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Dalla lettura delle fonti e degli inventari della “casa vecchia” del 1498-99 (dopo la morte di Giovanni di Pierfrancesco), del 1503 (a seguito della scomparsa di Lorenzo di Pierfrancesco) e del 1516 (in occasione della divisione dei beni fra Pierfrancesco, figlio di Lorenzo il Popolano e Ludovico di Giovanni, poi detto Giovanni delle Bande Nere), risulta che l’abitazione del ramo collaterale della stirpe medicea presentava arredi e collezioni di un tenore molto alto, per gusto, qualità, varietà e ricchezza, tale da tenere il confronto con la più celebre residenza di famiglia posta a pochi passi sulla stessa via Larga bibliografia: Shearman 1975; Smith 1975.
Sin dagli inizi del Quattrocento le antiche case medicee potevano vantare opere d’eccezione. Già nel secolo precedente, nel 1381, il senese Barna aveva fatto alcuni dipinti “nelle case vecchie de’ Medici” che lo resero famoso fonti: Vasari 1568. Successivamente, per le stanze di Giovanni di Bicci, Dello Delli — artista esperto in arredi da camera — realizzò un intero corredo di mobili con scene figurate e ornamentazioni a rilievo, queste ultime realizzate in stucco dal giovane Donatello. Nelle stanze di Lorenzo il Vecchio (figlio di Giovanni di Bicci) c’erano innumerevoli “cassoni, spalliere e cornici”, dipinti “di mano di pittori non mica plebei, ma eccellenti maestri, tutte le giostre, torneamenti, cacce, feste ed altri spettacoli fatti ne’ tempi suoi, con giudizio, con invenzione, e con arte meravigliosa” fonti: Vasari 1568. Ancora nella prima metà del secolo, in una sala certo ampia — forse il salotto terreno o la sala grande al primo piano — entrò la serie degli Uomini famosi dipinta da Bicci di Lorenzo, oggi perduta. Infine faceva parte dell’arredo di qualche camera una spalliera dipinta con animali realizzata dal Pesello fonti: Libro di Antonio Billi [1506-1530 circa].
Sul finire del secolo la “casa vecchia”, dal 1451 divenuta di proprietà esclusiva del ramo cadetto dei Medici discendente da Lorenzo il Vecchio, si arricchì ulteriormente di arredi raffinati e opere d’arte preziose grazie a Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco, detti i Popolani. Come testimoniano gli inventari citati, nelle stanze si susseguivano cassoni con raffigurazioni prospettiche a intarsio, spalliere, sculture, dipinti. Fra questi ultimi spiccavano senz’altro due opere celeberrime di Sandro Botticelli: la Primavera e la Pallade e il Centauro. Le due tavole si trovavano nella “camera terrena allato della camera bella terrena”: la Primavera stava sopra l’alta spalliera di un “lettuccio” (una sorta di sontuosa cassapanca con braccioli utilizzata per adagiarsi durante il giorno), mentre la Pallade e il centauro era appesa come sovrapporta sopra l’ingresso dell’anticamera (forse lo scrittoio). Vi era inoltre un grande tondo dipinto raffigurante “La Vergine Maria con Nostro Signore in collo”, che è stato identificato con la Sacra Famiglia di Signorelli ora agli Uffizi. Nell’anticamera (forse il citato scrittoio) erano appesi lungo le pareti alcuni dipinti su tela con storie di Bacco, componenti la serie cosiddetta de “i Baccanali”. Sull’altare della cappella c’era un marmo raffigurante una Pietà affiancata da due angeli. Nel giardino, sopra “la pila di marmo” della fontana si ergeva un “idolo di bronzo in su una palla”, che potrebbe aver sostituito lo “spiritello” ricordato nel “Quaderno di spese dell’orto” del 1432 schede correlate: Il giardino della casa vecchia – bibliografia: Caglioti 2000. Nella divisione dei beni fra Pierfrancesco, figlio di Lorenzo il Popolano e Ludovico di Giovanni, poi detto Giovanni delle Bande Nere, stipulata nel 1516, tali opere vennero assegnate a Giovanni con i relativi ambienti. Spettò invece a Pierfrancesco un San Giovanni Battista in marmo scolpito dal giovane Michelangelo forse nel 1496 per il padre Lorenzo, situato nella “prima camera terrena” accanto al salotto terreno appartenente allo stesso Lorenzo. Nella medesima stanza, fra i vari dipinti, si trovava anche una tela fiamminga raffigurante una storia di Mosé.

  • W. Bulst, Die ursprüngliche innere Aufteilung des Palazzo Medici in Florenz, in “Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz”, 1969-1970, XIV, pp. 369-392.
  • D. Carl, La Casa Vecchia dei Medici e il suo giardino, in “Il Palazzo Medici Riccardi di Firenze”, a cura di G. Cherubini e G. Fanelli, Firenze, Giunti, 1990, pp. 38-43.
  • G.O. Corazzini, Il Chiasso del Traditore e la casa di Lorenzino de’ Medici, “Miscellanea Fiorentina di erudizione e Storia”, 1886, n. 12, I.
  • H. Saalman, P. Mattox, The first Medici Palace, in «Journal of the Society of Architectural Historians», 1985, XLIV, n. 4, pp. 329-345.
  • J. Shearman, The Collections of the Younger Branch of the Medici, in “The Burlington Magazine”, CXVII, 1975, pp. 12-27.
  • W. Smith, On the Original Location of the Primavera, in “Art Bulletin”, LVII, 1975, pp. 31-40.