Giovan Battista Foggini
?, 1652 - ?, 1725
Attività:
scultore e architetto
Nato nel 1652, Giovan Battista Foggini avviò la propria formazione precocemente seguendo gli insegnamenti dei pittori Jacopo Giorgi e Vincenzo Dandini e dello scultore Ludovico Salvetti. Determinante fu il discepolato presso lo zio Jacopo Maria Foggini, il più importante scultore in legno nella Firenze della seconda metà del Seicento.
Lo zio di Giovan Battista mostrò le prime prove del suo protetto allo scienziato Vincenzo Viviani che a sua volta introdusse il giovane al cospetto del granduca Ferdinando II de’ Medici. Foggini fu così assunto a corte con uno stipendio mensile.
Il nuovo granduca, Cosimo III, succeduto al padre nel 1670, dimostrò apprezzamento e predilezione nei confronti del Foggini, favorendone il successo nella carriera artistica e il prestigio sociale. Nel 1673 mandò il giovane artista, insieme ad Anton Domenico Gabbiani, Atanasio Bimbacci e Carlo Marcellini, a Roma a studiare presso l’Accademia fondata dallo stesso granduca in palazzo Madama e posta sotto la guida del pittore Ciro Ferri e dello scultore Ercole Ferrata.
Tornato a Firenze dopo tre anni a contatto con lo stimolante ambiente della città pontificia, Foggini si dimostrò un felice interprete della lezione del barocco romano, con opere che manifestavano un linguaggio nuovo, dinamico, vitale e sensibile, sulla scena artistica fiorentina. Investito da numerose commissioni, sotto la protezione della famiglia granducale, prese in affitto la Loggia Rucellai che fece tamponare per porvi la sede della propria bottega. La prima importante occasione per dar conto dell’esperienza acquisita a Roma fu la commissione da parte della famiglia Corsini di opere scultoree per la cappella che dal 1675 si andava approntando nella chiesa di Santa Maria del Carmine in onore di Sant’Andrea Corsini, canonizzato nel 1629. L’artista realizzò tre grandi pale marmoree, raffiguranti la Gloria di Sant’Andrea Corsini (1677-1679), la Battaglia di Anghiari (1684-1689), l’Apparizione della Madonna a Sant’Andrea Corsini durante la messa (1694-1701), che sono il suo capolavoro.
Nel 1684 Foggini risulta iscritto nell’Accademia delle Arti del Disegno. Nel 1687 venne nominato “primo scultore” della corte granducale. Gli venne quindi assegnata l’abitazione in Borgo Pinti con annessa la fonderia, che già era stata di Giambologna e poi di Pietro Tacca.
Intanto, alla morte di Pier Maria Baldi (1685), Foggini gli subentrò nella direzione dei lavori in Palazzo Medici Riccardi. Progettò lo scalone d’onore che dal cortile porta al primo piano, eseguendo un modellino (1686). Nel 1689 portò a termine il prolungamento della facciata verso nord su via Larga (via Cavour) in continuità con la parte michelozziana. Ideò la galleria al primo piano (sala di Luca Giordano) e la biblioteca attigua (Biblioteca Riccardiana). Avvalendosi di una eccellente equipe di decoratori (fra cui Giovan Battista Ciceri e Francesco Andreozzi), disegnò gli stucchi e gli ornati di tale galleria, della loggia sul giardino e di alcune sale al primo piano, nonché il panneggio con putti nel cortile di Michelozzo, (1690-1692), seguendone poi la realizzazione
Artista versatile, capace di piegare la propria capacità inventiva in svariate tecniche, collaborò con argentieri fonditori e stuccatori. Nel 1678 realizzò il disegno per il ciborio argenteo destinato alla cappella del Sacramento nel duomo di Pisa. Fra il 1680 e il 1683 approntò i modelli per il paliotto argenteo della Santissima Annunziata, realizzato poi a sbalzo da Arrigo Brunich. Nel 1685-1686 lavorò alle sculture e ai rilievi per la chiesa dei Santi Michele e Gaetano, per la quale dal 1693 lavorarono anche i suoi allievi quali Giuseppe Piamontini, Giovan Camillo Cateni, Giovacchino Fortini, Giovanni Baratta. Nel 1689 disegnò il basamento con i rilievi in bronzo per la tomba di San Francesco Saverio e ne diresse la realizzazione da parte delle manifatture granducali. L’opera, fra le più celebrate a quei tempi, rimase esposta a San Lorenzo per due anni e poi venne inviata alla chiesa di Bon Jesus di Goa nelle Indie, dove si trova tuttora. Foggini inoltre realizzò vari ritratti in busto di membri della famiglia granducale. Fece anche numerosi bronzetti, alcuni dei quali commissionati da Anna Maria Luisa de’ Medici, l’Elettrice Palatina. Fornì anche vari disegni per incisioni. In generale Foggini praticò tutte le principali arti e tecniche artistiche, tranne la pittura, sempre eccellendo per felicità di invenzione e formulando un linguaggio che divenne l’espressione più alta del granducato di Cosimo III e in generale degli ultimi Medici.
Progettò la cappella Feroni nella Santissima Annunziata (1691-1693) e Palazzo Viviani della Robbia all’angolo fra via della Spada e via Tornabuoni. Trasformò villa Corsini a Castello.
Nel 1694 venne nominato “architetto primario della Casa Serenissima”, assumendo di conseguenza anche l’incarico di dirigere i lavori nella Real Cappella e della Galleria dei Lavori, ovvero l’insieme della manifatture granducali che diresse per tutta la vita. Al Foggini si devono i disegni di numerosi manufatti di squisita fattura, realizzati con materiali di grande pregio dalla Galleria dei Lavori, come reliquiari, arredi, orologi, cornici, cassette, in cui l’artista dimostrava una inventiva inesauribile. Fra gli altri, si ricordano lo Stipo dell’Elettore Palatino (Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti) e l’inginocchiatoio di Anna Maria Luisa de’ Medici (Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina e Appartamenti Reali).
Come architetto, per volere di Cosimo III e del granprincipe Ferdinando lavorò alla ristrutturazione di varie chiese e sedi di congregazione religiose, facendo largo uso dello stucco bianco nelle decorazioni: Sant’Ambrogio, San Jacopo sopr’Arno, San Giorgio alla Costa, San Francesco de’ Macci, pieve di San Cresci in Valcava, San Bartolomeo al Buonsollazzo, Santo Stefano dei Cavalieri a Pisa, Santa Maria degli Angeli di Sala a Pistoia). Progettò numerosi edifici a Livorno (in gran parte distrutti nell’ultima guerra) nell’ambito dell’importante rinnovamento della città fra Sei e Settecento.
Morì nell’aprile del 1725 e venne sepolto in Santa Maria del Carmine. La sua eredità artistica e la sua lezione passò ai figli Giulio e Vincenzo, anch’essi scultori, e ai numerosi discepoli e collaboratori, fra cui Ferdinando Fuga, Filippo della Valle, Balthasar Permoser e Giovanni Baratta.
- R. Spinelli, Giovan Battista Foggini : quotarchitetto primario della Casa Serenissimaquot dei Medici (1652-1725), con fotografie di P. Bacherini, Firenze, Edifir, 2003.