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Rientro dei Medici a Firenze

Il cardinale Giovanni de’ Medici, che in qualità di legato pontificio risiedeva a Roma, riuscì ad ottenere la fiducia di papa Giulio II Della Rovere e il suo appoggio per riportare i Medici al potere a Firenze. Nel 1512 le truppe spagnole della Lega Santa, costituita da Giulio II, marciarono con Giovanni verso Firenze. Nell’agosto il feroce assedio di Prato da parte dell’esercito spinse la repubblica fiorentina, proclamata diciotto anni prima, a dichiararsi sconfitta.
Il 31 agosto il gonfaloniere della Repubblica Pier Soderini lasciò Firenze, dove invece rientrarono due dei tre figli del Magnifico, prima Giuliano (1° settembre) e poi Giovanni (14 settembre). Mancava Piero il Fatuo che era morto in esilio. Il rientro dei Medici aveva il pieno appoggio di papa Giulio II della Rovere, presso il quale era legato Giovanni.
I Medici ripresero così possesso del palazzo in via Larga, dove tornò anche Lorenzo figlio di Piero e Alfonsina Orsini, la quale vedova sarebbe tornata solo il 4 giugno 1515. La sorella di Lorenzo, Clarice aveva sposato Filippo Strozzi nel 1508.

Il 16 settembre 1512 Giovanni, il fratello minore Giuliano e il cugino Giulio, anch’egli alto prelato, si misero alla testa di un imponente corteo diretto verso Palazzo della Signoria. Per le strade e le piazze di Firenze, si gridava il motto “Palle, palle” inneggiante all’emblema araldico della dinastia. Quindi, con un gesto forte che manifestava la presa di potere dei Medici, Giuliano fece il suo ingresso ufficiale nel palazzo pubblico presentandosi con familiari e sostenitori armati in quel salone (poi denominato salone dei Cinquecento) che era stato costruito per ospitare il Maggior Consiglio della Repubblica. Con Giuliano c’era una fitta schiera di soldati che si impiantò stabilmente nella sala, trasformata così in caserma.
A garanzia dell’ordine pubblico venne costituito un governo straordinario con dodici rappresentanti per quartiere. Abolite le istituzioni repubblicane compreso il Maggior Consiglio, venne istituito un consiglio di Duecento membri. Le cariche poterono così tornare sotto il controllo dei Medici nella persona di Giuliano, che come i suoi predecessori svolse una forma di governo occulto con la manipolazione dei sorteggi. In realtà, la figura politicamente più incisiva era Giovanni, di fatto vero artefice della rinnovata ascesa della famiglia al potere.

Il 2 ottobre i Medici fecero dipingere il loro stemma sul loro palazzo in via Larga, da dove era stato abbattuto nel 1494. Molti altri stemmi furono apposti all’esterno di altri edifici quali la chiesa della Santissima Annunziata.
Tre giorni dopo un bando intimò alla cittadinanza di restituire beni medicei trafugati durante l’esilio della famiglia, pena la morte. Probabilmente in questo contesto, nel tentativo di recuperare il perduto, venne redatta la copia dell’inventario dei beni di Lorenzo il Magnifico (Archivio di Stato di Firenze, Mediceo avanti il Principato, 165).

Ben presto Giovanni de’ Medici fece ritorno a Roma insieme a Giulio per la morte di papa Giulio II sopraggiunta nel febbraio del 1513.

  • W.A. Bulst, Uso e trasformazione del palazzo mediceo fino ai Riccardi, in “Il Palazzo Medici Riccardi di Firenze”, a cura di G. Cherubini e G. Fanelli, Firenze, Giunti, 1990, pp. 98-129, p. 119.
  • H.C. Butters, Governors and Government in Early Sixteenth-Century Florence 1502-1519, Oxford, Clarendon Press, 1985.
  • A. Cecchi, A. Natali, Viatico romano per Botticelli illustratore, in “Sandro Botticelli. Pittore della Divina Commedia”, catalogo della mostra (Roma), Milano, Skira, 2000, 2 voll., I, pp. 26-32, pp. 32-333.
  • G. Cipriani, Il palazzo nella vita pubblica fiorentina, in “Il Palazzo Medici Riccardi di Firenze”, a cura di G. Cherubini e G. Fanelli, Firenze, Giunti, 1990, pp. 188-199, p. 191.
  • L. Landucci, Diario fiorentino dal 1450 al 1516, continuato da un anonimo fino al 1542, ed. a cura di J. Del Badia, Firenze, Sansoni, 1883.
  • N. Rubinstein, Dalla repubblica al principato, Firenze, Olschki, 1993.