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Busto di filosofo, detto di Platone

Autore:
Periodo:

Copia di età romana, da originale greco databile nel II sec. a.C


Committente / Collezionista:
Luogo:

Firenze, Galleria degli Uffizi


Marmo greco, h. cm. 68.

Integrazioni di restauro rimosse. Sulla superficie, patina moderna (cfr. Itinerario… 1992).

Il busto a torso nudo e privo delle braccia, presenta il ritratto di un uomo anziano, con barba lunga e folta, quasi calvo, con capelli mossi intorno alla testa, cinta da una tenia. Il volto è molto scheggiato ed è privo di naso. Ha una posizione frontale e presenta la fronte larga, gli occhi prominenti, le guance scavate, il labbro inferiore carnoso. L’aspetto generale richiama la fisionomia di un filosofo, che la scritta sulla base identifica con Platone.

Atene, rovine dell’Accademia (?); Firenze, Palazzo Medici o Villa di Careggi (?); Galleria degli Uffizi (dal 1659). Fino alla seconda metà del Seicento non si hanno notizie documentarie certe relative al busto, la cui storia collezionistica è quindi molto dubbia. La critica in genere tende a identificarlo con la presunta testa di Platone, rinvenuta ad Atene fra le rovine dell’Accademia, che Girolamo Rossi da Pistoia avrebbe portato a Firenze per Lorenzo il Magnifico (Beschi 1983; Acidini 1991). Il Valori , che riporta la notizia, afferma anche che da molto tempo Lorenzo desiderava possedere un ritratto del filosofo greco e dunque fu felicissimo dell’acquisizione. Con lui, parteciparono all’emozione per l’acquisizione, filosofi e letterati che frequentavano i cenacoli nella villa di Careggi e nella altre residenze medicee, i quali vedevano proprio in Platone il loro nume tutelare traendo ispirazione dal neoplatonismo. In particolare si racconta che Marsilio Ficino si fece fare una copia e sotto di essa teneva sempre una lucerna accesa. (Chastel 1982). E’ incerto anche se la scultura ora agli Uffizi sia il busto, considerato essere l’effigie di Platone, rinvenuto dopo il 1494 a Careggi (Mansuelli 1961). Anche se il busto fosse quello posseduto da Lorenzo, la critica è propensa a ritenere che il ritratto non sia in realtà di Platone, ma di un altro personaggio. Infatti, è stato notato che la scritta ΠΛΑΤΩΝ (“Platone”) incisa sulla base è un falso. Inoltre, nel XV secolo era ignota l’ubicazione dell’Accademia ad Atene, rintracciata solo alla fine dell’Ottocento. Dunque è probabile che i collaboratori del Magnifico – in questo caso, in particolare Girolamo Rossi da Pistoia – abbiano voluto soddisfare i desideri del Magnifico, ansioso di possedere l’effigie del celebre filosofo, e abbiano spacciato per un ritratto di Platone il busto un altro personaggio, le cui fattezze rimandano a quelle di Carneade o Ippocrate (Monaco in Itinerario laurenziano… 1992).