Cupido dormiente
Periodo:
1494-1496
Luogo:
Ignota
Marmo di Carrara; lunghezza 92 cm circa (dati rilevati da fonti e documenti).
Il primo a descrivere dettagliatamente l’opera michelangiolesca perduta è Ascanio Condivi nella sua biografia dell’artista (1553 vedi fonti): “un Dio d’amore, d’età di sei anni in sette, a iacere in guisa d’uom che dorma”. Antonio Pico della Mirandola così lo descrive in una lettera a Isabella d’Este scritta il 23 luglio 1496 a Roma: “uno putto, cioè uno Cupido che si ghiace et dorme posato in su una mano; e’ integro et e’ lungo circa IIII spanne”.
Il soggetto è piuttosto diffuso nella statuaria antica, come è dimostrato anche da esemplari scultorei provenienti dalle collezioni medicee (Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1914 nn. 279 e 392). Nel 1488 Giuliano da Sangallo portò a Firenze un Cupido dormiente antico donato a Lorenzo il Magnifico da Ferdinando d’Aragona, re di Napoli. Il pezzo è stato di recente riconosciuto nella scultura in marmo nero raffigurante un Erote dormiente con gli attributi di Eracle conservata agli Uffizi (inv. 1914 n. 279), di età tardo romana e databile nel III sec. d. C. (vedi immagini di riferimento; vedi bibliografia: Hirst 1994).
Da tempo la critica si è impegnata a rintracciare la scultura michelangiolesca o almeno echi di essa in opere coeve o successive, basandosi anche sul disegno con tre esemplari di putti dormienti facente parte di un album inglese secentesco che registra le sculture provenienti dalle collezioni dei Gonzaga (vedi copie e derivazioni). La citazione più precoce del Cupido michelangiolesco, che ne restituisce le fattezze, potrebbe essere nel Bambino Gesù dipinto nel pannello centrale del polittico nella parrocchia di San Nicolás a Valencia eseguito dopo il 1515 da Fernando Yáñez, artista presente in Italia forse a Roma e a Firenze fra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento. Il putto raffigurato nel dipinto spagnolo risulta molto vicino alla scultura in marmo oggi nella collezione Methuen a Corsham Court, anche se tale opera non corrisponde a pieno alle prime descrizioni dell’opera michelangiolesca.
Le fonti pongono l’esecuzione del Cupido dormiente dopo il ritorno di Michelangelo a Firenze, avvenuto fra la fine del 1495 e i primi del ’96 (fonti: Condivi 1553; Vasari 1568). Di recente (bibliografia: Weil-Garris Brandt 1999, p. 340; Acidini 2005, è stato proposto di anticipare l’avvio dell’esecuzione: prima della partenza per Venezia e Bologna (ottobre 1494) o durante il soggiorno bolognese (fino alla fine del 1495).
Urbino, Palazzo Ducale (dal 1496); Mantova, Castello di San Giorgio (1502-1627 almeno); Inghilterra, raccolte reali (XVII secolo).
Tornato fra la fine del 1495 e i primissimi del ‘96 da Bologna a Firenze, Michelangelo scolpì due opere in marmo, forse già avviate prima della sua partenza (ottobre 1494): un San Giovannino per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici e un Cupido dormiente. L’artista lavorò probabilmente nella stanza nel giardino di San Marco, di cui aveva la chiave per potervi accedere liberamente.
Michelangelo mostrò il Cupido all’amico Lorenzo di Pierfrancesco, al quale nel frattempo consegnò il San Giovannino. Il Medici, rimasto colpito dalla qualità dell’opera, convinse lo scultore, suo amico, a ‘invecchiarlo’ e mandarlo a Roma per poterlo vendere a maggior prezzo spacciandolo per un pezzo antico. Il Buonarroti accettò il suggerimento e, probabilmente nel marzo del 1496, vendette la scultura per trenta denari a Baldassarre del Milanese. Mercante e banchiere, costui abitava a Firenze in via Larga nel palazzo poi denominato Capponi Covoni, situato davanti a Palazzo Medici, ma svolgeva molti dei propri affari a Roma. Portato il marmo a Roma, il Milanese lo sotterrò in una vigna per ‘sporcarlo’ e dunque dargli un aspetto più antico. Quindi riuscì a rivenderlo per duecento ducati a Raffaele Riario, cardinale di San Giorgio, che allora abitava presso la cognata Caterina Sforza nell’odierno Palazzo Altemps. Ma ben presto, già ai primi di maggio, il Riario capì di aver acquistato un “falso”, per quanto realizzato con straordinaria perizia. Così chiese indietro i propri soldi, restituendo la scultura, ma mandò a Firenze una persona di fiducia, il banchiere Jacopo Galli, per conoscere l’artefice.
