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La festa dei Magi

Periodo:

XV secolo


Firenze, via Larga, convento di San Marco

La festa dei Magi fu una delle innumerevoli rappresentazioni che nel Rinascimento si tenevano per le strade e le piazze di Firenze. Certo fu una delle più spettacolari e ammirate. Si teneva il giorno dell’Epifania il 6 gennaio, per celebrare il viaggio dei Magi giunti a Betlemme ad adorare Gesù Bambino seguendo la stella, secondo il racconto trasmesso dai Vangeli (Matteo: 2, 1-11) e dai Vangeli Apocrifi.
Le sue origini sono incerte anche se sembra che fosse già in vigore alla fine del Trecento, dato che risulta descritta per la prima volta nel 1390. Ben presto l’organizzazione e l’allestimento spettò a una confraternita, la compagnia dei Magi appunto, di cui entrarono a far parte personaggi facoltosi e in vista.
La rappresentazione consisteva in una spettacolare cavalcata lungo un percorso cittadino prefissato con alcune soste. Nel prime due edizioni documentate, nel 1390 e nel 1428, il corteo partì da piazza San Marco – dove aveva sede la compagnia dei Magi – per raggiungere, lungo via Larga, la reggia di Erode in piazza San Giovanni e quindi il presepio presso il Duomo dove i re offrivano i loro doni; il corteo faceva quindi ritorno al punto di partenza oppure proseguiva in piazza della Signoria dove si svolgeva la strage degli Innocenti.
Le famiglie che partecipavano al corteo, avevano l’opportunità di dare sfoggio ai drappi, stoffe, abiti, monili, preziosi e ricercati, che manifestavano il ceto dei partecipanti e spesso la ricercatezza delle merci da loro stessi prodotte, acquistate o vendute. La festa assunse un contenuto autocelebrativomondano e ostentatorio che portò al persistere di modi della cerimonialità cortese e del gusto tardo-gotico. Per tale motivo, la sfilata per le strade diventò la parte più importante rispetto all’azione scenica nei luoghi deputati. Dopo il rientro dall’esilio di Cosimo il Vecchio nel 1434 e con la sua affermazione politica, i Medici videro nella festa dei Magi e nel suo corteo la possibilità di identificare la propria immagine pubblica con un’occasione da poter rendere tanto sfarzosa e spettacolare agli occhi della cittadinanza. Del resto il percorso della cavalcata comprendeva nel suo tratto più lungo via Larga, dove i Medici risiedevano: le loro case e, dalla metà del Quattrocento, il Palazzo fatto costruire da Cosimo diventavano le quinte teatrali della sfilata. Così nella confraternita dei Magi si identificò l’intera famiglia dei Medici e la propria consorteria. Nel 1447, quando i finanziamenti del Comune alla festa aumentarono, Giovanni di Cosimo de’ Medici risulta fra i dieci ‘festaiuoli’. In quello stessa anno la festa assunse una cadenza quinquennale anziché triennale.
In una descrizione di una edizione della festa voluta alla fine degli anni Sessanta da Piero il Gottoso, il domenicano fra’ Giovanni di Carlo si sofferma a descrivere l’allestimento divenuto negli anni sempre più sontuoso. L’itinerario della cavalcata si è nel frattempo ampliato allargandosi a tutta la città, che viene così visivamente coinvolta. La celebrazione iniziava dagli accampamenti dei tre Re posti in tre luoghi diversi e distanti fra loro ai margini della città. Ciascun Mago partiva con un grande e variegato seguito, con carri ricolmi di merci preziose, animali, musici, giovani in livrea appiedati e a cavallo, questi ultimi appartenenti alla famiglie dell’oligarchia fiorentina con abiti dei loro padri e maschere raffiguranti i volti degli stessi. La reggia di Erode fu allestita nel giardino di San Marco nella piazza omonima, con drappi sfarzosi e addobbi vegetali ricercati: un’ambientazione effimera dal sapore cortese ed esotico al tempo stesso, dove recitavano con eleganza personaggi in abiti orientaleggianti pronti ad accogliere i Magi.
La Festa dei Magi evolve nel corso del Quattrocento attraverso tre generazioni di casa Medici: Cosimo il Vecchio, Piero il Gottoso e Lorenzo il Magnifico. Introdusse a Firenze uno stile cortigiano e di ispirazione diplomatica, che ben si evidenziava nel corteo e nella reggia di Erode e ben rifletteva le ambizioni principesche ed egemoniche dei Medici. Grazie alla festa, l’asse viario di via Larga comprendente Palazzo Medici assunse un aspetto monumentale, divenendo un punto di riferimento fondamentale dell’urbanistica rinascimentale e della cerimonialità cittadina.
E’ significativo, in questo senso, che la compagnia dei Magi sia stata soppressa nel 1494 all’indomani dalla cacciata dei Medici da Firenze. L’ultima rappresentazione venne allestita da fra’ Girolamo Savonarola promotore della insurrezione, in una versione molto contenuta e austera, in cui il ruolo dei tre Re era rivestito dallo stesso frate insieme ad altri due domenicani.

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