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Battaglia di San Romano: disarcionamento di Bernardino della Carda (o Carda), capitano delle truppe senesi

Autore:
Periodo:

1438 ca.


Luogo:

Firenze, Galleria degli Uffizi


Inventario:

Inv. 1890 n. 479


Link:

Gallerie degli Uffizi

Tavola, cm. 188 x 327.

Firmato “PAULI UGIELLI OPUS”, in basso a sinistra.

I tre pannelli risultano tagliati ai margini con aggiunte agli angoli superiori. Il formato originario delle tavole, ora rettangolari, doveva essere a lunetta.

Il dipinto degli Uffizi raffigura il secondo dei tre episodi della Battaglia di San Romano dipinti da Paolo Uccello su tre pannelli, oggi divisi fra la National Gallery di Londra, il museo fiorentino e il Louvre di Parigi. Lo scontro si svolse il 1° giugno 1432 a San Romano, appunto, nei pressi di Montopoli Val d’Arno (Pisa). In quella occasione si affrontarono le milizie guidate da Niccolò Mauruzi da Tolentino al soldo di Firenze come capitano generale, e le truppe senesi, capitanate da Bernardino della Ciarda e alleate di Filippo Maria Visconti, duca di Milano. Nel pannello di Londra, Niccolò da Tolentino sul suo cavallo bianco lancia le truppe fiorentine all’attacco, verso destra. Il capitano di ventura, giunto in Valdelsa e appostato nei pressi della torre di San Romano, assale di sorpresa le milizie senesi e filovisconteee, mentre queste erano impegnate a cingere d’assedio Montopoli. Così, grazie alla prontezza della sua decisione, Niccolò riesce a contrastare i nemici, nonostante questi fossero superiori di numero. Nella scena degli Uffizi, l’esercito fiorentino riesce a disarcionare da cavallo il capitano delle truppe nemiche, Bernardino Ubaldini della Ciarda, già capitano dei fiorentini passato al servizio di Siena. L’evento, che sembra non sia mai avvenuto, segna l’acme dell’intera serie dipinta, diretta conseguenza del terzo episodio. Infatti nel dipinto del Louvre, Micheletto Attendolo da Cotignola giunge in aiuto di Niccolò da Tolentino e dei fiorentini con un’altra guarnigione di soldati, provenendo dalla parte opposta, da sinistra. La scena fa riferimento al momento in cui le truppe di Niccolò da Tolentino cominciavano a cedere di fronte alle folte schiere dei filoviscontei. L’arrivo di Micheletto Attendolo, a capo di un altro manipolo di soldati di là dall’Arno, è il colpo di scena che, all’imbrunire, portò alla vittoria dei fiorentini, anche se con molte perdite. La temporanea vittoria di Firenze di fatto non fu certo determinante per la chiusura dello scontro contro Milano e Siena che si protrasse nel tempo. Risollevò però le schiere fiorentine prostrate dal perdurare della difficile e costosa guerra di Lucca. Nei dipinti di Paolo Uccello armi e armature presentano i colori delle milizie contrapposte: rosso e argento quelle di Firenze, nero e argento quelle di Siena.

