Ercole e Anteo
Periodo:
1470 circa
Committente / Collezionista:
Luogo:
Firenze, Galleria degli Uffizi
Inventario:
inv. 1890, n. 1478
Tavoletta, cm. 16 x 9.
La tavoletta rappresenta un’impresa di Ercole, desunta dal mito. L’eroe è riconoscibile per gli attributi della pelle del leone di Nemea (da lui stesso sconfitto) e dalla clava nodosa. Ercole sta stritolando il gigante Anteo, sollevandolo da terra. L’eroe, stringendo le mascelle nello sforzo stringe contro il proprio ventre il nemico, che si divincola urlando. Le figure risaltano imponenti contro un paesaggio inquadrato “a volo d’uccello”. Per l’episodio di Ercole e Anteo, cfr. la Descrizione in scheda sul bronzetto di medesimo soggetto dello stesso Pollaiolo.
Firenze, Palazzo Gondi (almeno dal 1609); Palazzo Pitti, guardaroba; Galleria degli Uffizi (dal 1789); dispersi durante l’ultima guerra (1943); recuperati a Los Angeles (1963); Galleria degli Uffizi (dal 1975). Le tavolette, unanimemente riferite ad Antonio Pollaiolo, sono citate per la prima volta nei documenti nel 1609 in un inventario dei beni di Benedetto di Bartolomeo Gondi nel proprio palazzo fiorentino (Corti 1976). Il manoscritto descrive le tavolette sistemate a dittico entro una unica incorniciatura ‘a libro’ (“con adornamento,a uso di libro che si serra”), ma – vista la datazione tarda – non è detto che quella fosse la sistemazione originaria dei due dipinti, né che casa Gondi sia stata l’ubicazione originaria. Le due tavolette sono certamente in relazione con le grandi tele raffiguranti tre Fatiche d’ Ercole dipinte da Piero del Pollaiolo con la collaborazione del fratello Antonio per la sala grande di Palazzo Medici intorno al 1460, purtroppo andate perdute. E’ comunque parere diffuso che le due tavolette che siano state una sorta di riedizione in scala ridotta di due delle tele nella residenza medicea e che dunque siano posteriori ad esse, databili intorno al 1470. La relazione con il modello in casa Medici, le dimensioni ridotte dei due dipinti e la raffinatezza della pittura – con i caratteri propri della miniatura uniti all’impianto monumentale e all’energia vitale dei corpi – portano i solito a riferirne la commissione a Lorenzo il Magnifico, probabile, ma non certo, promotore anche del bronzetto dello stesso Antonio raffigurante ancora Ercole e Anteo. Le due tavolette erano probabilmente destinate a un ambiente domestico molto come ad esempio uno studiolo. Entrati nella Guardaroba Medicea, le due Fatiche d’Ercole di Antonio del Pollaiolo sono passate nella Galleria degli Uffizi nel 1789.
- F. Caglioti, Donatello e i Medici. Storia del David e della Giuditta, Firenze, Olschki, 2000, 2 voll. (‘Studi / Fondazione Carlo Marchi per la Diffusione della Cultura e del Civismo in Italia’; 14).
- G. Corti, Two early Seventeenth-Century inventories involving Giambologna, in “The Burlington Magazine”, CXVIII, 1976, pp. 629-634.
- A. Galli, I Pollaiolo, Milano, 5 Continents Editions, 2005 (‘Galleria delle Arti’; 7).
- E.J. Olszewski, Framing the moral lesson in Pollaiuolo’s Hercules and Antaeus, in “Wege zum Mythos”, a cura di L. Freedman, Berlin, Mann, 2001 (‘Ikonographische Repertorien zur Rezeption des antiken Mythos in Europa: Beihefte ‘; 3) , pp. 71-87.
- In the light of Apollo. Italian Renaissance and Greece, catalogo della mostra (Athens, National Gallery – Alexandros Soutzos Museum) a cura di M. Gregori, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 2003.
- A. Wright, The myth of Hercules, in “Lorenzo il Magnifico e il suo mondo”, atti del convegno internazionale di studi (Firenze, 9 – 13 giugno 1992) a cura di G.C. Garfagnini, Firenze, Olschki, 1994 (‘Atti di Convegni / Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento <Firenze> ; 19), pp. 323-339.