Oggi aperto
19:00 - 19:00

Apollo e Dafni

Autore:
Periodo:

1490 circa


Luogo:

Parigi, Musée du Louvre


Link:

Parigi, Musée du Louvre

Tavola; cm. 39 × 29.

La scena è ambientata in un paesaggio collinare; al centro si apre in una valle, solcata da un fiume con un ponte che collega le due sponde; sull’altura si erge un castello o una città turrita e murata. In primo piano si presentano due giovani nudi: l’uno, a sinistra, con i capelli corti, seduto su una roccia, suona una fistula, l’altro in piedi sulla destra, con le chiome lunghe mosse dal vento lo guarda, tenendo una mano appoggiata su un fianco, mentre con l’altra sostiene un bastone. Ai piedi di quest’ultimo personaggio, ci sono un arco, un turcasso con le frecce a terra e una lira appesa con una corda a un tronco d’albero secco e mozzato. In alto, nel cielo, volano alcuni uccelli: un rapace (falco?) sta assalendo un fagiano.
Il soggetto della scena è tradizionalmente riconosciuto come la gara fra Apollo e Marsia: il satiro, orgoglioso della musica che riusciva a suonare con il doppio flauto di Atena di cui si era impossessato, sfida Apollo in una gara musicale. Il dio accetta la sfida e, una volta ottenuta la vittoria, condanna Marsia ad essere scuoiato vivo per avere osato con tanta superbia sfidarlo.
Vari elementi però contraddicono l’identificazione, primo fra tutti il fatto che il giovane sulla sinistra non presenta i tratti di un satiro, quali le orecchie a punta. E’ stato quindi proposto di riconoscere in tale personaggio la figura di Dafni, il giovane e bellissimo pastore, figlio di Mercurio e di una ninfa. Educato alla musica dal fratellastro Pan e protetto dal dio Apollo, Dafni fu il mitico inventore della poesia bucolica e pastorale. Egli amava la ninfa Nomia, da lei ricambiato. Un giorno, però, tradì la sua compagna, sedotto dalla figlia di un re di Sicilia che l’aveva ubriacato. Offesa e irata Nomia lo accecò. Dafni cieco vagava cantando commoventi canzoni a lutto, finché morì, caduto da una rupe, annegato o trasformato in una roccia, a seconda delle fonti letterarie. Nel dipinto del Louvre, l’uccello in volo aggredito da un rapace potrebbe alludere alla triste morte del giovane pastore-cantore (Del Bravo 1984).

John Barnard (XVIII sec.); venduto con la collezione al mercante Thomas Emerson (1787); Francis Isaac Duroveray (1835); Sotheby’s, 2 marzo 1850 (attribuito a Mantegna); acquistato da Morris Moore (attribuito a Raffaello); acquistato dal Louvre il 2 maggio del 1883 (attribuito a Raffaello).
L’originaria ubucazione dell’opera è ignota. Probabilmente però l’opera era a Firenze, ai primi del Cinquecento quando fu ripresa da Francesco Bachiacca nell’Adamo ed Eva ora nella John Johnson Collection di Philadelphia.
Nel personaggio sulla sinistra, tradizionalmente identificato con Marsia, probabilmente è invece da riconoscere Dafni, il giovane e bellissimo pastore che fu musico e cantore straordinario (si veda sopra “Descrizione, soggetto”; Del Bravo 1984). Il tema della musica, che certo è rilevante nella composizione del Perugino, rimanda alla cultura prossima a Lorenzo il Magnifico, nella cui seconda ecloga Pan compiange Dafni, morto per amore nel fiore della giovinezza. Inoltre Naldo Naldi, poeta protetto dai Medici, identificò Lorenzo in Dafni (Ecloghe, I, vv. 24-27), il cui nome greco significa alloro perché allude al boschetto in cui nacque nella sua I ecloga.
I personaggi del dipinto di Perugino si rifanno a modelli antichi, come il Meleagro di Scopas e modelli prassitelici.
La tavoletta del Louvre per il tema rappresentato e per la temperie culturale che manifesta è stata messa in relazione con gli affreschi di soggetto mitologico — perduti e non meglio precisabili — realizzati da Perugino, insieme a Botticelli, Filippino Lippi e Ghirlandaio, alla villa dello Spedaletto nei pressi di Volterra nel 1490-1491.