Vincenzo Riccardi
? - 1752
Attività:
gentiluomo maggiore, guardaroba maggiore
Figlio secondogenito di Cosimo (1671-1751) e Giulia Spada Veralli, Vincenzo assunse il ruolo di guida della famiglia, dal momento che nel 1728 il fratello maggiore Francesco Maria (1697-1758) rinunciò ai propri privilegi di primogenito per intraprendere la carriera ecclesiastica, divenendo poi Protonotario Apostolico residente stabilmente a Roma.
Come i fratelli studiò presso il collegio Tolomei di Siena. Completò la propria formazione di impronta aristocratica con un viaggio per l’Europa, con soste presso le principali capitali.
Presso la corte granducale Vincenzo ottenne cariche già ricoperte dal padre Cosimo: gentiluomo maggiore e guardaroba maggiore. Inoltre divenne cavaliere di Santo Stefano (30 settembre 1722), senatore e sovrintendente generale dello Scrittoio delle Reali Possessioni. Nel 1728, come gentiluomo di camera, fu inviato in Inghilterra a rendere omaggio a Giorgio II Augusto di Hannover, appena sceso al trono.
Nel 1733 sposò Maddalena di Carlo Gerini.
Nel 1741, l’anziano marchese Cosimo passò ai figli che risiedevano a Firenze, Vincenzo, Gabriello e Bernardino, la gestione del patrimonio ormai afflitto da un bilancio disastroso. Negli anni Quaranta Vincenzo, per parte sua, cercò di accrescere le entrate di famiglia tentando nuovi investimenti, che peraltro si rivelarono poco proficui. Infatti partecipò all’affitto delle fattorie medicee di Casabianca, Collesalvetti, Vecchiano, Campiglia, Empoli e di quelle delle Cascine dell’Isola e di Poggio Imperiale. Inoltre aderì, sia pur per breve tempo, alla società del romano Ottavio Cataldi e all’Impresa Generale dei Lotti di Toscana diretta da Francesco Gilles.
Come i fratelli Bernardino e Gabriello, Vincenzo fu un appassionato collezionista, accrescendo le raccolte sia della pinacoteca che della biblioteca, con l’acquisto di dipinti, manoscritti, volumi a stampa. Nel 1741 donò trentatré manoscritti alla biblioteca di famiglia. Fu molto interessato a pubblicazioni di antiquaria, con una particolare predilezione per i repertori illustrati. Nella residenza di via Larga, svolse attività di antiquario, vendendo e comprando quadri, gemme e anticaglie. Fra i quadri, apprezzò particolarmente la pittura di veduta, interesse condiviso con i Gerini, la famiglia della moglie. Con il gioielliere Liborio Caglieri, Vincenzo aprì un negozio di gioielleria sul Ponte Vecchio.
Alla morte del marchese Cosimo nel 1751, Vincenzo, Bernardino e Gabriello decisero di dividere i beni fidecommissari, imponendo tale scelta al fratello Francesco restio ad andare contro la volontà paterna e a interrompere una ormai lunga prassi famigliare. La divisione venne compiuta nel 1752. Nello stesso anno Vincenzo morì lasciando quattro figli maschi, dei quali sopravvisse oltre la giovinezza solo Giuseppe (1744-1798), erede unico dei beni paterni dopo la precoce scomparsa dei fratelli. Infatti Cosimino morì a diciotto anni, a pochi giorni dal padre; Francesco, avviato alla carriera ecclesiastica, scomparve a ventidue anni nel 1764; Carlo, ciambellano e consigliere di Stato, morì a ventisette anni il 5 aprile 1766.