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Desco da parto

Autore:
Periodo:

1449


Committente / Collezionista:
Luogo:

New York, Metropolitan Museum


Inventario:

Firenze, Archivio di Stato (ASF), Mediceo Avanti Principato, 165, Libro d’Inventario dei beni di Lorenzo il Magnifico, 1492, copia del 1512, c. 14 ( vedi: Archivio / Documenti)


Tavola, diam. cm. 92 (parte dipinta: diam. cm. 62,3).

Trionfo della Fama (davanti); Stemmi Medici e Tornabuoni e impresa Medici (retro)

L’oggetto, si presenta come una sorta di vassoio circolare dipinto su due lati (di cui il retro molto consunto), è un desco da parto ancora con la sua cornice originale.
Sul davanti il dipinto raffigura il Trionfo della Fama la cui iconografia si ispira ai Trionfi (1356-1374) di Petrarca e alla Amorosa visione (1342) di Boccaccio. La personificazione della Fama è una bionda fanciulla con un’aureola poligonale (attributo proprio delle Virtù e delle entità astratte), una candida veste all’antica, grandi ali aperte con i tre colori propri delle insegne dei Medici (oro, rosso e blu). Essa tiene in mano da una parte una spada e dall’altra un Cupido dorato. Si erge contro il cielo stando in piedi suuna sfera baccellata con alcuni oculi da cui fuoriescono le chiarine (attributo consueto della Fama). La sfera poggia su un imponente piedistallo, costituito da un grande piatto, sostenuto da alcune volute che a loro volta poggiano su una base piramidale.
Intorno al piedistallo, molti cavalieri in eleganti armature rendono omaggio alla Fama e alcuni alzano la mano giurando fedeltà.
Alle spalle della Fama il paesaggio degrada propsetticamente fino all’orizzonte in una limpida luce mattutina, che svela ogni minimo dettaglio. Si susseguono prati, strade sinuose, borghi fortificati, fiumi e mare, chiusi fra picchi scheggiati e colline che fanno da quinte teatrali.
In primo piano chiazze d’erba scura risaltano sul terreno chiaro e nitido come pietra. Qui si trovano tre cani, uno bianco, uno fulvo e uno nero, che sembrano richiamare le tonalità di colore delle ali della Fama e quelle della serie delle tre piume che corrono lungo la cornice, richiamando un’impresa particolarmente cara ai Medici (cfr. la scheda: Stemma Medici).
Il retro, su cui poggiava il desco sopra un piano d’appoggio, è molto consunto. In alto, si trovano gli stemmi Tornabuoni e Medici. Al centro molto grande campeggia l’impresa dell’anello con il cartiglio recante la scritta “semper” e le tre piume colorate infilate.

Firenze, Palazzo Medici (doc. 1492). Alexis FranÇois de Artaud de Montor (1801 ca.); Thomas Jefferson Bryan (1851); New York, Historical Society (1867); Metropolitan Museum.(1995).
L’opera, con ripetuti richiami alle insegne medicee, è il desco da parto dipinto con il Trionfo della Fama ricordato in Palazzo Medici nella camera di Lorenzo il Magnifico dall’inventario stilato alla sua morte (1492). La presenza sul retro degli stemmi Tornabuoni e Medici fa ben comprendere che il vassoio è stato realizzato nel 1449 in occasione della nascita dello stesso Lorenzo, primogenito di Lucrezia e Piero.
Per la prima volta Roberto Longhi (1926) riferì i dipinti del desco al cosiddetto Maestro del Cassone Adimari, pittore oggi identificato con Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia. Dunque l’opera del Metropolitan Museum è oggi generalmente assegnata allo Sheggia e considerata il suo capolavoro (per la fortuna critica e le attribuzioni precedenti — a Giotto, Piero della Francesca, Alesso Baldovinetti, Domenico Veneziano — cfr.:Le tems revient… 1992; Cavazzini 1999).
Il Magnifico, che custodì gelosamente nelle proprie stanze il desco offerto alla madre Lucrezia in occasione della sua nascita, chiese allo Scheggia di realizzare una spalliera dipinta (andata perduta) raffigurante la giostra del 1469 vinta proprio da Lorenzo.
Dopo la testimonianza riportata dall’inventario del 1492, non si hanno notizie documentarie certe sul desco da parto fino all’Ottocento. Fu probabilmente comprato a Firenze prima del 1801 da Alexis François de Artaud de Montor (1772-1849), la cui collezione venne messa in vendita a Parigi nel 1851. In tale occasione venne acquistato daThomas Jefferson Bryan che nel 1867 lo donò alla Historical Society di New York. Nel 1995 è entrato nel Metropolitan Museum.