Francesco Riccardi
?, 1648 - ?, 1719
Attività:
Ambasciatore, consigliere di stato
Nato il 31 marzo del 1648, Francesco era il figlio primogenito di Cosimo Riccardi (1601-1649) e Lucrezia Torrigiani. Rimasto orfano di padre ad appena pochi mesi dalla nascita, crebbe sotto le attenzioni dello zio Gabriello (1606-1675), di cui fu il nipote prediletto. Gabriello affidò l’educazione del suo pupillo al precettore Alessandro Segni, bibliotecario di fiducia. Nel 1659 si fece affiancare dal nipote in occasione dell’acquisto di Palazzo Medici in via Larga. Nel 1665-1666 e nel 1668-1669 Francesco compì lunghi viaggi all’estero, con tappa presso le principali capitali europee, accompagnato e guidato dal Segni. Il giovane marchese, che annotò le proprie impressioni in taccuini di viaggio, visitò molte biblioteche pubbliche e private, fra cui quelle di Venezia, Parigi, Amburgo, Torino. Inoltre acquistò numerosi dipinti fiamminghi riferiti agli artisti più celebri. Nelle intenzioni di Gabriello, quella sorta di Grand Tour doveva essere un’importante esperienza formativa per Francesco, in vista di una sua prossima attività di diplomatico. In effetti, nel frattempo Francesco riceveva i primi incarichi pubblici dai Medici, dai quali venne inviato presso le corti straniere con compiti di rappresentanza. Nel 1667 accompagnò il cardinale Leopoldo de’ Medici a Roma. Nel 1670 in qualità di ambasciatore straordinario, insieme ad altri nobili (quali Orazio Capponi, Orazio Gianfigliazzi, Francesco Cavalcanti, Ferdinando Gondi), rese omaggio a Clemente X, appena salito al soglio pontificio. Nel 1673, fu inviato da Cosimo IIII a Vienna presso l’imperatore Leopoldo per congratularsi per le sue nozze con Claudia Felice di Innsbruck. Per i suoi meriti Francesco ottenne varie nomine: cavallerizzo maggiore (1677), consigliere di Stato (1688) e infine maggiordomo maggiore (1693), titolo che conservò fino alla morte. Dovettero favorire tali nomine i notevoli prestiti di denaro che Francesco, e prima di lui Gabriello, fecero al granduca. Nonostante ciò, entrò in contrasto con il gran principe Ferdinando e per tale motivo, quando andò a Roma in vista del Giubileo del 1700, vi rimase fino al 1706. Nel 1669 Francesco sposò Cassandra Capponi, figlia unigenita del marchese Vincenzo, che concesse una dote di 25.000 ducati. Grazie a tali nozze tanto prestigiose, nel 1688 Francesco ereditò la prestigiosa collezione del suocero, comprendente importanti dipinti e una vasta biblioteca con circa 5.200 opere a stampa e 249 manoscritti. Intanto alla morte dello zio Gabriello (1679), Francesco era divenuto l’erede universale e unico delle proprietà e dei beni di famiglia. Nel 1687 Francesco ottenne dal granduca Cosimo III una dispensa motuproprio che svincolava i beni ereditati da Riccardo Romolo (1558-1612) dalla residenza di Gualfonda per trasferirli in Palazzo Medici, dove risiedeva. Continuò i lavori di trasformazione, decorazione e arredo della dimora in via Larga, già avviati dallo zio Gabriello. A Francesco si devono i fastosi ambienti di gusto barocco della galleria al primo piano e della sala di lettura della Biblioteca, entrambe affrescate da Luca Giordano. Nel cortile fece allestire una sorta di museo di antichità all’aperto, con i reperti inseriti entro cartelloni e incorniciature su disegno di Giovan Battista Foggini. A quest’ultimo, dal 1685 a servizio dei Riccardi per un decennio, Francesco affidò l’adeguamento dell’intero palazzo, con la trasformazione dei locali antichi e la costruzione di quelli nuovi, avvalendosi della collaborazione di numerosissimi artefici esecutori dei suoi progetti. Nell’ambito di questa imponente impresa, Francesco affidò incarichi anche a Giovan Francesco Andreozzi, Anton Domenico Gabbiani e Giuseppe Nicola Nasini. Con Francesco la vita in Palazzo Medici raggiunse uno sfarzo e un lusso inauditi. Ne erano chiara manifestazione le feste e i ricevimenti sempre più frequenti, a cui partecipava la corte medicea e l’aristocrazia fiorentina. Appassionato collezionista, Francesco ampliò notevolmente le raccolte di famiglia. Particolarmente interessato al restauro di reperti antichi, comprò numerosi pezzi durante il suo soggiorno a Roma nel 1699-1706. Acquistò numerose stampe che in parte espose in cornice. Bibliofilo insaziabile, costruì l’elegante libreria che caratterizza l’attuale sala di lettura della Biblioteca Riccardiana. Vestibolo della libreria era la galleria al primo piano, dove entro i sontuosi armadi fece collocare gran parte della sua variegata collezione di medaglie, bronzi, monete, avori e altre meraviglie e curiosità. Lo stile di vita principesco era sostenuto da un reddito altrettanto in crescita fino agli anni Novanta. Ma dall’inizio del nuovo secolo le entrate cominciarono a diminuire e alla morte di Francesco (1719) risultavano quasi un terzo delle uscite. Fatto testamento nel 1715, Francesco riuscì a vedere il compimento dei lavori in Palazzo Medici. Morì nel febbraio del 1719. Suo erede fu il figlio Cosimo (1671-1751) che nel 1692 aveva sposato Giulia Spada-Veralli.
- W.E.K. Middleton, Marchese Francesco Riccardi and Alessandro Segni in England in 1668-69. Segni’s Diary, in “Studi secenteschi”, 21, 1980, pp. 187-279.
- S. Castelli, “Due sfondi dipinti a fresco”: il marchese Francesco Riccardi e la committenza a Giuseppe Nicola e Tommaso Nasini, in “Tra sapienza e bellezza. Dieci anni di restauri nelle sale monumentali della Biblioteca Riccardiana”, a cura di G. Lanzi, Firenze, Edizioni Polistampa, 2013, pp. 49-63.
- M.J. Minicucci, Il marchese Francesco Riccardi. Studi giovanili, esperienze di viaggio, attività diplomatica del fondatore della Biblioteca Riccardiana, Firenze, Leo S. Olschki, 1985.