Giulio di Giuliano di Piero de’ Medici, papa Clemente VII
Firenze, 1478 - Roma, 1521
Attività:
Cardinale, pontefice
Figlio naturale di Giuliano di Piero e Fioretta Antoni, nacque in data imprecisata dopo circa un mese dalla congiura dei Pazzi (1478), in occasione della quale lo stesso Giuliano rimase ucciso. Antonio da Sangallo, che tenne a battesimo il bambino per volere del padre, lo presentò a Lorenzo il Magnifico, suo zio, che lo accolse e lo pose sotto la propria tutela. Dopo i sette anni Giulio fu indirizzato verso gli studi ecclesiastici per volere di Lorenzo. Nel 1494 quando i Medici furono cacciati da Firenze, Giulio trovò rifugio a Bologna presso i Bentivoglio. In seguito con il cardinale Giovanni, suo cugino, fece viaggi in Europa per poi trasferirsi a Roma bene inserendosi nella corte pontificia. Nel 1512, con la sconfitta del governo repubblicano, Giulio con gli altri famigliari rientrò a Firenze. Entrò a far parte dei Cavalieri Gerosolimitani, ottenne la prioria di Capua e divenne canonico di Santa Maria del Fiore a Firenze. Nel 1513 partecipò alla solenne investitura del cugino Giovanni, divenuto papa Leone X. Fu da costui nominato cardinale e arcivescovo di Firenze, con una speciale dispensa che ovviava alla sua condizione di figlio illegittimo. Nel 1515 fu legato pontificio a Bologna; nel 1517 fu comandante dell’esercito papale nella guerra di Urbino e divenne vicecancelliere della Santa Chiesa. Poté così accumulare ingenti ricchezze, grazie a privilegi, vescovati e benefici. Fu consigliere di fiducia di Leone X, che nel 1519 lo nominò legatus ad temporalia in Toscana. Così Giulio de’ Medici, che già rappresentava gli interessi di famiglia a Firenze per conto del papa, assunse il controllo diretto del governo cittadino facendosi benvolere dai fiorentini per il carattere benevolo e paziente, per operosità e morigeratezza, e per una politica pacata e riformatrice, nonostante il perdurare di certe velleità anti-medicee. Nelle lunghe permanenze a Firenze, Giulio seguiva le imprese artistiche commissionate da Leone X, con la collaborazione di Ottaviano de’ Medici. Ricreò circoli letterari e filosofici, incontrando la stima fra gli altri di Francesco Guicciardini che gli dedicò le Istorie fiorentine. Suo malgrado, però, Giulio dovette chiudere le riunioni che si tenevano negli Orti Oricellari, cioè nei giardini dei Rucellai verso Porta al Prato, dove stava maturando l’idea di rovesciare il governo mediceo. Nel 1521 era legato pontificio presso gli eserciti impegnati nella guerra contro la Francia, quando lo raggiunse la notizia che Leone X era morto. Tornò dunque a Roma per prendere parte al conclave che vide l’elezione di papa Adriano VI. Durante il breve pontificato, il cardinale Giulio guadagnò progressivo potere in curia e promosse l’adesione della Santa Sede alla lega organizzata da Carlo V contro Francesco I. Finalmente il 19 novembre del 1523, dopo cinquanta giorni di conclave, toccò a Giulio de’ Medici salire al soglio pontificio col nome di Clemente VII. Trasferitosi definitivamente a Roma, il nuovo papa Medici affidò il governo fiorentino al cardinale di Cortona, Silvio Passerini. Il nuovo papa Medici continuò ad essere un mecenate raffinato e attento, con interessi aggiornati e progressisti, come si era dimostrato in passato. Nel contempo dovette però fronteggiare con parsimonia i debiti lasciati da Leone X, che per attuare una politica artistica fin troppo ambiziosa, non aveva badato a spese. A Firenze, Clemente VII mantenne la linea del suo predecessore portando a termine soprattutto le imprese artistiche avviate nelle fabbriche di famiglia. Nel 1523 commissionò a Michelangelo la Biblioteca Laurenziana presso il complesso di San Lorenzo. Il pontificato