Per parte sua, Michelangelo, dopo aver incontrato il Galli, partì per Roma il 25 giugno portando con sé varie lettere di presentazione scritte da Lorenzo di Pierfrancesco e indirizzate al cardinale Riario e ai banchieri fiorentini residenti nella città pontificia, olte a una per Baldassarre del Milanese come monito. Il Buonarroti cercò di riacquistare il Cupido dormiente, ma il Milanese rispose con asprezza dicendo che piuttosto di restituirgli il marmo lo avrebbe fatto a pezzi. Lo stesso Milanese intanto aveva esposto l’opera nel palazzo del cardinale Ascanio Sforza (palazzo Sforza Cesarini), zio di Caterina, mettendolo in vendita per duecento scudi (vedi notizie complementari: 1.).
In Palazzo Sforza il Cupido dormiente fu visto da Antonio Pico della Mirandola che il 23 luglio scrisse a Isabella d’Este marchesa di Mantova comunicandole che la scultura non era antica, come si voleva far credere, ma che era così bella e integra da ingannare tutti. Isabella era troppo appassionata di arte antica per interessarsi ad un’opera del genere, per quanto di qualità eccelsa. Alla fine del 1496 il Cupido dormiente venne donato da Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro VI, a Guidobaldo da Montefeltro, duca di Urbino. Nel 1502 Cesare Borgia si riprese la scultura michelangiolesca, quando conquistò e saccheggiò Urbino, e la donò a Isabella d’Este. L’opera giunse a Mantova il 21 luglio sul dorso di un mulo, insieme a una Venere antica. Isabella scrisse al marito Francesco Gonzaga che “El Cupido per cosa moderna non ha paro”. Quando Guidobaldo, cognato della marchesa, tornò sul trono del ducato di Urbino, Isabella si rifiutò categoricamente di restituirgli il marmo. Esso fu collocato nella “grotta” della marchesa nel Castello di San Giorgio a Mantova, dove poi fu affiancato da un altro Cupido pervenuto da Roma nel 1505 e ritenuto realmente antico, opera di Prassitele. L’opera rimase a Mantova fino almeno al 1627.
Nel XVII secolo la scultura del Buonarroti migrò in Inghilterra insieme alla maggior parte delle collezioni Gonzaga. Lì è andato perduto, forse distrutto con altri tesori nell’incendio di Whitehall Palace del 1698.
- A. Condivi, Vita di Michelangelo Buonarroti, Roma, 1553, ed. a cura di G. Nencioni, con saggi di M. Hirst e C. Elam, Firenze, SPES, 1998, p. 17.
- G. Vasari, La vita di Michelangelo nelle redazioni del 1550 e del 1568, a cura di P. Barocchi, Milano-Napoli, Ricciardi, 1962, 5 voll, I, p. 13.
- G. Vasari, La vita di Michelangelo nelle redazioni del 1550 e del 1568, a cura di P. Barocchi, Milano-Napoli, Ricciardi, 1962, 5 voll, I, p. 13, II, p. 149 nota 128.
- G. Vasari, Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori, et architettori, riviste e ampliate, Fiorenza, Appresso i Giunti, 1568, 3 voll.; ed. in “G.V., Le opere”, con nuove annotazioni e commenti di G. Milanesi, Firenze, Le Monnier, 1878-1885, 9 voll., I-VII, 1878-1881; ristampa, Firenze, Sansoni, 1906, p. 147 con nota 2.
- C. Acidini, Michelangelo scultore, Milano, Motta, 2005, cap. II.
- A. Civai, Palazzo Capponi Covoni in Firenze, Firenze, Consiglio Regionale della Toscana, 1993, p. 20.
- Giovinezza di Michelangelo, catalogo della mostra (Firenze) a cura di K. Weil-Garris Brandt, C. Acidini Luchinat, J.D. Draper, N. Penny, Firenze-Milano, Artificio-Skira, 1999, pp. 318-323 (E.D. Schmidt; P. Bocci).
- Ch. de Tolnay, Michelangelo. I: The Youth of Michelangelo, II ed. rivista, Princeton, Princeton University Press, 1947, (I ed.: Princeton 1943); ristampa, Princeton, Princeton University Press, 1969 , pp. 201-202.
- K. Weil-Garris Brandt, N. Baldini, Cronologia ragionata del periodo giovanile di Michelangelo (1475-1504) con particolare riguardo al primo soggiorno romano, in “Giovinezza di Michelangelo”, catalogo della mostra (Firenze) a cura di K. Weil-Garris Brandt, C. Acidini Luchinat, J.D. Draper, N. Penny, Firenze-Milano, Artificio-Skira, 1999, pp. 435-451, in part. p. 440.
- K. Weil-Garris Brandt, Sogni di un Cupido dormiente smarrito, in “Giovinezza di Michelangelo”, catalogo della mostra (Firenze) a cura di K. Weil-Garris Brandt, C. Acidini Luchinat, J.D. Draper, N. Penny, Firenze-Milano, 1999, pp. 315-317.