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Gabbriello di Francesco Riccardi

Estremi biografici:

Firenze 1606-1675


Attività:

Marchese di Chianni, ambasciatore granducale, collezionista


Figlio secondogenito di Francesco Riccardi (1552-1611), nacque dalla seconda moglie, Costanza Valori. Fu il nipote prediletto dello zio Riccardo Romolo (1558-1612). Ereditò con il fratello Cosimo (1601-1649) i beni del padre e dello zio, mentre erano ancora bambini. I giovanissimi Riccardi furono affidati alla tutela della madre Costanza, di Guglielmo Del Bene direttore del banco di Pisa, e di Giovanni Taddei del banco di Firenze. Ancor giovani i due fratelli Riccardi avevano stretti rapporti con la corte granducale. Al seguito del cardinale Carlo de’ Medici lo accompagnarono nel 1623 a Roma e fra l’ottobre del 1625 e l’aprile del 1626 in un altro viaggio a Roma e a Napoli. Nel 1628 seguirono il granduca Ferdinando II de’ Medici in Germania. Il 16 aprile del 1629 insieme al fratello, Gabriello venne insignito da Ferdinando II de’ Medici del titolo nobiliare di marchese di Chianni, una località vicino a Pisa, con la concessione del relativo feudo dietro il pagamento di una ingente somma. A tale tenuta si aggiunsero poi quelle adiacenti di Montevaso e Mela. Un’ulteriore spesa di 563 scudi permise ai due Riccardi di ottenere il 20 novembre del 1644 anche il marchesato di Rivalto, ancora nel contado di Pisa. Nel 1634 Gabriello sposò Francesca Calderini, che portò una dote di 35.000 scudi, una delle più alte nella Firenze del Seicento. La coppia ebbe solo due figlie, probabilmente entrambe morte ancora piccole. Francesca morì nel 1654. Mentre il fratello Cosimo si distinse nella carriera militare, Gabriello si dedicò alla diplomazia e alla politica: come ambasciatore granducale fu residente presso la corte spagnola a Madrid dal 1637 al 1640 e presso quella pontificia a Roma dal 1645 al 1658. Tali incarichi comportarono un notevole aggravio delle spese familiari. Gabriello superò le difficoltà finanziarie degli anni Trenta e Quaranta, diminuendo l’impegno nell’attività commerciale per concentrare gli investimenti nella proprietà fondiaria. Nello stesso tempo cercò di affermarsi sempre più nella gerarchia sociale e nell’ambito della corte medicea. Rientrato definitivamente a Firenze, nel 1659 Gabriello venne nominato maggiordomo maggiore, carica che lo poneva in una posizione di particolare prestigio e distinzione presso la corte granducale. Inoltre entrò a parte del Consiglio di Stato, l’organo supremo e di governo e vi rimase in maniera continuativa per tutta la sua vita. Il 28 marzo del 1659, Gabriello acquistò Palazzo Medici in via Larga per 40.000 scudi dal granduca Ferdinando II, il quale concedeva così un ulteriore riconoscimento al suo funzionario più importante e meritevole. Subito Gabriello avviò i lavori di risanamento, trasformazione e ampliamento dell’edificio, incaricando prima lo scultore Ferdinando Tacca e poi l’architetto granducale Pier Maria Baldi. La nuova dimora doveva essere espressione manifesta del prestigioso status nobiliare ormai raggiunto. Gabriello arricchì la collezione dello zio Riccardo Romolo, in particolare con opere di artisti contemporanei (ASF, Fondo Riccardi 264, 267). Conobbe Galileo Galilei e l’appoggiò durante il processo (1633). Dopo la morte del fratello Cosimo nel 1649, Gabriello si occupò della direzione degli affari di famiglia e dell’educazione del nipote Francesco (1648-1719), rimasto orfano di padre a pochi mesi, avviandolo alla carriera diplomatica e designandolo suo erede. Gabriello morì il 30 novembre del 1675.

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