Benedetto da Rovezzano detto, Benedetto Grazzini
Canapale (Pistoia), 1474 – Vallombrosa, 1554 circa
Attività:
scultore
Nato a Canapale nel 1474 da Bartolomeo di Riccio, Benedetto Grazzini detto Benedetto da Rovezzano si formò nella cerchia di Giuliano da Sangallo ed poi entrò nella bottega di Andrea Sansovino.
Nel 1499 realizzò, in collaborazione con Donato Benti, la cantoria di Santo Stefano a Genova, dove appose la forma “Benedictus Florentinus” (iscrizione perduta). Il 29 agosto del 1502 insieme ad altri tre scultori — il Benti, Michele d’Ana e Girolamo Viscardo — Benedetto ricevette la commissione del Monumento sepolcrale degli antenati di Luigi XII per la chiesa dei Celestini a Parigi (oggi a Saint-Denis).
Negli anni della Repubblica a Firenze fu uno scultore apprezzato, richiesto anche per commissioni pubbliche. Nel 1508 si immatricolò nell’Arte degli Scalpellini di Firenze. Realizzò i fregi dei portali della sala dei Duecento in Palazzo Vecchio. Fra il 1508 e il 1509 lavorò alla rinettatura del perduto David bronzeo di Michelangelo. Seguirono varie commissioni prestigiose: il Cenotafio del gonfaloniere Soderini al Carmine, la Tomba Altoviti in Santi Apostoli (1507-1510), la statua di San Giovanni apostolo in Santa Maria del Fiore (pagamenti del 1513). Nel 1505 don Biagio Milanesi, generale dell’Ordine dei Vallombrosani, incaricò Benedetto di scolpire il Monumento sepolcrale di San Giovanni Gualberto, destinato alla badia di Passignano. L’artista attese alla grande opera presso il complesso di San Salvi, ma la dovette lasciare incompiuta nel 1513, in conseguenza all’esilio del committente inviso ai Medici rientrati a Firenze con la caduta della Repubblica (1512). I resti del monumento, in parte distrutto nei saccheggi del 1530, furono in parte riutilizzati e in parte sono oggi conservati presso il Museo di San Salvi e la Badia di Passignano.
Con il ritorno dei Medici al potere (1512), anche l’artista probabilmente cadde in disgrazia per le simpatie repubblicane. Fra il 1515 e il 1518 Benedetto è più volte documentato nel cantiere del santuario di Loreto. Intorno al 1520 lasciò Firenze e si trasferì in Inghilterra, dove rimase fino al 1536 circa realizzando opere in marmo e bronzo per la corte reale. Minato nella salute per l’attività in fonderia, tornò in patria dove fece testamento nel 1543.
Divenuto del tutto cieco, nel 1548 ottenne un vitalizio dai monaci vallombrosani. Morì a Vallombrosa intorno al 1554.
- E. Luporini, Benedetto da Rovezzano, Milano, Edizioni di Comunità, 1964
- F. Caglioti, Il “David” bronzeo di Michelangelo (e Benedetto da Rovezzano): il problema dei pagamenti, in Ad Alessandro Conti, in “Quaderni del Seminario di Storia della Critica d’Arte”, VI, 1996, pp. 85-132.