Matrimonio di Lorenzo duca di Urbino e Maddalena de La Tour d’Auvergne
Periodo:
1518
Luoghi:
Firenze, via Larga (oggi via Cavour), Palazzo Medici
Nel 1518 Lorenzo di Piero de’ Medici — nipote di papa Leone X e dal 1515 insignito dal titolo di duca di Nemours e nominato Capitano della Repubblica fiorentina — sposò Madeleine de La Tour d’Auvergne, cugina di Francesco I re di Francia.
Le nozze furono celebrate in Francia nel castello di Amboise nell’aprile alla presenza della famiglia reale e della corte.
Nel settembre i due sposi giunsero a Firenze.
Per l’occasione la madre di Lorenzo, Alfonsina Orsini, aveva incaricato gli Otto di Pratica di provvedere al corteo degli sposi e ai festeggiamenti nuziali in Palazzo Medici, dove Lorenzo risiedeva al primo piano probabilmente nell’appartamento su via de’ Gori.
Lungo la facciata del palazzo su via Larga fu alzato un palco alto due metri ornato da un arco trionfale e da una bellissima copertura discendente ai lati. Un corteo di trecento persone varcò il portone di Palazzo Medici passando sotto l’imponente palco per entrare nel cortile.
Il banchetto si svolse in forma privata nel giardino su retro del palazzo, che per tale occasione era stato lastricato in pietra e dunque trasformato in una sorta di secondo cortile, più ampio e luminoso di quello porticato al centro dell’edificio. L’area così rinnovata era ornata da statue antiche, la cui ubicazione è ignota. Le pareti del recinto, così come quelle degli interni e della facciata dell’edificio, erano rivestite di arazzi, che dovevano essere più di trecento, tutti in seta e ricamati con figurazioni fantastiche e di animali. Si disse che doveva trattarsi di un regalo del papa visto che l’arazzo più modesto doveva valere più di cinquanta ducati d’oro.
Nel giardino i tavoli furono disposti lungo i quattro lati del recinto. La sposa sedeva sul lato nord frontale alla loggia quattrocentesca ed era riparata dal sole da un tendaggio, quello solitamente utilizzato in occasione delle feste in piazza San Giovanni.
Sopra alla tavola dove sedeva la duchessa fu posto un importante dipinto appena giunto da Roma: il Ritratto di Leone X e i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi realizzato nello stesso 1518 da Raffaello su commissione dello stesso pontefice. L’opera rappresentava la figura del papa Medici affiancato da due parenti nonché fidati consiglieri, da lui stesso nominati cardinali: il dipinto così concepito svolgeva il ruolo di un vero e proprio ritratto di stato, sostituendo la persona di Leone X che non poteva essere “fisicamente” presente a quel matrimonio dalle forti valenze politiche.
Durante i tre giorni di festeggiamenti (6, 7, 8 settembre), al convito si alternarono commensali diversi.
Fra gli intrattenimenti di maggiore attrattiva ci furono tre rappresentazioni di commedie, una per ogni sera. Ridolfo del Ghirlandaio e Franciabigio con l’aiuto di Bastiano da Sangallo realizzarono gli apparati e la scenografia, allestita su un apposito palco nel salone al primo piano affacciato su via Larga. I documenti non riportano notizie precise sulle commedie, ma per via indiziaria si è ipotizzato che fossero la Mandragora di Niccolò Machiavelli nella prima sera, il Filargio di Giovanni Manetti nella seconda e La Pisana di Lorenzo Strozzi nella terza.
La sera dopo la rappresentazione della commedia le dame danzavano sopra il palco esterno sospeso lungo la facciata.
Le celebrazioni nuziali furono chiuse da un’azione scenica finale di tema encomiastico. Il cronista Cerretani racconta infatti che furono presentati i “trionfi” di Venere, Marte (o Giunone?) e Minerva, accompagnati da canti da identificare probabilmente con la Canzona delle tre Dee di Jacopo Nardi (dove non c’è Marte ma Giunone). Seguì infine il trionfo di Imeneo, dio delle nozze.