La conquista di Siena
Periodo:
1554-1555
Luoghi:
Toscana (Italia): Siena e territorio
Nel luglio del 1552 a Siena una sollevazione portò alla cacciata della guarnigione imperiale al momento dell’ingresso delle truppe francesi. Cosimo I de’ Medici, duca di Firenze, capiva che per il consolidamento del proprio potere era diventata ormai di cruciale importanza la conquista di Siena, alleata della Francia e fiera oppositrice del potere mediceo e dell’ingerenza imperiale, dove i fuorusciti fiorentini trovavano rifugio e sostegno.
Dopo il fallimento di una spedizione guidata dal vicerè di Napoli, Don Pedro, fra l’autunno e l’inverno del 1553 Cosimo si preparò dunque a condurre personalmente la guerra per la conquista della repubblica senese. Per studiare la strategia dell’attacco, il duca di Firenze si fece fare un modellino della città da sconfiggere.
Affidò la spedizione al capitano imperiale Giangiacomo de’ Medici marchese di Marignano, mentre Piero Strozzi, maresciallo di Francia e luogotenente generale in Italia, comandava le truppe francesi e senesi, nelle cui fila c’erano anche molti fuorusciti fiorentini.
Nella notte fra il 26 e il 27 gennaio 1554 il Marchese di Marignano partì da Poggibonsi con le truppe ducali e imperiali verso le fortificazioni senesi. Era al comando di 4.500 fanti, 100 muli carichi di 20 pezzi di artiglieria, 2.000 guastatori, circa 400 cavalieri spagnoli. Durante il cammino ordinò una sosta a poche miglia da Siena, per fare indossare ai suoi uomini la camicia bianca necessaria nei combattimenti notturni. Fece dunque partire l’assalto al forte senese fuori di Porta Camollia. I quaranta uomini del corpo di guardia, colti addormentati, furono facilmente sconfitti e catturati.
Dopo mesi di combattimenti, il 2 agosto 1554 l’esercito del marchese di Marignano vinse clamorosamente le truppe agli ordini di Piero Strozzi, nella piana di Scannagallo presso Marciano in Val di Chiana. Lo scontro si concluse con perdite ingenti per l’esercito franco-senese: 4000 morti e altrettanti feriti. La maggior parte dei vessilli nemici (103 su 130) furono presti dalle truppe mediceo-imperiali, portati a Firenze ed esposti diversi giorni nella basilica di San Lorenzo.
Cosimo era a Firenze in piazza Santa Trinita, quando un messo lo informò dell’importante vittoria: in ricordo di tale momento il Medici fece erigere sul luogo la Colonna della Giustizia, un monolito di granito orientale proveniente dalle terme di Caracalla a Roma donatogli da papa Pio IV.
La vittoria di Marciano fu decisiva per la conquista di Siena. Dopo mesi di assedio, il 17 aprile 1555 la città stremata si arrese; la popolazione da 40.000 abitanti si era ridotta a 6.000. Il 21 aprile le truppe medicee e imperiali fecero il loro ingresso a Siena. Il 13 giugno da Bruxelles giunse la ratifica imperiale dell’atto di sottomissione della repubblica senese a Carlo V convenuta a suo nome da Cosimo I de’ Medici.
Nel frattempo si era reso necessario conquistare anche la roccaforte di porto Ercole dove si erano rifugiati numerosi senesi con soldati francesi e tedeschi. Il 20 giugno, dopo ventiquattro giorni di assedio ininterrotto e la conquista delle fortezze di Sant’Ippolito, de Lo Stronco e de L’Avvoltoio, i mediceo-imperiali piegarono qualsiasi resistenza. Piero Strozzi con un gruppo di uomini fuggì ritirandosi nella rocca di Montalcino, dove resistette per altri quattro anni di combattimenti.
Il 3 luglio 1557 Filippo II, vicario dell’imperatore in Italia, concesse a Cosimo I l’investitura feudale dello stato di Siena e di Portoferraio. Lo Stato dei Presidi sulla costa (Monte Argentario, Orbetello, Talamone) rimase invece alla Spagna.
Il conflitto franco-asburgico, tenuto su più fronti, si concluse nel 1559 con il trattato di Cateau-Cambrésis, che sancì definitivamente il predominio spagnolo in Italia. Con esso Cosimo vide confermata dai privilegi imperiali l’annessione dello stato senese e di Portoferraio al territorio mediceo, ad eccezione dei porti a sud della Toscana compresi nello Stato dei Presidi. Inoltre, in base a tale accordo la Francia cedeva Montalcino e i territori non ancora assoggettati alla Spagna: infatti il 4 agosto 1559 i “difensori della libertà” della repubblica di Siena asserragliati a Montalcino abbandonarono la rocca e fecero giuramento di fedeltà davanti al procuratore di re Filippo II, don Giovanni de Guevara. In virtù dell’investitura dello stato senese al duca di Firenze, il rappresentante spagnolo passò quindi tali possedimenti ai rappresentanti medicei Agnolo Niccolini e Federigo da Montauto.
- C. Acidini, Due episodi della conquista cosimiana di Siena, in “Paragone”, XXIX, 1978, n. 345, pp. 3-26.