cimiero andato perduto. La statua poggia su una lastra bronzea circolare cinta da una corona di alloro. L’opera presenta resti di dorature nei capelli, nel cappello, nei calzari e nei partiti ornamentali, alla sommità e alla base della statua.
Collocazione: Firenze, “Casa Vecchia” dei Medici in via Larga, oggi via Cavour (dal 1435-40 circa al 1459 circa); Palazzo Medici, al centro del cortile (fino all’ottobre del 1495); Palazzo della Signoria (Palazzo Vecchio), al centro del primo cortile (1495-1555 circa); Palazzo della Signoria, primo cortile, nicchia sul lato orientale del portico (1570 circa-1592); Palazzo della Signoria (Palazzo Vecchio), secondo cortile detto della Dogana (1592-1600 circa); Palazzo Pitti, Sala Bianca, sopra un camino (almeno dal 1638 al 1772); Galleria degli Uffizi, Sala dei Bronzi Moderni (terzo corridoio) (1778-1865); Museo Nazionale del Bargello, prima sala dei bronzi (oggi Sala del Trecento, al primo piano) (1865-1887); Museo Nazionale del Bargello, Salone di Donatello (dal 1887, celebrazioni del V centenario della nascita di Donatello).
Nonostante la carenza di documenti noti, studi recenti hanno apportato contributi fondamentali alla comprensione e alla storia del David di Donatello, riguardanti l’originaria collocazione, la committenza, il soggetto, la datazione, gli spostamenti (Caglioti 2008 e precedenti). L’opera è databile tra il 1435-1440 circa, prima della partenza della partenza di Donatello per Padova e in prossimità di opere eseguite dall’artista in tali anni, come gli Spiritelli portacero (Parigi, Musée Jacquemart-André) per la cantoria di Luca della Robbia (1436-1438 circa) e l’ Amore-Attis (Firenze, Museo Nazionale del Bargello). Donatello ricevette la commissione probabilmente da Cosimo il Vecchio de’ Medici. E’ presumibile che l’opera sia stata quindi collocata nella “sala grande” al primo piano della “Casa Vecchia” di famiglia su via Larga, alla presenza di importanti opere di forte valenza politica come gli Uomini Illustri affrescati da Bicci di Lorenzo. Il bronzo è stato concepito, fin dall’inizio, per essere visto dal basso, posto sopra la testa di un uomo di media statura. Come i monumenti antichi, doveva quindi essere eretto su un’alta colonna, la cui sommità veniva incorniciata dalla ghirlanda di alloro alla base della statua. Una volta edificato il nuovo palazzo su via Larga, a pochi passi dalla “Casa Vecchia”, verso il 1457 Cosimo fece trasferire la scultura nella sua nuova dimora che andava arredando e allestendo in collaborazione con il figlio Piero. Il bronzo donatelliano venne quindi posto al centro del cortile sulla medesima colonna, dal fusto color rosso (forse in porfido), riadattata alla base da Desiderio da Settignano, il più importante erede della lezione di Donatello nella scultura in marmo, spesso chiamato negli anni Cinquanta a intervenire in opere del maestro. La colonna con la nuova base marmorea, ornata da quattro Arpie angolari, e il David bronzeo furono sistemati al centro del cortile di Palazzo Medici entro la primavera del 1459, in vista dell’arrivo aFirenze di Galeazzo Maria Sforza, ospite nella dimora di via Larga, e di papa Pio II. Statua e base (di circa due metri) dovevano raggiungere un’altezza complessiva di 3 metri e mezzo circa. Nel frattempo, al momento in cui veniva trasferito il David in Palazzo Medici, Cosimo probabilmente commissionava la Giuditta allo stesso Donatello, bronzo inteso come pendant del precedente da collocare nel giardino adiacente al cortile. La statua del David sulla colonna fu accompagnata