Firenze, Casa di Lionardo Bartolini Salimbeni di Corso degli Strozzi; Villa Bartolini Salimbeni di Santa Maria a Quinto (1483); Casa di Damiano Bartolini Salimbeni di Corso degli Strozzi; dal 1484 in Palazzo Medici, “camera grande terrena” detta “di Lorenzo”. Guardaroba Medicea (dopo il 1659); Galleria degli Uffizi (dal 1787). Il dipinto è il pannello centrale della serie di dei tre episodi della Battaglia di San Romano raffigurati da Paolo Uccello in tre pannelli distinti, oggi divisi fra il Louvre, gli Uffizi e la National Gallery di Londra. Registrati nella “camera grande terrena” di Palazzo Medici dall’inventario dei beni di Lorenzo il Magnifico del 1492 (1512), i tre dipinti sono sempre stati considerati il frutto di una commissione di Cosimo il Vecchio, destinati originariamente ad essere ubicati nella “casa vecchia” di famiglia, nel caso in cui l’opera venisse datata negli anni Trenta, o nel nuovo palazzo, se veniva ammessa la datazione tarda sulla soglia degli anni Cinquanta. Una importante scoperta documentaria ha rimesso del tutto in discussione le proposte della bibliografia precedente apportando notizie nuove e certe sull’origine del trittico, che non deriva da una commissione medicea, anche se risulta nelle collezioni di via Larga almeno sin dal 1492 (Caglioti 2000, 2001, 2005). Paolo Uccello dipinse i tre pannelli per la casa di Lionardo Bartolini Salimbeni (1404-1479) a Firenze, all’angolo occidentale fra via Porta Rossa e l’antico Corso degli Strozzi, oggi via Monalda. Lionardo fu aperto sostenitore della politica di Cosimo il Vecchio in merito alla guerra di Lucca contro Filippo Maria Visconti duca di Milano e i suoi alleati (Siena, Lucca, Genova e Impero), guerra difficile ed estenuante di cui la battaglia di San Romano rappresentò un successo per Firenze, sia pur fugace e momentaneo (si veda, sopra, Descrizione). Paolo Uccello dipinse la Battaglia di San Romano probabilmente intorno al 1438, quando Lionardo Bartolini Salimbeni, committente dell’opera, sposò in seconde nozze Maddalena di Giovanni Baroncelli. In vista di tale gioioso evento, secondo tradizione, il Bartolini fece lavori di ristrutturazione o quantomeno di riallestimento della propria dimora, facendo approntare nuovi arredi e apparti decorativi. Poco prima di tale data, nel frattempo si erano verificati eventi che potevano suggerire a Lionardo un rinnovato interesse per il tema della battaglia di San Romano, avvenuta sei anni prima (1° giugno 1432): Cosimo il Vecchio era rientrato dall’esilio trovando la piena affermazione politica (1434); era morto Niccolò da Tolentino (1435), che nella guerra di Lucca era stato assunto dalla Balìa alla guida delle schiere fiorentine, dietro la presentazione del Medici, ed era considerato il principale artefice della vittoria di San Romano; infine, era in corso la seconda campagna della guerra di Lucca (1437-1438). Del resto dal punto di vista stilistico, la Battaglia di San Romano risulta accostabile con il Monumento a Giovanni Acuto dipinto da Paolo Uccello in Duomo nel 1436. Una volta morto Lionardo (1479), i sei figli divenuti eredi avviarono complesse pratiche per la divisione del patrimonio e chiamarono Lorenzo il Magnifico a farsi il principale arbitro della complessa operazione. Dal momento che la casa cittadina passò in eredità a Cosimo e Bartolomeo di Lionardo, i fratelli minori di questi, Damiano e Andrea, che erano divenuti possessori delle tre tavole di Paolo Uccello le trasferirono nella villa di campagna, immobile che secondo la divisione patrimoniale a loro spettava in comproprietà, così come la serie dipinta (per ovvi motivi, indivisibile). Villa Bartolini Salimbeni, già comprata da Lionardo fra il 1446 e il 1451, si trovava a Santa Maria a Quinto, nel contado fiorentino a nord-ovest della città. Durante le pratiche di divisione, Lorenzo il Magnifico ebbe modo di manifestare il proprio interesse, assai risoluto, per le tre tavole di Paolo Uccello ormai appartenenti a Damiano e Andrea di Lionardo. Così il Medici riuscì ad ottenere in dono il pannello e mezzo spettante ad Andrea, che per vari anni fu agente del banco Medici a Milano. Damiano per parte sua, non cedette la propria parte di proprietà nonostante le pressioni del fratello e del Magnifico. Anzi, temendo probabilmente furti e ritorsioni, fece trasferire la triade dipinta nella propria residenza di città in corso degli Strozzi (l’area delle case Bartolini Salimbeni corrispondeva agli attuali immobili di via Monalda con i numeri rossi dall’1 al 13 o al 15). Tali trasferimenti fra le residenze Bartolini Salimbeni potrebbero aver necessitato già alcuni degli aggiustamenti dei supporti lignei che oggi si notano. Al Magnifico non rimase altro che agire con la forza, approfittando del proprio potere: nel 1484, Lorenzo inviò infatti un gruppo di operai di Palazzo della Signoria guidati dal Francione per prelevare i tre pannelli della Battaglia di San Romano e trasferirli nel palazzo in via Larga. I dipinti di Paolo Uccello, che sono registrati nel 1480 e nel 1483 fra i beni di Damiano e Andrea in comproprietà, non compaiono nel documento del 1487 che stipula la divisione definitiva della proprietà dei due fratelli Bartolini. Così le tre tavole entrarono in Palazzo Medici, inserite nelle lunette della “camera grande terrena” detta “di Lorenzo”, attorniate da un insieme composito di capolavori, descritti poi nell’inventario dei beni del Magnifico del 1492. Il Medici aveva così acquisito un’opera di eccezionale levatura artistica, ma nel contempo una nobile testimonianza della politica vincente di Cosimo il Vecchio, suo nonno. Probabilmente proprio in tale occasione, le tre tavole – in origine sagomate a lunetta – furono adattate al formato rettangolare e allo spazio di parete che dovevano colmare, con notevoli decurtazioni e integrazioni. Infatti, i pannelli dotati di cornici quadrangolari vennero poste fra i peducci delle lunette in alto e la spalliera lignea che in basso rivestiva le pareti della camera. I dipinti di Paolo Uccello furono così allineati alla serie, già presente, di tre tele di analogo formato, andate perdute ma ricordate dalle fonti: una Battaglia di Leoni e di draghi e un Mito di Paride dello stesso Paolo Uccello e una Caccia del Pesellino. Morto Andrea Bartolini Salimbeni nel settembre del 1494 e cacciati da Firenze i Medici nel novembre del medesimo anno, il 30 luglio del 1495 Damiano fratello di Andrea presentò una petizione per recuperare i tre dipinti della Battaglia di San Romano ai sindaci incaricati dalla neonata Repubblica di regolare le insolvenze dei Medici. Damiano però non ottenne alcuna soddisfazione (Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, I, 4; pubbl. in: Le collezioni medicee del 1495… 1999, pp. 55-56; Caglioti 2000, pp. 266-267). Nell’inventario di Palazzo Medici del 1598, i tre pannelli lignei di Paolo Uccello risultano trasferiti al piano superiore appesi alla parete del primo salone vicino al vestibolo della cappella (Horne 1901). Dopo la vendita di Palazzo Medici ai Riccardi, le tavola con la Battaglia di San Romano passarono nella Guardaroba Medicea dove rimasero fino al 1787. Dopo un restauro di Carlo Magni, solo il pannello centrale fu sposto nella Galleria degli Uffizi, dove ancora si trova. Gli altri tornarono nella Guardaroba, finché furono alienati pervenendo poi alle attuali sedi rispettivamente a Londra e a Parigi (Meloni 1975).

  • S. Meloni, Vicende ignorate della ‘Battaglia di San Romano’, in “Paragone”, XXVI, 1975, n. 309, pp. 108-111.

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