Jacopo Chiavistelli
Firenze, 1621-1698
Attività:
pittore e scenografo
Nato a Firenze nel 1621, Jacopo Chiavistelli fu allievo di Fabrizio Boschi, di Mario Balassi e poi di Bartolomeo Neri detto il Poeta a Piedi, quest’ultimo pittore quadraturista e di ornato. Frequentò anche Baccio del Bianco, seguendone le lezioni di prospettiva e architettura civile e militare. Nel 1652 si immatricolò nell’Accademia delle Arti del Disegno. Verso il 1650, intanto si era messo in società con il lombardo Andrea Ciseri, anch’egli specializzato in pittura di ornato. Tale società venne sciolta dopo circa un ventennio a seguito di una controversia economica fra i due artisti.
Negli anni Cinquanta Jacopo, sotto la direzione di Pietro Tacca, si dedicò prevalentemente alla realizzazione di scenografie nei teatri dell’Accademia degli Immobili, istituita dal cardinale Giovan Carlo de’ Medici nel 1649: quello in via del Cocomero e quello in via della Pergola, il quale — fondato nel 1652 — venne decorato ad affresco dallo stesso Chiavistelli. Questi, nel 1656, fu chiamato dal granduca Ferdinando II, insieme ad altri artisti quali Cosimo Ulivelli e Angelo Gori, ad affrescare nella Galleria degli Uffizi le campate del terzo corridoio — quello di ponente — con un ciclo pittorico volto a celebrare istituzioni e uomini illustri fiorentini. Tale impresa si protrasse a lungo, tanto che nel 1680 il Chiavistelli risulta essere ancora impegnato in essa.
Una svolta nella carriera di Jacopo Chiavistelli fu segnata dalla sua partecipazione agli allestimenti in occasione del matrimonio fra Cosimo de’ Medici, figlio primogenito di Ferdinando II, con Margherita d’Orléans (1661). Da allora, per le sue doti di grande scenografo, l’artista fu ripetutamente incaricato di approntare imponenti allestimenti per esequie di membri della famiglia Medici e cerimonie funebri in onore di grandi monarchi europei. Inoltre, ben presto divenne molto richiesto per “la quadratura” e la pittura prospettica ornamentale. Infatti, Jacopo aveva saputo rinnovare tale genere pittorico sotto l’influenza dei bolognesi Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli, le cui finte architetture imponenti e spettacolari ornano l’appartamento estivo di Ferdinando II al piano terreno di Palazzo Pitti (1637-1641; oggi Museo degli Argenti) e il casino del cardinale Giovan Carlo de’ Medici in via della Scala (1641-1658). Jacopo Chiavistelli tornò ripetutamente a lavorare in Palazzo Pitti, dove rimangono vari affreschi: nell’appartamento estivo di Cosimo III sul lato sud del cortile; nei mezzanini del cardinale Giovan Carlo (ante 1661), negli appartamenti della granduchessa madre Vittoria della Rovere (1670-1671) e nel mezzanino della Muletta.
Inoltre Chiavistelli venne chiamato a decorare varie chiese fiorentine (Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, 1669-1670; Santi Michele e Gaetano, 1677-1678). Ma la principale attività dell’artista si svolse all’interno dei palazzi e delle ville della nobiltà fiorentina. Sono pervenuti scenografici affreschi nei palazzi Cerretani (ante 1671), Pucci (1680 circa), Corsini in via del Parione (1693-1697) e Gerini in via Ricasoli (1694).
Per i Riccardi dipinse in Palazzo di Valfonda e in Palazzo Medici Riccardi (1670-1690). In quest’ultimo, nel 1674, impegnato nella fabbrica nuova, affrescò un ciclo di storie di Carlo Magno e uno di storie di Cosimo I de’ Medici, andati perduti ma ricordati dai documenti (Büttner 1990, p. 158 e nota 71). Inoltre dal 1687 e al 1690 ricevette pagamenti regolari per decorazioni perlopiù a trompe-l’oeil, in vari ambienti del palazzo rinnovato (Büttner 1990, p. 164). Sono pervenute quelle in alcuni piccoli locali al piano nobile: nella stanza sul lato meridionale che precede la terrazza, posta sopra la galleria terrena; nel ricetto antistante la cappella dei Magi; nell’anticamera che introduce all’infilata delle tre sale settentrionali, sul fronte prospiciente via Cavour. Inoltre dipinse le cornici intorno ad alcuni affreschi di Anton Domenico Gabbiani.
Negli ultimi dieci anni della sua vita, Chiavistelli lavorò continuativamente per il granprincipe Ferdinando, figlio di Cosimo III. Nel 1688 con i suoi collaboratori fu impegnato nell’impresa decorativa della villa di Pratolino (distrutta nell’Ottocento) e allestì le scene per le commedie ivi rappresentate (fino al 1696). Inoltre operò nella villa di Poggio a Caiano (1692) e nei mezzanini dell’appartamento del granprincipe in Palazzo Pitti (1693), dove anche lì realizzò quadrature e incorniciature intorno agli affreschi di Anton Domenico Gabbiani. Inoltre Ferdinando chiese al Chiavistelli di dipingere giunte architettoniche a due grandi quadri da inserire nella propria collezione: nel 1693 l’Omaggio del senato fiorentino al piccolo Ferdinando II de’ Medici di Giusto Suttermans (ora nella Galleria degli Uffizi) e nel 1697 la Madonna del baldacchino di Raffaello (Palazzo Pitti, Galleria Palatina). Ancora per la collezione del granprincipe Jacopo dipinse il proprio Autoritratto entrato in galleria nel 1697.
Jacopo Chiavistelli morì a Firenze nel 1698. Fu sepolto in San Felice in Piazza nella tomba famigliare da lui stesso approntata davanti all’altare di santa Lucia, per il quale l’artista aveva dipinto una tela con il Martirio della santa.
- C. Lenzi Iacomelli, L’appartamento di Gabriello Riccardi in Palazzo Medici Riccardi, in Fasto privato. La decorazione murale in palazzi e ville di famiglie fiorentine, vol. I, / Quadrature e decorazione murale da Jacopo Chiavistelli a Niccolò Contestabili, a cura di M. Gregori e M. Visonà, Firenze, Edifir, 2012.
- P. Maccioni, Chiavistelli, Jacopo, voce in La pittura in Italia. Il Seicento, Milano, Electa, 1989, 2 voll. II, pp. 690-691.
- G. Leoncini, Chiavistelli, Jacopo, voce in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XXIV, Roma, Treccani, 1980, pp. 653-656.
- L. Baldini, Ancora sul Chiavistelli a Palazzo Pitti. Un episodio dimenticato, in L’ architettura dell’inganno. Quadraturismo e grande decorazione nella pittura di età barocca, atti del Convegno Internazionale di Studi (Rimini, 28-30 novembre 2002) a cura di F. Farneti, Firenze, Alinea Ed., 2004 (‘Saggi e documenti di storia dell’architettura’; 45), pp. 59-65.