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La cacciata dei Medici da Firenze

1494, 14 maggio
Piero de’ Medici manda in esilio Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco de’ Medici

1494, 29 settembre
Agnolo Poliziano muore a Firenze nella sua casa situata in prossimità del giardino delle sculture o di San Marco.

1494, 10-14 ottobre
Michelangelo Buonarroti lascia Palazzo Medici e parte da Firenze recandosi prima a Bologna, poi a Venezia e poi di nuovo a Bologna

1494, 22 ottobre
Piero de’ Medici scrive a Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna, per chiedere aiuti militari per fronteggiare le milizie francesi.

1494, 9 novembre
A Firenze il popolo insorge guidato da fra’ Girolamo Savonarola, priore del convento di San Marco. Piero de’ Medici, di ritorno dall’incontro diplomatico con Carlo VIII, viene bandito da Firenze con la sua famiglia. Nei giorni seguenti i fiorentini saccheggiano il giardino di San Marco e le altre proprietà medicee in città. Il patrimonio di Palazzo Medici in via Larga viene confiscato e le sculture trasferite in Palazzo Vecchio.

1494, 10 novembre
Piero, Giovanni e Giuliano de’ Medici sono ospitati per pochi giorni a Bologna dai Bentivoglio e poi partono per Venezia

1494, 17 novembre
Carlo VIII entra a Firenze, dichiarandosi sostenitore del nuovo governo repubblicano. Per parte sua, Savonarola lo chiama il “re cristianissimo”. Al fianco del monarca francese tornano in città Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco de’ Medici, detti Popolani.

1494, 20 novembre
La Signoria proclama il confino per Piero e i fratelli e stabilisce una taglia.

Il 1494 segna la fine di un’epoca, chiusa da importanti rivolgimenti politici, da profonde lacerazioni religiose e da inquietudini culturali. In quell’anno giunse in Italia varcando le Alpi un regnante straniero, Carlo VIII re di Francia alla testa di un imponente esercito diretto a conquistare il regno di Napoli su cui vantava diritti ereditari.
A Firenze in quell’anno, che vide fra l’altro la morte di alcuni protagonisti della cultura e dell’arte dell’epoca laurenziana quali Domenico Ghirlandaio (11 gennaio) e Agnolo Poliziano (29 settembre), furono cacciati i Medici.

Arrivato in Toscana Carlo VIII passò per Pontremoli e assediò la fortezza di Sarzanello, preparandosi a fare rotta verso Firenze. Il 26 ottobre Piero il Fatuo de’ Medici, senza un mandato ufficiale, andò incontro al re presso l’accampamento di Sarzana con l’intenzione di trovare un accordo.
Carlo VIII promise di non saccheggiare la città, ma confermò la propria intenzione di attraversarla con le milizie. Inoltre il re chiese al Medici e ottenne di occupare temporaneamente le fortezze di Pisa, Livorno, Sarzana, Sarzanello, Ripafratta e Pietrasanta, fintanto che non fosse rientrato dall’impresa napoletana.

Quando giunse a Firenze la notizia della capitolazione di Piero davanti al re di Francia, gli Otto di Pratica revocarono la concessione dei pieni poteri che il Medici aveva chiesto per svolgere le trattative con il re francese. Mentre serpeggiava lo scontento in tutta la città, una parte dei Signori si oppose fermamente a Piero e al suo primato politico, trascinando con sé anche i più reticenti, specie quando giunse la notizia che il figlio del Magnifico aveva promesso a Carlo VIII una grossa somma di denaro se lo avesse mantenuto al potere.

L’8 novembre Piero rientrò a Firenze e, di fronte all’opposizione della Signoria, ricusò le accuse con indignazione.
Il giorno seguente, quando Piero si presentò davanti a Palazzo della Signoria con una scorta armata, molti crederono che il Medici volesse riappropriarsi del potere con la forza. Allora Luca Corsini, uno dei Signori, gli chiuse la porta in faccia.
Così, spinti da Girolamo Savonarola priore del convento di San Marco, i fiorentini insorsero. La folla riversata nelle strade e nelle piazze saccheggiò le case dei funzionari di governo e alcuni luoghi medicei, come il Giardino delle Sculture e il Giardino di Clarice presso piazza San Marco, dove Piero nel frattempo aveva trasferito le armi. Ma i rappresentanti della Signoria impedirono ai rivoltosi infuriati di salire ai piani superiori di Palazzo Medici, nel frattempo requisito, difendendone così i tesori.
Piero il Fatuo inizialmente scappò a Bologna con il fratello Giuliano. Lo raggiunse presto il cardinale Giovanni suo fratello, rifugiatosi nel convento di San Marco e poi scappato da Firenze vestito da frate francescano. Il convento di Sant’Antonio, residenza del cardinale, fu devastato. Invece Alfonsina Orsini, moglie di Piero, rimase per il momento nel palazzo di via Larga per cercare di tutelare gli interessi del marito e della famiglia.
Il 20 novembre, mentre Carlo VIII era a Firenze, la Signoria condannò al confino Piero e i suoi fratelli, decretando una taglia sulla sua persona.

Fin dalla predica del 12 dicembre del 1494, Savonarola caldeggiò la costituzione di un nuovo ordinamento di governo fondato sul Maggior Consiglio repubblicano, quale espressione della volontà divina.

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