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Chiusura della loggia pubblica

Nel 1517 Lorenzo di Piero de’ Medici fece chiudere il portone settentrionale e la loggia pubblica a pianterreno di Palazzo Medici. Il vano affacciato sulla strada all’angolo fra via Larga (via Cavour) e via Gondi era parte integrante del progetto quattrocentesco di Michelozzo, costituendo uno dei più significativi elementi di novità. Del resto era ormai diventato urgente riorganizzare al meglio gli spazi del palazzo mediceo, sfruttando anche quello della loggia pubblica, ormai esautorata dal suo significato originario. Infatti già nel 1512 con il rientro a Firenze, i Medici avevano fatto collocare in tale loggia quattro cannoni su carri, che evidenziavano il distacco fra la famiglia, sempre più dominante e esplicitamente autoritaria, e il contesto cittadino. Inoltre, nominato Capitano Generale della Repubblica Fiorentina (23/5/1515), Lorenzo di Piero diede un’impronta sempre più cortigiana alla vita nella dimora di famiglia. Disertando Palazzo della Signoria, Lorenzo dava udienza solo nella residenza in via Larga: qui venivano prese le scelte e le determinazioni di governo, rimandando in Palazzo della Signoria il disbrigo delle pratiche amministrative. Così la chiusura delle arcate michelozziane realizzata nel 1517 dovette sembrare una diretta conseguenza di una situazione già evidente da tempo. Nei lavori di adattamento fu coinvolto Michelangelo Buonarroti, in quegli anni a Firenze impegnato nel vicino cantiere di San Lorenzo per ordine di papa Leone X. Michelangelo disegnò le possenti finestre “inginocchiate” al centro della tamponatura, che poi sarebbero state ripetute al piano terra lungo tutta la facciata ampliata nel secolo seguente.Tale ambiente fu poi decorato da Giovanni da Udine (1521) e Giorgio Vasari (1534-1536), con stucchi e dipinti che però sono andati perduti.