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Nelle Vite, Giorgio Vasari (1550 e 1568) racconta che Cosimo il Vecchio de’ Medici chiese a Filippo Brunelleschi di fargli un progetto per il proprio palazzo che voleva edificare. Il Brunelleschi presentò un modello, grande e accurato, secondo il quale l’edificio avrebbe dovuto ergersi in piazza San Lorenzo, nell’area dove si trovava l’oratorio trecentesco di San Giovannino (oggi chiesa di San Giovannino degli Scolopi). Il palazzo doveva sorgere isolato, con tre facciate imponenti su altrettanti lati: quella occidentale dirimpetto alla chiesa di San Lorenzo e perfettamente in asse con essa; quella settentrionale affacciata su un’altra piazza da costruire nell’area dove poi sorse l’attuale Palazzo Medici; quella orientale su via degli Spadai (sul tracciato dell’odierna via Martelli, ma ben più stretta). Il progetto non aveva confronti a Firenze, ma quando Cosimo lo vide, lo rifiutò, più per evitare “l’invidia” dei concittadini che per l’ingente “spesa” che un’impresa tanto ambiziosa imponeva. Offeso dalla risposta giunta inaspettata, Brunelleschi ruppe il modello “in mille pezzi”. L’episodio è riportato — sia pur con qualche piccola variante — anche dalle fonti manoscritte consultate dal Vasari, come il Libro di Antonio Billi, ma non è raccontato da Antonio Manetti né nella biografia del Brunelleschi né negli Uomini singholari (1480-1490). Il modello del Brunelleschi è databile non oltre il 1443, quando Cosimo il Vecchio compra gli ultimi immobili per completare la sua proprietà immobiliare nell’area che verrà demolita per costruire il nuovo palazzo. Solo l’anno prima, nel 1442, il Medici aveva ottenuto il patronato della chiesa di San Lorenzo assumendosi l’onere della costruzione. La critica — nel caso (frequente) in cui abbia considerato attendibile il racconto vasariano — ha cercato di approfondire le motivazioni che avrebbero spinto Cosimo al rifiuto. La realizzazione del progetto brunelleschiano imponeva l’acquisto, lo sgombero e la demolizione di un’area doppia di terreno con immobili (quella per la piazza a nord e quella per l’edificio vero e proprio). Nella zona dove era prevista la costruzione dell’edificio,si trovava l’oratorio di San Giovannino, edificio consacrato per la cui proprietà il Medici avrebbe avuto bisogno della dispensa pontificia e la cui demolizione gli sarebbe certo costata l’avversione di molti. Inoltre l’impianto urbanistico, in cui doveva inserirsi l’edificio isolato con tre facciate monumentali, era assai audace: il palazzo avrebbe fronteggiato imponente la chiesa di San Lorenzo e, nel contempo, si sarebbe imposto su entrambe le principali direttrici del gonfalone del Lion d’Oro, da una parte via San Gallo — borgo San Lorenzo e dall’altra via Larga (via Cavour) — via degli Spadai (via Martelli), che parallele giungevano da nord in prossimità di piazza Duomo. Per coloro i quali giungevano da Porta San Gallo verso il centro della città, il palazzo di Cosimo de’ Medici progettato da Brunelleschi sarebbe apparso in stretta relazione con la chiesa del quartiere e con i più importanti edifici religiosi della città, Duomo e Battistero.

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