Domenico Veneziano detto, Domenico di Bartolomeo
Venezia, circa 1410 - Firenze, 1461
Attività:
Pittore
Domenico di Bartolomeo è stato sempre soprannominato “Veneziano” dalla sua città natale, Venezia. Non si hanno notizie sulla sua formazione, che probabilmente avvenne a Firenze. Qui potrebbe essere giunto giovanissimo al seguito di Gentile da Fabriano o comunque entrando nella bottega fiorentina di questi intorno al 1423, assimilando uno stile con accenti cortesi e fiamminghi. Probabilmente andò con Gentile a Roma nel 1426, entrando in contatto con Pisanello e con i fiorentini presenti nell’Urbe: Masaccio, Paolo Uccello e Masolino. Forse intervenne come aiuto nella Crocifissione affrescata da Masolino in San Clemente. La prima opera nota, firmata, è il tabernacolo a fresco per il canto de’ Carnesecchi a Firenze (oggi conservato alla National Gallery di Londra). E’ databile fra il 1432, anno in cui dovette lasciare Roma insieme a Masolino e Pisanello, e il 1437, quando è documentato a Perugia. Qui nell’aprile del 1438 affrescò una camera, ora distrutta, per la famiglia Baglioni. Vasari (1568) ricorda che a Firenze apprese la pittura ad olio da Andrea del Castagno. Dall’arte miniatoria e dall’Angelico derivò una gamma cromatica brillante e luminosa, da Brunelleschi e Masaccio una salda impaginazione prospettica, da Luca della Robbia un plasticismo elegante e dolce. Il 1° aprile del 1438 da Perugia scrisse una lettera a Piero de’ Medici a Ferrara, presentandosi come un giovane desideroso di dar prova di sé di fronte a un grande mecenate. Domenico dimostra di conoscere bene il panorama artistico fiorentino, in cui a suo parere emergono le personalità di Filippo Lippi e dell’Angelico. Dopo tale lettera l’artista ottenne commissioni fiorentine prestigiose. Proprio per Piero de’ Medici dipinse il tondo con l’Adorazione dei Magi (Berlino, Gemäldegalerie) databile nel 1438-41, documentato in Palazzo Medici nell’inventario del 1492 sia pure con l’attribuzione al Pesello. L’opera gli valse probabilmente la commissione degli affreschi (perduti) nel coro di Sant’Egidio raffiguranti le Storie della Vergine, il ciclo pittorico più importante dopo quella di Masaccio nella cappella Brancacci al Carmine. Nell’impresa Domenico si avvalse della collaborazione del giovane Piero della Francesca dipingendo fra l’11 maggio e il settembre del 1439 l’Incontro di Gioacchino e Anna. Nel 1445 ritirò l’anticipo per la scena con il Matrimonio della Vergine terminata poi da Alesso Baldovinetti (1461). Intorno al 1445, per il tramite di Cosimo il Vecchio de’ Medici, Domenico ebbe la commissione della pala per la cappella maggiore di Santa Lucia dei Magnoli, finita nell’estate del 1447. L’opera è oggi smembrata e divisa fra i musei degli Uffizi (la parte centrale), Cambridge, Berlino e Washington. Ancora per i Medici fece i disegni per le vetrate della cappella del Noviziato in Santa Croce, raffiguranti i Santi Cosma e Damiano (1445 circa). Fra il settembre 1447 e il giugno successivo dipinse i cassoni per nozze di Marco Parenti e Caterina Strozzi (perduti). Dal febbraio a luglio del 1450 è documentato ad Arezzo, impegnato a dipingere un gonfalone per la compagnia di Sant’Antonio Abate. Entro l’agosto del 1454 eseguì l’affresco con le figure di San Francesco e San Giovanni Battista in origine sull’angolo della distrutta cappella Castellani in Santa Croce. Nello stesso anno è nominato quale giudice con il Lippi e l’Angelico per valutare gli affreschi di Benedetto Bonfigli a Perugia. Lo stesso compito assume tre anni dopo per la Trinità del Pesello a Pistoia. Il 15 maggio 1461 risulta registrato nel libro dei morti nella parrocchia di San Pietro in Gattolino a Firenze. Risulta quindi falsa la notizia riportata dal Vasari (1550, 1568), secondo la quale Domenico sarebbe stato assassinato da Andrea del Castagno, morto nel 1457.
- J.F. Moffitt, Domenico Veneziano’s Saint Lucy Altarpiece: the Case for “Uterine Perspective”, in “Source”, XVI, 1997, n. 4, pp. 14-24.
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- A. De Marchi, Domenico Veneziano, in “Pittura di luce. Giovanni di Francesco e l’arte fiorentina di metà Quattrocento”, catalogo della mostra (Firenze) a cura di L. Bellosi, Milano, Olivetti – Electa, 1990, pp. 65-71.
- H. Wohl, The Paintings of Domenico Veneziano: ca. 1410 – 1461. A Study in Florentine Art of the Early Renaissance, Oxford, Phaidon, 1980.
- F. Ames-Lewis, Domenico Veneziano and the Medici, in “Jahrbuch der Berliner Museen”, N.F. XXI, 1979, pp. 67-90.