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Il Poliziano detto, Agnolo Ambrogini

Estremi biografici:

Montepulciano, 1454 - Firenze, 1494


Attività:

Poeta, filologo


Agnolo Ambrogini derivò il proprio appellativo umanistico “Politianus” dalla cittadina dove nacque nel 1454: Mons Politianus ovvero Montepulciano.
Giunto a Firenze (1468), svolse la propria formazione presso lo Studio, dove frequentò le lezioni Cristoforo Landino, Giovanni Agiropulo e Andronico Callisto. Seguì anche gli insegnamenti di Marsilio Ficino. Apprese il greco con grande padronanza, tanto che compose epigrammi greci e iniziò la traduzione in latino dell’Iliade (1470), dedicandola a Lorenzo il Magnifico.
Tali opere gli permisero di entrare in casa Medici, dove nel 1475 fu assunto come segretario del Magnifico e precettore dei suoi figli. In quegli anni scrisse i suoi testi più famosi e approfondì lo studio della cultura antica greca e latina. Intorno al 1476-1477, con Lorenzo, compose la più antica silloge della nostra lirica volgare, con lettera dedicatoria a Federico d’Aragona, da cui il titolo di Raccolta aragonese. Fra il gennaio del 1475 e l’aprile del 1478 scrisse il suo capolavoro: le Stanze, il poema volgare che traeva spunto dalla giostra cavalleresca del 1475 vinta da Giuliano de’ Medici e dall’amore di quest’ultimo per Simonetta Cattaneo, morta molto giovane l’anno dopo. Ma nel 1478 il Poliziano lasciò interrotta l’opera, all’ottava 46 del libro II, a seguito della drammatica congiura dei Pazzi, nella quale Giuliano rimase ucciso e Lorenzo ferito. In tale occasione il letterato scrisse il Pactianae coniurationis commentarium, un libello in prosa in difesa della signoria medicea colpita dall’elite fiorentina.
Altri eventi incresciosi e drammatici si susseguirono fino al 1480. In particolare la guerra medicea contro Sisto IV e i contrasti con Clarice Orsini, moglie di Lorenzo il Magnifico, spinsero il letterato a lasciare casa Medici e a rompere l’amicizia con il Magnifico. Così il Poliziano compì un lungo viaggio attraverso Emilia, Lombardia e Veneto, finché non si fermò alla corte di Mantova presso il cardinale Francesco Gonzaga. Presso la corte gonzaghesca compose in ottave Orfeo, la prima favola pastorale della nostra letteratura.
Dopo varie suppliche, nell’agosto del 1480 il Poliziano ottenne il permesso di rientrare a Firenze, dove prese la cattedra di eloquenza greca e latina allo Studio. Riversò l’esperienza universitaria nelle quattro Sylvae in esametri, prolusioni ad altrettanti corsi accademici: Manto sulla poesia virgiliana nel 1482-1483, Rusticus su Esiodo e Virgilio nel 1483-1484, Ambra su Omero nel 1485-1486, Nutricia sull’esaltazione della poesia nel 1486-1487. Di nuovo in ottimi rapporti con Lorenzo il Magnifico, Poliziano si dedicò esclusivamente alla sua attività di critico ed erudito soggiornando fra Firenze e Fiesole nei pressi delle residenze medicee. La passione filologica domina l’ultima produzione del Poliziano, con esiti innovativi rispetto alla tradizione umanistica precedente, che si esplicano oltre che nelle prolusioni accademiche anche nelle Miscellanee (la prima stampata nel 1489). Scevro da interessi filosofici, amò cimentarsi in contese letterarie confrontandosi per esempio con Michele Marullo, Paolo Cortesi, Giorgio Merula.
Assolse alcuni incarichi ufficiali: nel 1484 nell’ambasceria inviata a Roma per rendere omaggio a Innocenzo VIII eletto pontefice, nel 1488 ancora a Roma per le nozze di Piero di Lorenzo de’ Medici con Alfonsina Orsini, nel 1491 a Bologna, Ferrara, Padova e Venezia alla ricerca di codici destinati a impreziosire le collezioni medicee e poi la Biblioteca Laurenziana.
Morto Lorenzo il Magnifico (1492), il Poliziano cercò invano una migliore sistemazione presso la curia pontificia. Continuò gli studi filologici fino alla morte, avvenuta fra il 28 e il 29 settembre 1494 a seguito di febbri perniciose. Poche settimane dopo, nel novembre, i Medici sarebbero stati cacciati da Firenze dalla popolazione in rivolta guidata da Girolamo Savonarola.
La fama del Poliziano presso i contemporanei fu legata soprattutto alle opere in latino e greco: epigrammi (1473-1478), odi ed elegie, e studi filologici. La straordinaria produzione di elegie, odi ed epigrammi latini sarebbero stati poi raccolti nel postumo Liber epigrammaton. Notevoli infine le Epistole (12 voll., 1494).

  • J. Cotton-Hill, Iconografia di Angelo Poliziano, in “Rinascimento”, II, 1951, pp. 261-292.
    E. Garin, Ritratti di umanisti, Firenze, Sansoni, 1967 (‘Biblioteca Sansoni’; 27).
  • Mostra del Poliziano nella Biblioteca Medicea Laurenziana. Manoscritti, libri rari, autografi e documenti, catalogo della mostra (Firenze 1954) a cura di A. Perosa, Firenze 1955.
  • A. Perosa, Studi di filologia umanistica, a cura di P. Viti, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2000, 3 voll., II: Quattrocento fiorentino (‘Studi e Testi del Rinascimento Europeo’; 2).
  • Pico, Poliziano e l’umanesimo di fine Quattrocento, catalogo della mostra a cura di P. Viti, Firenze, Olschki, 1994 (‘Studi Pichiani’; 2).
  • Agnolo Poliziano, Letters, a cura di Sh. Butler, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 2006 (‘The I Tatti Renaissance Library’; 21).
  • Agnolo Poliziano, Opera omnia, a cura di I. Maïer, Torino, Bottega d’Erasmo, 1970-1971, 3 tomi (‘Monumenta politica, philosophica, humanistica rariora’; ser. 1 n. 16-18).
  • Agnolo Poliziano, Silvae, a cura di Ch. Fantazzi, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 2004 (‘The I Tatti Renaissance Library’ ; 14).
  • Sandro Botticelli. Pittore della Divina Commedia, catalogo della mostra (Roma), Milano-Ginevra, Skira, 2000, 2 voll.
  • G. Gentilini, Angelo Poliziano, Lorenzo il Magnifico e la scultura invetriata, in “Umanesimo e Rinascimento a Montepulciano. Itinerari e percorsi in una città d’arte”, a cura di A. Sigillo, Montepulciano (Siena), Editori del Grifo, 1994, pp. 31-38.

Opere