di Clemente VII fu tra i più difficili della storia. La annosa guerra fra i francesi di Francesco I e gli spagnoli di Carlo V, i contrasti con Martin Lutero e il dilagare della Riforma protestante, lo scisma della chiesa d’Inghilterra proclamato da Enrico VIII, furono solo alcune delle difficili prove che il pontefice dovette affrontare. Dibattuto fra tante difficoltà, Clemente VII intraprese una politica a tratti oscillante fra gli interessi della Francia e quelli della Spagna. Preoccupato della vittoria di Carlo V a Pavia (1525) e del crescente strapotere dell’imperatore in Europa, Clemente VII si avvicinò a Francesco I partecipando alla lega di Cognac (1526). Tale situazione provocò il “sacco di Roma” nel 1527 ad opera delle truppe mercenarie di Carlo V che costrinsero il papa a rifugiarsi in Castel Sant’Angelo. Sugli spalti impegnato con l’artiglieria a difendere il papa c’era fra gli altri Benvenuto Cellini, allora responsabile della Zecca pontificia. Sull’onda di tale evento, a Firenze i Medici venivano nuovamente cacciati e veniva di nuovo proclamata la repubblica. Allora nel 1529 Clemente VII fu costretto a stipulare un accordo con l’imperatore Carlo V, con il quale riconosceva la supremazia degli Asburgo in Italia, ma chiedeva pieno sostegno per la riconquista di Firenze ai Medici. In base a tale accordo stilato a Barcellona (29 giugno 1529), la figlia naturale dell’imperatore Margherita (allora di appena otto anni) veniva promessa sposa al protetto del pontefice (e forse suo figlio naturale), Alessandro. Clemente VII così unì le truppe pontificie a quelle asburgiche per porre sotto assedio Firenze tra l’ottobre del 1529 e l’agosto del 1530 facendo capitolare per sempre il governo repubblicano. Inoltre il 24 febbraio del 1530, il papa incoronava Carlo V nella chiesa di San Petronio a Bologna, mentre un decreto imperiale del 28 ottobre poneva Alessandro a capo dello stato fiorentino come principe assoluto. Perseverando nella sua politica altalenante nel timore del predominio asburgico, Clemente VII tentò poi un riavvicinamento alla Francia riuscendo a combinare il matrimonio della nipote Caterina, figlia di Lorenzo duca di Urbino, con Enrico d’Orlèans, secondogenito di Francesco I. Nel 1533, il papa celebrò personalmente le nozze nella cattedrale di Marsiglia. La difficile situazione politica distolse in parte Clemente VII dall’impegno in campo più propriamente religioso. Fu comunque sua preoccupazione attuare le riforme stabilite nel V concilio lateranense. Inoltre, durante il suo pontificato, il papa Medici approvò due nuovi ordini religiosi, i Teatini (1524) e i Barnabiti (1533); appoggiò i Cappuccini (1526) e promosse il loro impegno nelle colonie spagnole e portoghesi. Non riuscì invece a concretizzare un’azione efficace che fronteggiasse l’avanzata turca, né fu capace di riformare in profondità l’ambiente curiale liberandolo dalla corruzione imperante. Mentre si levavano da più parte le richieste pressanti di una Chiesa autorinnovata, Clemente VII vide progredire inarrestabile la Riforma protestante, con l’allontanamento dalla Chiesa cristiana di Alberto di Brandeburgo (1525), della Danimarca, della Svezia, della Svizzera. A questo si aggiunse lo scisma della chiesa anglicana proclamato da Enrico VIII a seguito del rifiuto da parte del pontefice di concedere l’annullamento del matrimonio del re d’Inghilterra con Caterina d’Aragona. Clemente VII morì a Roma il 25 settembre del 1534 e fu sepolto in Santa Maria sopra Minerva.
- Semper. Bagnoli, Bianchi, Salvadori nel palazzo di Clemente VII, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Medici Riccardi, 25 maggio – 19 luglio 2009), a cura di C. Francini, S. Risaliti, F. Vossilla, Firenze, Edifir Edizioni, 2009.