Gentile nacque a Urbino probabilmente verso la fine del terzo decennio del Quattrocento da Giorgio Becchi, appartenente a una famiglia fiorentina
Attirò presto l’attenzione di Cosimo il Vecchio de’ Medici, aprendo un duraturo rapporto con la famiglia che lo accompagnò fino alla morte.
Dal 1454 divenne precettore dei figli di Piero di Cosimo de’ Medici, in particolare di Lorenzo e di Giuliano, che educò alle lettere latine, alla prosa volgare e alla poesia. In seguito fu maestro ed educatore dei figli di Lorenzo. Le lettere che il Becchi scrisse a Piero, alla moglie Lucrezia Tornabuoni e allo stesso Lorenzo, dimostrano l’affettuosa attenzione con cui il Becchi si occupò della educazione culturale e morale dei rampolli di casa Medici avendo un ruolo determinante nella loro formazione.
Presso i Medici, il Becchi svolse non solo il ruolo di saggio e affezionato pedagogo, ma fu anche letterato, poeta, oratore, consigliere, ambasciatore presso il papa e il re di Francia.
Con l’appoggio dei Medici, Gentile intraprese la carriera ecclesiastica. Divenne canonico di Firenze e di Pisa (1462); ottenne numerosi benefici; tenne l’amministrazione della diocesi fiorentina per l’arcivescovo Giovanni Neroni; fu nominato infine arcivescovo di Arezzo (1473). Mantenne quest’ultima carica sino alla morte, non riuscendo ad ottenere il cardinalato nonostante le intercessioni dei Medici presso i vari pontefici.
A Firenze fu in rapporti di stretta amicizia con letterati poeti e filosofi della cerchia medicea, quali in particolare Cristoforo Landino, Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano.
Il Becchi dimostrò la sua profonda fedeltà e totale dedizione ai Medici anche nelle occasioni più difficile, come nel caso della congiura dei Pazzi (1478). Quando papa Sisto IV decretò l’interdetto sulla città di Firenze e la scomunica su Lorenzo per aver condannato a morte l’arcivescovo Salviati insieme ad altri congiurati, il Becchi si mise alla testa dell’opposizione contro le decisioni pontificie, difendendo pubblicamente le ragioni dei Medici e convocando un sinodo di prelati della diocesi fiorentina.
Nei numerosi incarichi diplomatici attribuitigli da Lorenzo il Magnifico e poi da suo figlio Piero, il Becchi si dimostrò un acuto analista politico e un abile oratore. Nel 1483 fece parte della delegazione inviata in Francia a rendere omaggio a Carlo VIII incoronato re. Nel 1485 si presentò in veste di oratore della Lega al cospetto di papa Innocenzo VIII per indurlo a riappacificarsi con Ferdinando d’Aragona. Nel 1492, poco dopo la morte del Magnifico, a Roma fece un importante discorso — presto dato alle stampe — in onore di Alessandro VI, appena assunto al soglio pontificio. Fra il 1493 e il 1494 con Piero Soderini, Gentile tornò in Francia presso Carlo VIII con il difficile compito di rappresentare la diplomazia fiorentina e di farsi portavoce della politica neutrale scelta da Piero di Lorenzo de’ Medici nei confronti del re francese, che intendeva percorrere la penisole italiana con le sue truppe. Quando Carlo VIII scese in Itaia, il Becchi con il Soderini tornò a Firenze, dove fu nominato ancora oratore.
Con la cacciata di Piero de’ Medici e i suoi famigliari dalla città e l’avvento del nuovo governo repubblicano, Gentile Becchi si ritirò nella sua villa alle Botte. Morto ad Arezzo nel 1497, fu sepolto nella cattedrale della città.
- C. Grayson, Becchi, Gentile, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. VII, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1965, pp. 491-493 (con bibliografia).
- C. Grayson, Poesie latine di Gentile Becchi in un codice bodleiano, direttore de “La Bibliofilia”, a cura di B. Maracchi Biagiarelli e D. E. Rhodes, Firenze, Olschki, 1973 (‘Biblioteca di bibliografia italiana’; 71).
- A. Gunnella, Un’iscrizione di Palazzo Riccardi, un epigramma di Gentile Becchi e un Priapo mediceo, in “In memoria di Enrico Paribeni”, a cura di G. Capecchi, O. Paoletti, et al., Roma, Bertschneider Editore, 1998, 2 voll., I, pp. 211-219, II, tav. LX.