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Gerolamo Savonarola

Estremi biografici:

Ferrara, 1452 - Firenze, 1498


Attività:

Religioso domenicano


Gerolamo nacque a Ferrara il 21 settembre del 1452 da Niccolò Savonarola e la mantovana Elena Bonaccorsi. Compì la prima educazione presso lo zio Michele, medico e lettore all’università di Padova, poi passato al servizio di Ercole I d’Este. Dagli studi di medici, passò a quelli letterari filosofici e religiosi. Innamorato di Laudomia, figlia naturale di Roberto Strozzi residente allora a Ferrara, la chiese in moglie, ma si vide opporre un rifiuto.
Persuaso al celibato, nonché disgustato dalla decadimento dei costumi e dalla corruzione del clero, volle farsi “medico delle anime” (come poi raccontò) e nel 1475 entrò nell’ordine domenicano di San Domenico a Bologna. I suoi primi testi, il De ruina mundi e il De ruina ecclesiae, riflettono la ferma opposizione di Gerolamo nei confronti di una involuzione etica e religiosa e il suo desiderio di assegnare di nuovo al clero l’originale ruolo di semplice mediatore fra Dio e l’uomo peccatore. Nel settembre del 1476 divenne suddiacono e nel marzo seguente diacono. Intraprese gli studi di teologia prima presso lo Studio Generale a Bologna e poi dal 1479 all’università di Ferrara. Nel 1483, su richiesta di Lorenzo il Magnifico, il capitolo lombardo dell’ordine domenicano riunito a Reggio Emilia inviò Savonarola in qualità di lettore presso il convento di San Marco a Firenze, posto sotto il patronato dei Medici. Il frate ferrarese fu molto apprezzato dai confratelli come interprete ed esegeta delle Sacre Scritture. Invece, le sue prime prediche, incentrate su temi ascetici affrontati con toni apocalittici, non incontrarono successo. Eppure dal 1484 perseverò nell’intento di preannunciare la punizione nei confronti della Chiesa, cui sarebbe necessariamente seguita una profonda riforma. Visto però lo scarso consenso nella popolazione, nel 1487 Savonarola lasciò Firenze e proseguì la propria attività di predicatore nel nord d’Italia, soprattutto a Bologna, Ferrara, Brescia e Genova. Nel 1490, per desiderio di Lorenzo il Magnifico de’ Medici, Pico della Mirandola lo invitò a tornare a Firenze, dove iniziò un ciclo di prediche sull’Apocalisse che riscosse larghi consensi. Le sue prediche assunsero accenti sempre più infiammati e toni visionari e minacciosi. I suoi attacchi contro clero e governanti corrotti erano espliciti e forti. Eppure la platea riunita intorno al Savonarola comprensiva di influenti personaggi della cultura fiorentina — si accrebbe sempre più, tanto che il frate dovette tenere i suoi discorsi anche in Santa Maria Novella e in Duomo.
Nel 1491 i domenicani di San Marco lo elessero priore. Savonarola ottenne la separazione del convento dalla congregazione lombarda, che gli permise di avviare liberamente una riforma della comunità, di cui era allora a capo. Negli intenti del religioso ferrarese, San Marco doveva diventare poi un punto di partenza importante per il rinnovamento spirituale dell’intera comunità fiorentina. Ma al momento non entra in aperta contrapposizione con la potere della Signoria medicea, anche dopo la morte del Magnifico (1492). Anzi, nel 1493 ottenne la collaborazione di Piero de’ Medici detto il Fatuo per fondare la nuova congregazione toscana, di cui il frate divenne vicario.
Ciononostante accentuò ulteriormente il tono di denuncia e profezia delle sue prediche pubbliche. A causa delle sue doti dialettiche e oratorie, col tempo Savonarola divenne una figura di riferimento morale, religiosa e politica, mentre la situazione politica a Firenze stava precipitando. La discesa di Carlo VIII re di Francia e la conseguente perdita di Pisa e di varie fortezze toscane sembrò il segno della venuta dei tempi apocalittici tante volte evocati dalle profezie del frate. Ispirati dalle parole di Savonarola nel novembre del 1494 i fiorentini insorsero e cacciarono i Medici, instaurando un governo repubblicano. Lo stesso fra’ Gerolamo si presentò al cospetto del monarca francese come ambasciatore del popolo fiorentino. Incoraggiato da tanto consenso, Savonarola pensò di trasformare Firenze nella città eletta dal Signore, la nuova Gerusalemme, posta a guida del rinnovamento dell’intera cristianità. Seguì personalmente le riforme istituzionali allora introdotte, a cominciare dal Gran Consiglio che trovò sede nel nuovo salone edificato in Palazzo Vecchio dal Cronaca per ordine dello stesso Savonarola.
Con le sue prediche intransigenti, Fra’ Gerolamo giunse a contrapporre la nuova Firenze alla Roma corrotta di papa Alessandro VI. Questi in un primo tempo ordinò al Savonarola di presentarsi al suo cospetto a Roma e gli proibì di continuare le proprie prediche, ma il frate contravvenne all’ordine (1495). Così due anni dopo, il 25 giugno 1497 il papa lo scomunicò e lo accusò di eresia. La città, anch’essa colpita da interdetto, si divise: ai seguaci del frate, detti “piagnoni”, si contrapposero gli “arrabbiati” (l’oligarchia) e i “compagnacci” (ostili al rigorismo morale). Dall’esterno anche i fautori dei Medici (i “palleschi”) alimentavano il malcontento nei fiorentini e il rancore del pontefice. Nel 1498 la Repubblica gli chiese di sospendere la predicazione; i francescani lo sfidarono invitandolo ad affrontare la prova del fuoco; infine il popolo assaltò San Marco e le guardie di Palazzo Vecchio lo arrestarono insieme a due seguaci. Dopo interrogatori, torture e tre processi, il 22 maggio fu condannato a morte da un tribunale della Repubblica fiorentina, a cui si erano aggiunti due commissari apostolici. Il giorno seguente i tre frati, dopo essere stati sconsacrati, furono impiccati e messi al rogo in piazza della Signoria. Le sue ceneri furono sparse in Arno.
L’eredità spirituale politica e culturale di Gerolamo Savonarola fu molto importante e dette frutti per vari decenni. Innumerevoli furono le opere scritte dal frate, spesso accompagnate da illustrazioni a xilografia: Compendium logicum (1491); Compendio delle rivelazioni (1495); Dialogo della verità profetica (1497); Epistola della sana e spirituale lezione (1497); Trattato circa il reggimento e governo della città di Firenze (1498); Trionfo della Croce. Il suo capolavoro rimangono le Prediche, riunite in raccolte e date alle stampe postume a varie riprese.

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  • L’età di Savonarola. Fra’ Bartolomeo e la scuola di San Marco, catalogo della mostra (Firenze) a cura di S. Padovani con la collab. di M. Scudieri, Firenze, Giunta Regionale Toscana, 1996.
  • L’età di Savonarola. Fra’ Paolino e la pittura a Pistoia nel primo ‘500, catalogo della mostra (Pistoia) a cura di C. d’Afflitto, F. Falletti, A. Muzzi, Firenze, Giunta Regionale Toscana, 1996.
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