Riccardo Romolo Riccardi
? - 1612
Attività:
Uomo d'affari, banchiere
Figlio terzogenito di Giovanni e fratello di Francesco (1552-1611) e Bernardo (1554-1595), Riccardo fu allievo di Pietro Vettori presso l’università di Pisa. Si dedicò allo studio del greco e del latino e amò comporre versi divenendo col tempo un poeta apprezzato. Ebbe relazioni con importanti letterati quali Giovan Battista Adriani, Vincenzo Borghini, Benedetto Varchi.
Fu un abile uomo d’affari e banchiere. Con il fratello Francesco, accrebbe il patrimonio di famiglia e riuscì a intessere influenti relazioni con l’aristocrazia fiorentina, creando i presupposti della fortuna famigliare e della sua rapida ascesa sociale. Alla fine del Cinquecento i due fratelli Riccardi erano ben introdotto presso la corte dei Medici in una posizione di considerazione e prestigio crescenti.
Nell’agosto del 1590, durante una terribile carestia che stava piegando lo stato toscano, Ferdinando I incaricò Riccardo di recarsi con Neri Giraldi a Danzica e a Lubecca per acquistare grano e altri approvvigionamenti. La missione segnò il successo personale di Riccardo, il quale mandò a Livorno insieme alle navi granducali un vascello ricolmo di grano acquistato a proprie spese, da distribuire ai poveri. Sovrintendente della distribuzione del pane agli indigenti era il fratello Francesco.
Da allora Riccardo venne incaricato dal granduca di svolgere importanti missioni diplomatiche. Nel 1592 con una delegazione nominata da Ferdinando I, accompagnò Giovanni de’ Medici a Roma per rendere omaggio a Clemente VIII Aldobrandini, appena salito al soglio pontificio. Nel 1596 fu nominato sovrintendente delle Zecche di Firenze e Pisa. Nel frattempo i Riccardi, tramite il loro banco, tenevano importanti relazioni finanziarie con la famiglia Medici e influenti personaggi della corte.
Nel 1596 i due fratelli comprarono il palazzo in via Maggio, dove aveva abitato Bianca Cappello. Il 4 agosto 1598 Riccardo acquistò il Casino di Gualfonda (l’edificio oggi affacciato su via Valfonda), presto divenuto celebre a Firenze per il fastoso palazzo, il grande giardino e i numerosi poderi. Nell’ottobre del 1600 nella residenza di Gualfonda, Riccardo tenne una memorabile festa in onore di Maria de’ Medici sposa di Enrico IV di Borbone. Per l’occasione compose canzoni e ballate. Il 17 luglio era stato nominato tra gli Accademici della Crusca.
Riccardo fu il primo insigne collezionista di famiglia, spinto al contempo da curiosità capricciose e interessi culturali. Appassionato bibliofilo costituì il primo nucleo della Biblioteca Riccardiana. Sin da giovanissimo si appassionò alle anticaglie, acquistate perlopiù a Roma e a Venezia. La raccolta comprendeva pietre dure, gemme, marmi (specie statue e busti), iscrizioni, bronzi, avori. Pezzi d’eccezione erano il sigillo d’Augusto e la Tavola Canusina (Firenze, Museo Archeologico Nazionale, gemme inv. n. 15954 e Bronzi inv. n. 1651). Fra i dipinti c’erano opere di riferite a Raffaello, Perin del Vaga e Tiziano e ad artisti del primo Cinquecento toscano, quali Andrea del Sarto, Pontormo, Rosso Fiorentino, Bronzino, Salviati. Facevano inoltre parte della collezione vari stipi e oggetti d’arte indiani. Nel giardino di Valfonda si trovava infine un orto botanico.
Per tramandare l’alto prestigio sociale e per evitare la dispersione del patrimonio, nel 1611 dopo la morte del fratello Francesco, Riccardo fece testamento dando così precise indicazioni ai nipoti Cosimo e Gabbriello, suoi eredi allora minorenni, e ai loro tutori riguardanti l’eredità, ma anche il comportamento, la condotta di vita, gli investimenti finanziari, l’aspetto esteriore (ASF, Archivio Galli-Tassi 1323). Con tale atto, istituiva un fedecommesso comune, che comprendeva la casa e la maggior parte della proprietà fondiaria, e due maggioraschi. Inoltre, vincolò le proprie raccolte e tutte le “cose mobili pretiose e ragguardevoli” al palazzo di famiglia in via Valfonda.
Riccardo, che non si era mai sposato e non aveva avuto figli, morì il 25 gennaio 1612. Venne sepolto nella cappella di famiglia in San Pancrazio. I suoi beni furono registrati nell’inventario redatto l’8 dicembre dello stesso anno (ASF, Fondo Riccardi 258).