Scrittoio di Giovanni di Cosimo
Periodo:
ante 1463
Committente / Collezionista:
Luogo:
Già Firenze, Palazzo Medici, primo piano (smantellato e distrutto)
M. 2,00 (lati sud e nord) x m. 3,50 (lati est e ovest), circa.
Di recente, Francesco Caglioti (2007) ha confutato l’ipotesi che le dodici teste di imperatori realizzate da Desiderio da Settignano e ricordate in un pagamento del 1455 siano state commissionate da Giovanni di Cosimo de’ Medici per il proprio studiolo. In realtà tale insieme di rilevi marmorei fu realizzato su commissione di Alfonso d’Aragona, attraverso la mediazione di Bartolomeo Serragli, agente dei Medici a Roma e presso la corte aragonese a Napoli.
Dalla descrizione ammirata di Palazzo Medici fatta da Antonio Averlino detto il Filarete e dalle lettere seguite alla visita del cardinale Francesco Gonzaga, si ricava che Giovanni, figlio minore di Cosimo il Vecchio e fratello di Piero il Gottoso, possedeva in Palazzo Medici uno studiolo mirabile per arredi e rivestimenti. Giovanni risiedeva al primo piano nell’appartamento che si affacciava su via de’ Gori, assai più tranquilla di via Larga. Lo studiolo di Giovanni era situato all’estremità sud-occidentale del palazzo: aveva un accesso diretto alla terrazza posta sulla loggia del giardino ed era prossimo a una scala che portava nel mezzanino dove era sistemata una biblioteca. Nello studiolo come nella propria villa sulle pendici della collina di Fiesole, Giovanni riunì una raccolta di teste marmoree antiche, a cui unì il proprio ritratto in busto in veste di imperatore romano scolpito da Mino da Fiesole. La raccolta traeva probabilmente ispirazione dal De vita Caesarum di Svetonio, di cui esisteva un esemplare manoscritto nella collezione dello stesso Giovanni. Nello stesso decennio Giovanni chiese a Donatello di realizzare uno scrittoio in marmo per il suo appartamento in Palazzo Medici, oltre ad altre opere. Dai documenti, risulta che nell’ottobre del 1455 Donatello era nella zona di Volterra per la scelta dei marmi e che nell’ottobre di due anni dopo garantiva di concludere l’opera in poco tempo. Non si conosce l’aspetto dello scrittoio marmoreo, andato perduto. E’ probabile però che fosse in qualche modo affine ai banchi e ai sedili rappresentati nei tondi con gli Evangelisti nella Sagrestia Vecchia, realizzati in terracotta dipinta dallo stesso Donatello. Dall’inventario dei beni di Lorenzo il Magnifico redatto nel 1492 e pervenuto in copia del 1512, si ricava che l’appartamento già di Giovanni di Piero ospitava allora Giovanni, figlio di Lorenzo il Magnifico, cardinale e poi dal 1513 papa Leone X. Il piccolo vano dello studiolo di Giovanni di Cosimo era stato nel frattempo trasformato in “chappelletta” privata.