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Eleonora di Toledo acquista Palazzo Pitti. I primi lavori

Protagonisti:
Periodo:

1550


Luoghi:

Firenze


Nel febbraio del 1550 (stile fiorentino: 1549) Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici duca di Firenze, acquista Palazzo Pitti per 9.000 scudi d’oro. La duchessa aveva intenzione di trasformare la vetusta dimora quattrocentesca una residenza principesca alternativa a Palazzo Vecchio. L’antico palazzo di Luca Pitti, edificato secondo le fonti su progetto di Brunelleschi, era divenuta ormai una vasta proprietà in decadenza, indivisa fra numerosi eredi. Tale proprietà era così costituita: “un palazzo grande; una casa seu domibus retro dette le case vecchie; la piazza antistante fino alla via maestra; cortile, logge, piazze, fonti e altri diritti e servitù; l’orto grande, che si estendeva dal palazzo fino alle mura cittadine per 146 staiora circa” (Facchinetti 2000, p. 24). Con l’acquisto di Palazzo Pitti, Eleonora e Cosimo potevano realizzare una dimora principesca, ampia e sicura, immersa nel verde e nel contempo chiusa dalle mura della città e dei conventi limitrofi. L’ampiezza originaria del palazzo era corrispondente alle sette finestre centrali della attuale facciata. L’edificio era aperto sulla piazza da tre portoni, sormontati da due piani divisi da marcapiani: Allori; Firenze, Santo Spirito.I primi lavori di ristrutturazione furono affidati a Davide di Raffaello Fortini. I due portoni laterali in facciata furono chiusi e trasformati in finestre. I tre fornici centrali al primo piano furono dotati di ampie “invetriate”, le prime adottate a Firenze. Furono inoltre portati a termine i marcapiani. La grande “casa vecchia” alle spalle del palazzo quattrocentesco, con orientamento ortogonale ad esso, fu raccordata all’edificio principale tramite una nuova struttura comprendente una scala e alcuni vani. La nuova dimora, raffigurata in un affresco in Palazzo Vecchio (Vasari, Assedio; Firenze, Palazzo vecchio, sala di Clemente VII), presentava ambienti ornati da dipinti di Giorgio Vasari e Bernardo Buontalenti. Contemporaneamente alla ristrutturazione del complesso edilizio furono sistemati anche il giardino e le aree agricole. L'”orto dei Pitti” era compreso fra la cinta bastionata costruita da Cosimo I durante la guerra contro Siena (1546-1548), le mura trecentesche, porta Romana e le case di via Romana. L’area era denominata de’ Boboli, antico toponimo che indicava aree boschive. Il terreno già dei Pitti fu ampliato verso nord (in direzione dell’Arno) dall’acquisto di due poderi, rispettivamente dalle monache di Santa Felicita (1550) e dai Guidi di Monterigoli (1551). Niccolò Pericoli detto il Tribolo, che per Cosimo I aveva già realizzato lo splendido giardino della villa medicea di Castello, fu incaricato di approntare il progetto del nuovo giardino di Boboli. Morto il Tribolo nel settembre del 1550, i lavori furono portati avanti dal genero Davide Fortini che si attenne però al progetto già definito. Si successero quindi vari architetti di corte: Marco del Tasso, Giorgio Vasari, Bartolomeo Ammannati. La zona principale del giardino, di fronte al palazzo, fu l’invaso verde a U detto il “Prato”, con una forma memore di antichi anfiteatri, ricavato dall’interramento di una cava utilizzata per la costruzione dell’edificio. Nella zona verso Santa Felicita fu costruita la “Grotticina di Madama”, con dipinti a grottesche di Francesco Bachiacca e sculture di Giovanni Fancelli, raffiguranti putti, capricorni e figure zoomorfe. In quei pressi fu sistemato un giardino segreto, destinato alla coltivazione di alberi da frutto nani. Furono quindi impiantati un giardino di semplici, una grande “ragnaia”, un “ballatoio” per il gioco della pallacorda, oltre a orti coltivati a vigne, olivi e alberi da frutto. Per le piantagioni, le fontane e le grotte fu necessario creare una complessa rete di canali di drenaggio e un efficiente sistema idraulico. Per quest’ultimo fu deviata la sorgente della Ginevra posta sulla collina di Arcetri. L’acqua convogliata nel vivaio sopra il Prato doveva scendere al centro dell’anfiteatro verde dove il Tribolo aveva previsto una monumentale fontana poi realizzata da Giambologna fra il 1574 e il 1576 (la Fontana dell’Oceano, poi spostata nella vasca dell’Isola). Un’ulteriore conduttura portò l’acqua verso un’altra conserva, posta all’uscita del corridoio vasariano, dove poi a fine secolo sarebbe stata costruita la Grotta Grande di Bernardo Buontalenti. Nel 1562 moriva Eleonora di Toledo. La fabbrica di Palazzo Pitti passò interamente nelle mani di Cosimo I che maturava l’idea di farne una reggia grandiosa, altamente rappresentativa del suo ruolo di principe assoluto a capo di uno stato regionale di rilevanza politica nello scacchiere europeo. Cosimo assegnò l’arduo compito della trasformazione dell’edificio a Bartolomeo Ammannati, che era divenuto direttore della fabbrica di Palazzo Pitti il 26 luglio del 1561.