da una iscrizione epigrafica, il cui testo era costituito da versi latini in metro saffico minore: “Victor est quisquis patriam tuetur. / Frangit immanis Deus hostis iras. / En puer grandem domuit tiramnum./ Vincite cives!” (trad.: “Chiunque difende la patria è destinato a vincere, / poiché Dio rompe i furiosi propositi del più spaventevole tra i nemici. / Ecco il fanciullo che ha sconfitto un enorme tiranno. Cittadini, alla vittoria!”; in Caglioti 2000, p. 205). L’epigrafe, che riconosce nella statua un’effigie eroica di David e le attribuiva una forte valenza morale e politica, fu dettata da Gentile Becchi, letterato ed educatore, residente in casa Medici. Il Becchi fu l’autore di altre epigrafi apposte col tempo a opere e ambienti in Palazzo Medici, particolarmente significativi, quali l’ingresso della cappella dei Magi e un Priapo almeno in parte antico, la fontana marmorea e la Giuditta dello stesso Donatello posti nel giardino. Le epigrafi, trascritte dallo stesso Becchi, in una sua raccolta di scritti manoscritta, sono state riportate anche da altre fonti, fra cui Lorenzo Guidetti (1439-1519), allievo di Cristofano Landino ed erudito trascrittore di epigrafi latine antiche e moderne. Il David di Donatello, retto sulla snella colonna al centro del cortile di Palazzo Medici, poteva essere ammirato da chiunque passava in via Larga davanti al portone dell’edificio, solitamente aperto. Nel 1469 l’opera venne ricordata in tale posizione da Marco Parenti nella sua lettera inviata a Filippo Strozzi a Napoli, in cui descrive il matrimonio di Lorenzo il Magnifico con Clarice Orsini. Nell’autunno del 1495, dopo che i Medici erano stati cacciati da Firenze, la Repubblica fiorentina che aveva requisito le dimore medicee asportò dal palazzo in via Larga, alcune delle opere più significative dal punto di vista politico, per trasferirle in Palazzo della Signoria (poi Palazzo Vecchio). Tra queste c’erano anche il David e la Giuditta di Donatello, con le proprie basi colonnari: nel dicembre del 1495 l’uno venne posto nel cortile di Palazzo della Signoria e l’altra all’esterno sulla “Ringhiera”, di fianco all’ingresso. Ben presto, però, il David di Donatello fu sostituito con quello di Verrocchio, già in Palazzo della Signoria, almeno dal 1476. L’opera donatelliana tornò al centro del cortile di Palazzo della Signoria sulla sua colonna entro il 1510, probabilmente nel 1504, quando all’esterno sulla “Ringhiera” venne collocato il David di Michelangelo al posto della Giuditta. Infatti, nel 1510 l’Albertini, nel suo Memoriale, descrive la Giuditta di Donatello nella Loggia, il David del medesimo artista al pianterreno di Palazzo della Signoria e il David di Verrocchio “sopra la scala”, cioè posto nell’originaria collocazione sul pianerottolo della scala che ascende al primo piano, davanti alla Porta della Catena. Nel 1511 un fulmine andò a colpire la base del David di Donatello, evento che venne letto come segno premonitore di sciagure. Ad esso venne infatti associato il sacco di Prato del 1512 che portò al rientro dei Medici a Firenze e la caduta della Repubblica. I Medici abolirono i decreti di confisca promulgati dalla repubblica e riacquisirono buona parte dei loro beni. Nel settembre del 1513 emisero un decreto specifico per riappropriarsi del David e della Giuditta, ma senza di fatto metterlo in pratica, forse per ragioni di opportunità politica. In Palazzo Medici, dove si stava organizzando un nuovo allestimento di sculture con opere preesistenti e altre nuove, il cardinale Giulio de’ Medici — poi papa Clemente VII — fece porre l’Orfeo di Baccio Bandinelli con il piedistallo di Benedetto da Rovezzano nel cortile al posto del David di Donatello, mentre la copia del Laocoonte realizzata dallo stesso Bandinelli nel giardino in sostituzione della Giuditta. Dopo l’avvento del principato mediceo (1532) e il trasferimento del duca Cosimo I e della sua famiglia in Palazzo della Signoria (1540), nel 1554-1555 il David di Donatello con il suo basamento colonnare fu sostituito da una fontana in porfido di Francesco del Tadda coronata dallo Spiritello con pesce di Verrocchio, prelevato per l’occasione dalla villa di Careggi. Dopo essere stato in un deposito, verso il 1570 il David tornò nel cortile, inserito sulla sua colonna entro il nicchione nel portico est, dove però poi, nel 1592, fu nuovamente sostituito col Sansone sul Filisteo di Pierino da Vinci, ancora ivi presente. Il bronzo donatelliano era stato nel frattempo destinato al cortile della Dogana, in corso d’opera, secondo un progetto di allestimento nel nuovo spazio approntato dal Vasari ma mai realizzato. Dal 1592, si perde le tracce documentarie della base e della colonna che formavano il piedistallo del David. Di quest’ultimo si hanno invece ancora notizie a partire dal 1638, da quando risulta inventariato in Palazzo Pitti fino al 1772. La statua è registrata nel cosiddetto Salone de’ Forestieri (poi Sala degli Stucchi o Sala Bianca), al primo piano della reggia medicea e poi lorenese. Il David bronzeo si ergeva, affiancato da due sculture marmoree di soggetto mitologico, sulla fronte di un camino in pietra mischia sulla parete di ingresso. Probabilmente con la realizzazione del Salone degli Stucchi (1774-1776), il David venne di nuovo spostato per essere quindi trasferito nel 1778 nella Galleria degli Uffizi. Nel 1865 infine entrò nel neonato Museo Nazionale del Bargello, insieme ad altri capolavori della statuaria fiorentina esposti in Galleria.
- F. Caglioti, Il David bronzeo di Donatello, in “Donatello: il David restaurato”, catalogo della mostra a cura di B. Paolozzi Strozzi, Firenze, Giunti, 2008, pp. 26-85.
- Donatello: il David restaurato, catalogo della mostra a cura di B. Paolozzi Strozzi, Firenze, Giunti, 2008.
- B. Paolozzi Strozzi, La storia sulla pelle. Qualche riflessione sul restauro del David di Donatello, in “Donatello: il David restaurato”, catalogo della mostra a cura di B. Paolozzi Strozzi, Firenze, Giunti, 2008, pp. 86-105.
- M.G. Vaccari, Donatello e l’oro, in “Donatello: il David restaurato”, catalogo della mostra a cura di B. Paolozzi Strozzi, Firenze, Giunti, 2008, pp. 106-119.
- M.L. Niccolai, David di Donatello: il restauro, in “Donatello: il David restaurato”, catalogo della mostra a cura di B. Paolozzi Strozzi, Firenze, Giunti, 2008, pp. 160-167.
- S. Siano, J. Agresti, M. Ferretti, S. Mugnaini, M. Miccio, David di Donatello: indagine sul procedimento esecutivo, in “Donatello: il David restaurato”, catalogo della mostra (Firenze, Museo Nazionale del Bargello) a cura di B. Paolozzi Strozzi, Firenze, Giunti, 2008, pp. 168-183.
- F. Caglioti, Donatello, i Medici e Gentile de’ Becchi: un po’ d’ordine intorno alla ‘Giuditta’ (e al ‘David’) di Via Larga, in “Prospettiva”, n. 75/76, 1994 (1995), pp. 14-49.
- F. Caglioti, Donatello, i Medici e Gentile de’ Becchi: un po’ d’ordine intorno alla ‘Giuditta’ (e al ‘David’) di Via Larga, in “Prospettiva”, n. 78, 1995, pp. 22-55.
- F. Ames-Lewis, Donatello’s Bronze “David” and the Palazzo Medici Courtyard, in “Renaissance Studies”, III, 1989, n. 3, pp. 235-251.