Giovanni di Lorenzo di Piero de’ Medici, papa Leone X
Firenze, 1475 - Roma, 1521
Attività:
Cardinale, pontefice
Figlio secondogenito di Lorenzo il Magnifico e Clarice Orsini, Giovanni nacque a Firenze nel 1475, l’11 dicembre. Era fratello di Piero il Fatuo e Giuliano duca di Nemours. La sua formazione fu segnata dall’ambiente culturale e filosofico che circondava il padre Lorenzo. Ebbe educatori d’eccezione come il Poliziano, il Michelozzi e il Calcondila. Il Magnifico avviò Giovanni, alla carriera ecclesiastica con studi specifici con l’intento di farne un alto porporato che ben rappresentasse la famiglia Medici alla corte pontificia. Il suo percorso fu rapidissimo grazie all’influenza paterna: ancora fanciullo fu chierico, protonotario, abate di Montecassino e Moribondo. Infine, dopo molte pressioni, Lorenzo riuscì a convincere papa Innocenzo VIII a nominare Giovanni cardinale, nonostante avesse solo tredici anni (9 marzo 1489), con la clausola però che il giovane avrebbe svolto le proprie mansioni ecclesiastiche solo dopo tre anni e dopo aver concluso gli studi inerenti al nuovo incarico assunto. L’anno seguente Giovanni si laureò in diritto canonico all’Università di Pisa. Il 10 marzo 1492, a soli 17 anni, fu vestito della porpora cardinalizia, con una cerimonia privata nella Badia Fiesolana. Dopo che nel novembre del 1494 i Medici furono cacciati ed esiliati da Firenze, Giovanni ne approfittò per compiere vari viaggi in Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi fino al 1497, per arricchire la propria formazione e rinsaldare importanti relazioni di amicizia. Dal 1503 Giovanni prese a risiedere a Roma, sotto papa Giulio II Della Rovere. Prese dimora a Palazzo Madama dove riunì una folta schiera di letterati e artisti, che animarono un ambiente colto e raffinato pervaso da interessi umanistici e antiquari. Nel 1507 entrò fra i canonici della chiesa di San Lorenzo a Firenze. Dal 1° ottobre del 1511 fu legato pontificio presso gli eserciti della Spagna e della Chiesa alleati contro la Francia. L’11 aprile del 1512 nella battaglia di Ravenna, quando Gastone di Foix batté le truppe della lega santa, Giovanni che era sul campo ad assistere i feriti, fu fatto prigioniero dai francesi. Si salvò pagandosi il riscatto per il rilascio. Come legato pontificio presso l’esercito papale e spagnolo si impegnò a creare le condizioni necessarie per il rientro dei Medici a Firenze. In questo senso fu decisivo l’assedio di Prato nell’agosto del 1512: nel settembre Giuliano (il 1° del mese) e Giovanni (il 14) rientrarono a Firenze e ripresero possesso di Palazzo Medici e delle altre residenza di famiglia. Dopo pochi giorni dal ritorno dei Medici venne celebrato con un trionfale corteo per la città capeggiato da Giovanni e dal fratello minore Giuliano con il cugino Giulio. Rientrato a Roma per la morte di papa Giulio II, l’11 marzo del 1513 Giovanni venne eletto al soglio pontificio col nome di Leone X. Si prepararono grandiosi festeggiamenti che iniziarono il 13 di settembre. Intanto, appena due mesi dopo l’elezione, Leone X nominò arcivescovo di Firenze il cugino Giulio, beneficiandolo di una dispensa papale perché illegittimo. Inoltre il 23 settembre 1513 investì una quarantina di cardinali scelti perlopiù fra parenti e amici: fra costoro c’erano lo stesso Giulio, Innocenzo Cybo, Lorenzo Pucci, Bernardo Dovizi detto il Bibbiena. Il 30 novembre del 1515, Leone X fece il suo ingresso trionfale a Firenze come pontefice e dunque garante del potere mediceo di nuovo insediato. Partì presto per Bologna per incontrare Francesco I di Francia, con cui trattare la fine dei dissidi e la protezione di Roma e Firenze. Sulla via del ritorno, il papa Medici si fermò poi a lungo nella sua città, dal 22 dicembre del 1515 al 19 febbraio del 1516, risiedendo nell’appartamento dei papa nel convento di Santa Maria Novella. Durante tale permanenza si preoccupò di promuovere varie opere pubbliche e di riaprire i cantieri delle ‘fabbriche’ di famiglia, in