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Alcova di Cassandra Capponi

Autore:
Periodo:

1688-1691


Committente / Collezionista:
Luogo:

Palazzo Medici Riccardi, Museo, pianterreno, attuale bookshop


M. 9,42×5,72

Su disegno di Giovan Battista Foggini
realizzata da Giovan Battista Ciceri, Marco Andrea Ciceri, Agnolo Tortoli e Domenico Gori

A pianterreno, fra l’ingresso principale di Palazzo Medici Riccardi (via Cavour 1) e quello secondario (attuale ingresso del Museo) seguono in successione quattro ambienti che alla fine del Seicento ospitavano l’appartamento estivo di Cassandra Capponi, moglie del marchese Francesco Riccardi. Il vano era l’alcova della marchesa realizzata su disegno di Giovan Battista Foggini. Essa presenta significative testimonianze dello sfarzo originario.
Il frontespizio dell’alcova vera e propria è sorretto da due colonne di marmo rosso di Francia, proveniente dalla Linguadoca, con capitelli e basi di marmo giallo di Siena. Alle colonne corrispondono due lesene sulla parete di fondo e due su quelle laterali. Il frontespizio, con ornamentazioni in stucco, è coronato da un frontone classicheggiante; al centro, campeggia lo stemma Riccardi con la chiave al centro, sormontato dalla corona marchionale e circondato da un intreccio di girali d’acanto; ai lati due fauni (oppure un fauno e un satiro, come ritiene De Juliis 1992) sostengono un festone “alla robbiana”, con frutti e foglie. Il soffitto dell’alcova è in legno intagliato e dorato, tripartito: al centro il trigramma di Cristo (IHS) e ai lati girali di acanto.
Il pavimento dell’alcova comprende alcune formelle a intarsi geometrici di marmo bianco di Carrara e marmo verde antico, probabilmente alcune del XII secolo provenienti dal Battistero fiorentino e altre del XV secolo trasferite dalla scarsella della cappella dei Magi al piano superiore. Le formelle sono quadrangolari al centro e a fasce ai lati, unite fra loro da bordi di scaglia rossa umbra, rispecchiando così la forma dei pannelli lignei nel soffitto sovrastante. Il pavimento davanti all’alcova (in parte perduto) è realizzato invece a stucchino.
La volta della camera è ornata al centro da un rosone a forma polilobata con girali di foglie d’acanto, rami incrociati di quercia e di vischio, riccioli, conchiglie, in stucco bianco e oro su fondo dorato e puntinato. I peducci riprendono motivi dell’ornamentazione del soffitto. La finestra cinquecentesca è sormontata da un frontone centinato con cartiglio al centro.
L’alcova intende da un lato emulare il fasto di certi ambienti granducali a Palazzo Pitti, come fanno intuire per esempio le affinità fra i due fauni reggifestone e quelli in stucco realizzati da Pietro da Cortona nella sala di Apollo, ma anche il frontespizio dell’alcova del Granprincipe Ferdinando, entrambi al piano nobile della reggia.
Nello stesso tempo l’originale pavimento che reca incastonate formelle a intarsi marmorei di epoca romanica e rinascimentale è in linea con altre scelte operate durante la ristrutturazione del palazzo, come l’ampliamento della facciata in un continuum con quella quattrocentesca. In tal modo i Riccardi intendevano rispettare e anzi valorizzare il palazzo mediceo, la sua storia e le sue testimonianze artistiche, affinché esso accrescesse il prestigio sociale dei nuovi proprietari.

Uno di questi ambienti venne ricavato dalla chiusura del portale secondario del palazzo mediceo con una finestra ‘inginocchiata’ ideata da Michelangelo nel 1517. Il vano infatti è ricordato nell’inventario mediceo del 1531 “camera nuova terrena”.
Alla fine del Seicento Francesco Riccardi affidò il vano all’inventiva e alle cure di Giovan Battista Foggini, affinché l’ornasse adeguatamente per trasformarlo in una lussuosa alcova al centro dell’appartamento estivo della consorte Cassandra Capponi.

I lavori iniziarono nel 1688 e si conclusero nel 1691. Come per altri interventi in corso nel palazzo diretti dal Foggini, lo scalpellino Agnolo Tortoli portò avanti le opere murarie, Giovan Battista Ciceri plasmò gli stucchi su disegno del Foggini stesso e Domenico di Giuliano Gori stese le dorature sia nelle ornamentazioni a stucco sia nei rivestimenti lignei.
La stanza dell’alcova è adiacente alla cappellina con La nascita di Maria con i santi Francesco e Antonio affrescata nel 1696 da Francesco Sacconi, già impegnato a realizzare le cornici ornamentali nelle volte dipinte da Giuseppe e Tommaso Nasini al piano superiore. Modesto decoratore il Sacconi negli stessi anni affrescò anche nella Villa di Castelpulci di proprietà degli stessi Riccardi e nel ‘camerino segreto’ dell’alcova del Gran Principe Ferdinando.

  • G. De Juliis, Pietà storica e fasto barocco nell’alcova di Cassandra Capponi, in “Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz”, XXXVI, 1992, n. 1/2, pp. 203-226.

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