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Gabriello di Cosimo Riccardi

Estremi biografici:

1705 - 1798


Attività:

Canonico, collezionista


Nato nel 1705, Gabriello (o Gabbriello) era figlio terzogenito di Cosimo Riccardi (1671-1751) e Giulia Spada Veralli. Suoi fratelli erano Francesco Maria (1697-1758), Vincenzo (1704-1752) e Bernardino (1708-1776).
Dal 1717 fu mandato a studiare presso il collegio Tolomei di Siena, come i fratelli Vincenzo e Bernardino. Nel 1728 si laureò in diritto civile e canonico a Pisa. Nel 1730, desideroso di prendere la prelatura, raggiunse a Roma il fratello maggiore, monsignore Francesco Maria, prelato della corte pontificia e protonotario apostolico della Propaganda Fides. Nella città papale, Gabriello frequentò biblioteche e musei e si procurò codici ed edizioni rare. Tornato a Firenze si dedicò allo studio del greco e della teologia. Nel 1734 Gabriello prese i voti rinunciando così ai diritti della seconda primogenitura a favore di Bernardino. L’anno seguente il granduca Gian Gastone gli concesse il canonicato della Metropolitana fiorentina, di recente rimasto vacante. Ricoprì poi la carica di suddecano per tutta la sua vita.
Il marchese Cosimo assegnò a Gabriello, suo figlio, una volta divenuto canonico, una sistemazione riservata e indipendente nel palazzo di via Larga: un appartamento situato nell’ultimo dei mezzanini. Fra le varie stanze esso comprendeva un’alcova, uno spogliatoio, una cappella, una sagrestia.
Gabriello frequentava i circoli culturali fiorentini e partecipava attivamente alla vita intellettuale della città. Nel palazzo in via Larga organizzava riunioni e dibattiti invitando eruditi, studiosi e persone di cultura. Nel 1726 fu eletto accademico della Crusca e come tale assunse le cariche di consigliere e arciconsolo. Nel 1732 venne nominato reggente dell’Accademia degli Apatisti. Inoltre fu governatore della Buca di Sant’Antonio, pia confraternita con sede in via dei Pilastri. Il 14 maggio del 1759 infine fu eletto a socio dell’Accademia della Colombaria.
Gabriello fu un insaziabile collezionista e soprattutto bibliofilo, artefice delle ultime rilevanti acquisizioni della famiglia Riccardi. Fin da ragazzo manifestò una particolare predilezione per i libri, che acquistava insieme a strumenti scientifici annotandone scrupolosamente le acquisizioni. Alla biblioteca di famiglia aggiunse una propria libreria personale allestita nei “camerini” del suo appartamento, il quarto e il quinto contigui all’alcova e affacciati rispettivamente sul cortile di via Ginori e su quello delle Colonne. Tale libreria privata comprendeva oltre 1800 manoscritti di varia provenienza, oltre a libri a stampa e lettere di uomini illustri. Gabriello cercò di riunire nella propria raccolta le collezioni librarie dei parenti. Dal 1752 comprò ripetutamente i volumi appartenenti all’eredità del fratello Vincenzo. Non solo collezionava volumi e manoscritti dotandoli di legature omogenee fra loro, ma pure li leggeva, li studiava, li annotava e su alcuni di essi elaborava dissertazioni e discorsi pronunciati presso i circoli culturali e le accademie che frequentava. Suoi temi preferiti erano la storia della chiesa e gli autori dei primi tre secoli. Inoltre Gabriello prestava libri e manoscritti a parenti, amici e a studiosi che accoglieva nella propria residenza. Suoi fidati collaboratori furono Stefano Sferra, Giovanni Lami, Pier Lorenzo Del Signore e dal 1770 l’abate Francesco Fontani.
Dopo avere acquistato nel 1783 dai fratelli Luigi e Piero Alessandro Ginori un appartamento attiguo alla dimora di via Larga, Gabriello fece ampliare i locali della Biblioteca Riccardiana, facendo costruire le attuali sale di esposizione e di direzione. Nel 1787 fece trasferire nei nuovi ambienti i volumi della sua biblioteca personale con alcuni scaffali, avvalendosi della sovrintendenza dell’abate Fontani. Nel 1794 acquistò dal nipote Giuseppe, figlio di Vincenzo, la biblioteca di famiglia costituendo così una raccolta omnicomprensiva, fra le più importanti a Firenze. Fu probabilmente ancora Gabriello a far decorare la stanza al secondo piano del palazzo che oggi ospita lo studio del prefetto, con finti stucchi di soggetto allegorico, ornamentazioni ‘alla pompeiana’ e vedute architettoniche: si tratta della più importante opera pittorica di tardo Settecento realizzata in Palazzo Medici Riccardi.
Fin dal 1741, dopo il ritiro del marchese Cosimo, suo padre, Gabriello con i fratelli Vincenzo e Bernardino gestì il patrimonio familiare, ormai afflitto da un bilancio disastroso. Alla morte del padre, nel 1752 Vincenzo, Bernardino e Gabriello divisero i beni fidecommissari, dopo avere imposto tale scelta al fratello Francesco Maria, residente a Roma. Morto nello stesso anno il fratello Vincenzo, Gabriello e Bernardino divennero tutori dei nipoti, che disponevano della maggior parte del patrimonio di famiglia. Nei decenni successivi Gabriello però andò disinteressandosi sempre più della direzione degli affari e dell’amministrazione di famiglia, concentrando le proprie energie sui suoi interessi collezionistici.
Nel suo testamento del 14 luglio del 1794 Gabriello dette disposizioni per l’apertura al pubblico della biblioteca e del museo. Morì nel 1798 a 93 anni. Nella lunga vita, la sua attività di bibliofilo aveva segnato in maniera determinante la storia della Biblioteca Riccardiana per tutto il Settecento.