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Marsilio Ficino

Estremi biografici:

Valdarno, 1433 - Careggi, 1499


Attività:

Filosofo


Figlio del medico Diotifeci d’Agnolo e di Alessandra di Nannoccio, Marsilio nacque il 19 ottobre 1433 nel Valdarno nei pressi di Firenze. Divenne il più importante filosofo dell’Umanesimo fiorentino e con Pico della Mirandola fu un punto di riferimento imprescindibile per i grandi sistemi di pensiero del Rinascimento e del Seicento. Studiò grammatica, retorica, filosofia, letteratura, teologia, medicina, geometria a Firenze e a Pisa. Apprese le prime nozioni di greco da Francesco da Castiglione. Il suo primo maestro di filosofia fu il folignate Niccolò Tignosi, medico aristotelico. Tali insegnamenti confluirono nella Summa philosophiae, che il Ficino scrisse intorno al 1454 in latino dedicandola a Michele Mercati affrontando — fra l’altro — temi di fisica, di logica, di Dio. Nella dedica all’amico scriveva di volerlo introdurre a studi ispirati alla regola di Platone, fondamentali al loro tempo. Nel 1456 scrisse le Institutiones ad Platonicam disciplinam, stese sulla base dei testi latini, apprezzate da Cosimo il Vecchio de’ Medici e da Cristoforo Landino, che però esortarono Marsilio a cimentarsi direttamente sugli originali greci. Studiò anche Epicuro e Lucrezio, scrivendo intorno al 1457 i Commentariola in Lucretium, che distrusse nel 1492, e il De voluptate. Inoltre studiò sui testi di Galeno, Ippocrate, Aristotele, Averroé e Avicenna. Formatosi in svariate discipline, i suoi interessi cominciarono a precisarsi sul finire degli anni Cinquanta: la tradizione platonica e neoplatonica antica. Si racconta che l’arcivescovo di Firenze, Antonino, preoccupato di possibili deviazioni del Ficino verso eresie platoniche, gli abbia consigliato di studiare medicina a Bologna e nello stesso tempo l’opera di Tommaso d’Aquino. Intorno al 1460 tradusse vari testi greci, fra cui Alcinoo, Pitagora, Omero, Proclo e Esiodo. Cosimo il Vecchio de’ Medici strinse un legame sempre più forte con Marsilio Ficino incaricandolo di promuovere e diffondere a Firenze la cultura platonica, già introdotta da Leonardo Bruni, da Ambrogio Traversari e dai bizantini Bessarione e Pletone dal tempo del concilio del 1439. Dal Medici il Ficino ricevette un codice platonico (Firenze, Biblioteca Laurenziana, Plut. 85.9) e una villa a Careggi (1462), che divenne sede dell’Accademia Platonica, fondata per volere di Cosimo, con il compito di studiare le opere di Platone e dei platonici. Nella nuova residenza nell’aprile del 1463, Marsilio tradusse i Libri ermetici (Corpus hermeticum) ovvero gli scritti del leggendario Ermete Trimegisto, le Enneadi di Plotino e altri testi platonici. Dopo la morte di Cosimo il Vecchio (1464), Marsilio Ficino continuò la propria attività di traduttore e filosofo sotto la protezione di Piero il Gottoso e poi di Lorenzo il Magnifico. Dal 1469 al 1474 il Ficino scrisse la sua opera più importante, la Theologia platonica de immortalitate animarum in diciotto libri, trattato sistematico sull’immortalità dell’anima, tema platonico e neoplatonico animato da una concezione cristiana. Il trattato, con dedica a Lorenzo de’ Medici, fu pubblicato nel 1482. Dopo aver preso i voti sacerdotali il 18 dicembre 1473, stese la Religione cristiana, in italiano, di cui darà poi la versione latina nella De christiana religione. Vari incarichi ecclesiastici gli permisero di dedicarsi fino al 1497 a innumerevoli traduzioni in latino di testi di Platone, Plotino, Proclo, Prisciano, Sinesio, Porfirio, Teofrasto, Giamblico, Psello, Atenagora e lo Pseudo-Dionigi. Importanti e significativi sono gli “argomenta” e i “commentarii”, che Ficino affianca alle traduzioni, in particolare quelli del Timeo e quello a Parmenide. Nel 1484 diede alle stampe l’editio princeps delle traduzioni latine dei dialoghi di Platone. I tre libri del De vita, usciti nel 1489, gli procurano accuse di magia dalle quali si difese con un’Apologia. Nel 1492, poco dopo la morte del Magnifico, uscì l’editio princeps delle Enneadi di Plotino con traduzione latina e commento dello stesso Ficino. Nel 1495 pubblicò dodici libri di Epistulae che comprendono anche opuscoli scritti dal 1476 al 1491: tali lettere testimoniano i rapporti del Ficino (con il Magnifico, Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, Aldo Manuzio) e illustrano il suo ideale di saggezza platonica, talvolta venata da esoterismo. Gli ultimi anni furono segnati da forti contrasti con Girolamo Savonarola. Morì a Careggi nel 1499 lasciando incompiuto un Commento a San Paolo. Fu sepolto nel Duomo di Santa Maria del Fiore, dove un monumento lo celebra come il maggior filosofo fiorentino.

  • Il pensiero di Marsilio Ficino, atti del convegno (Figline Valdarno, 19 maggio 2006) a cura di S. Toussaint, Paris, Société d’ Édition Les Belles Lettres, 2007 (‘Accademia. Cahiers’; 7).
  • Marsilio Ficino. Fonti, testi, fortuna, atti del convegno internazionale (Firenze, 1 – 3 ottobre 1999) a cura di S. Gentile e S. Toussaint, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2006 (‘Studi e Testi del Rinascimento Europeo’; 30).
  • Marsilio Ficino e il ritorno di Ermete Trismegisto / Marsilio Ficino and the return of Hermes Trismegistus, catalogo della mostra a cura di S. Gentile e C. Gilly, Firenze, Centro Di, 1999 (‘Centro Di cat’; 313).
  • B. P. Copenhaver, Lorenzo de’ Medici, Marsilio Ficino and the domesticated Hermes, in “Lorenzo il Magnifico e il suo mondo”, atti del convegno (Firenze, 9 – 13 giugno 1992) a cura di G.C. Garfagnini, Firenze, Olschki, 1994 (‘Atti di convegni / Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento [Firenze]’; 19).

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