particolare il complesso di San Lorenzo e la villa di Poggio a Caiano. A capo dello stato della Chiesa, Leone X impostò una politica di equilibrio fra le forze europee, facendo mostra di intenti pacificatori. In realtà si lasciò più volte coinvolgere da intrighi diplomatici e fu spesso condizionato dall’obbiettivo primario di perseguire gli interessi della propria famiglia a Firenze e a Roma. In questo ottenne risultati eccellenti affidando il governo fiorentino prima al fratello Giuliano e poi al nipote Lorenzo, entrambi sotto il controllo del cardinale Giulio, suo cugino e consigliere di fiducia. Inoltre, nel 1516 con l’esercito pontificio Leone X sottrasse il ducato di Urbino al suo legittimo signore, Francesco Maria Della Rovere, per assegnarlo al nipote Lorenzo a cui conferì il relativo titolo. Leone X fu un attento mecenate e collezionista distinguendosi per lucidità intellettuale, gusto raffinato e elevata cultura, derivate almeno in parte dalla formazione impartitagli dal Magnifico. Appassionato collezionista di libri e manoscritti, fu fra i protettori della Tipografia Manuzio. Il papa Medici si circondò di artisti, musicisti e letterati richiamati da varie parti d’Italia: fra gli altri il Bembo, il Sannazzaro, il Sadoleto il Guicciardini, il Bibbiena, l’Aretino, e ancora Bramante, Michelangelo, Raffaello, il Peruzzi, Giuliano e Antonio da Sangallo. Il mecenatismo mediceo, che prevedeva imponenti imprese decorative e vasti interventi architettonici e urbanistici, poneva in Roma il suo fulcro di interesse più forte. Le commissioni fastose e ambiziose di Leone X furono un elemento di forza della sua politica, a discapito però dell’amministrazione dello stato le cui casse furono pressoché svuotate. La crisi economica era tale che a nulla valsero gli aggravi fiscali, nonché la vendita delle cariche e delle indulgenze. Fu spietato contro chi minacciava il proprio potere: sedò nel sangue la congiura ordita dal cardinale Alfonso Petrucci (1517) e fece decapitare Giampaolo Baglioni richiamandolo a Roma con la promessa di un salvacondotto (1520). Portò avanti una politica incerta e altalenante con le grandi potenze europee. Nel 1513 si avvicinò a Luigi XII di Francia, che sconfessò il concilio scismatico di Pisa. Ma non assunse una presa di posizione precisa quando il successore, Francesco I invase il milanese nel 1515. Infine tentò di riavvicinarsi alla Francia: cedette alla corona reale Parma e Piacenza, ma ottenne di far sposare il nipote Lorenzo duca di Urbino con Maddalena de la Tour d’Auvergne, parente di Francesco I. Dal punto di vista religioso Leone X si dimostrò sensibile all’esigenza di rinnovamento interno alla Chiesa che emerse nel V concilio lateranense tenutosi dal 1512 e al 1517. Favorì gli ordini religiosi minori e predicatori e approvò gli oratori del Divino Amore. Nel 1516 beatificò Filippo Benizzi. Condannò la crudeltà degli eserciti conquistatori nelle colonie spagnole, così come la divinazione e la magia. Ma non attuò una coerente e profonda azione riformatrice. Infatti si scontrò aspramente con Martin Lutero, al quale indirizzò la bolla di scomunica Exsurge Domine (1° giugno 1520), che spinge il frate agostiniano tedesco a uscire dalla Chiesa di Roma. Fra le maggiore accuse mosse da Lutero a Leone X, c’era la vendita delle indulgenze e il nepotismo. Leone X vide allora nell’imperatore Carlo V, un possibile alleato nella lotta contro il luteranesimo e nel contempo la fine dei contrasti con Francesco I. Nel 1521 l’esercito della lega stipulata fra lo Stato Pontificio, Carlo V e l’Inghilterra, comandato da Giovanni delle Bande Nere e da Vitello Vitelli, vinse le truppe di del regno di Francia, di Venezia e di Ferrara. Gli armati della lega occuparono Milano e la Lombardia, abbandonata dai francesi. Mentre ancora si festeggiava la clamorosa vittoria, Leone X morì di broncopolmonite a quarantasei anni. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva.
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