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Piero il Fatuo o lo Sfortunato detto, Piero di Lorenzo di Piero de’ Medici

Estremi biografici:

Firenze, 1471 - fiume Garigliano (Campania), 1503


Attività:

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Figlio primogenito di Lorenzo il Magnifico e Clarice Orsini, Piero condivise con i fratelli una educazione raffinata e una formazione particolarmente ricercata. Seguendo gli insegnamenti di Agnolo Poliziano, suo maestro prediletto, acquistò una particolare dimestichezza con le lingue antiche, il latino e il greco. Lo splendido ritratto miniato da Gherardo di Giovanni posto con la dedica all’inizio dell’editio princeps dell’opera di Omero, curata da Demetrio Calcondila e stampata nel 1488-89, rende omaggio proprio allo spiccato interesse che il giovane Medici manifestava per il greco. Il 22 maggio 1488 sposò Alfonsina Orsini, dalla quale avrebbe avuto due figli Lorenzo (poi duca di Urbino) e Clarice. Alla morte del Magnifico (1492), Piero ne ereditò il primato politico sociale e culturale, senza però esserne altrettanto all’altezza in un momento storico molto difficile. La personalità di Piero risulta denigrata dalle testimonianze dei biografi di Michelangelo, con il quale ebbe un rapporto forse stretto ma molto contrastato. Ascanio Condivi (1553) definisce il Medici “insolente e superchievole”, al punto da spingere il giovane artista ad allontanarsi da Firenze nell’ottobre del 1494, prima che la situazione politica precipitasse. Nel 1493 Piero, allora signore di Firenze potrebbe aver commissionato al Buonarroti il gigantesco Ercole in marmo passato di proprietà agli Strozzi e andato perduto. Nel suo breve governo, si preoccupò poi di portare avanti alcune imprese avviate dal padre, come la villa di Poggio a Caiano. La prova più difficile per Piero fu affrontare la venuta in Italia di Carlo VIII d’Angiò, re di Francia. Timoroso, il Medici cedette al sovrano le fortezze di Pietrasanta, Sarzana, Pisa e Livorno, senza il consenso della Signoria. Il popolo insorse al seguito di fra’ Girolamo Savonarola, priore di San Marco, e l’8 novembre 1494 costrinse Piero e la famiglia alla fuga. I fiorentini, che presto stabilirono un’intesa con Carlo VIII, instaurarono un governo repubblicano e misero al bando Piero e i suoi parenti più prossimi. Il Medici in esilio andò a Bologna e poi a Venezia, cercando ripetutamente di tornare a Firenze e di rovesciarne il governo: nel 1496 assegnò il comando di un esercito a Virginio Orsini; l’anno dopo si affidò al condottiero Bartolomeo d’Alviano; chiese quindi aiuto a Venezia, con il quale attaccò il domini toscani nel 1498 e nel 1502. Ma ogni tentativo risultò vano. Raggiunse quindi l’esercito francese, accettando la protezione del nuovo re Luigi XII, e lo seguì nella conquista del Regno di Napoli. Nel 1503 nella campagna contro gli spagnoli Piero trovò la morte: la barca carica di armi e cannoni, con cui attraversava il fiume Garigliano, si rovesciò e il Medici annegò. Fu sepolto nell’abbazia di Montecassino. Alcuni anni dopo il cardinale Giulio, poi papa Clemente VII, si preoccupò di onorare la sepoltura con un monumento funebre commissionato a Francesco da Sangallo.

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